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La scuola è aperta a tutti

03 agosto 2017 -
La scuola è aperta a tutti

1. La scuola “s’apre” a tutti

Una delle affermazioni costituzionali suscettibili di più interpretazioni è quella contenuta nel 1° comma dell’articolo 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”.

“Scuola” è un nome collettivo che si riferisce a un soggetto collettivo, che interagisce con altri soggetti (quel “tutti” che è complemento di termine). La scuola è aperta a tutti, non a tutto: non può essere mercificata, bistrattata, contesa, fino a essere annientata. Il Costituente ha usato una proposizione breve (la più corta in tutto l’articolato), netta e precisa, senza l’aggiunta di altre condizioni. Sembra un’affermazione apodittica che richiama altre disposizioni costituzionali fondamentali, come “La libertà personale è inviolabile” (articolo 13 comma 1 Cost.).

Scuola che suscita gratitudine in molti, come nelle parole di Claudio Imprudente, giornalista e scrittore “diversabile”: “Guardiamo con occhi di gratitudine anche alla nostra scuola statale che, nonostante le difficoltà economiche, rimane un’eccellenza per l’integrazione degli alunni con disabilità. Specie quando intercetta insegnanti che ben interpretano il loro splendido ma complicato ruolo”.

Scuola che desta tanti interrogativi, come nell’analisi dello psicoanalista Massimo Recalcati[1]: “Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizza, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi o scurrili, la sua nobile tradizione è decaduta senza scampo. È delusa, afflitta, depressa, non riconosciuta, colpevolizzata, ignorata, violentata dai nostri governanti […]. È già morta? È ancora viva? Sopravvive? Serve ancora a qualcosa oppure è destinata a essere un residuo di un tempo ormai esaurito?”.

Scuola che rappresenta la memoria di tutti: “Ricordati che sei polvere: d’accordo. Se però posso scegliere di cosa: non dell’oro, non della conchiglia, ma polvere di gesso di una parola appena cancellata dalla superficie di lavagna. E intorno un’aula di scolari applaude la fine della scuola” (lo scrittore Erri De Luca in “Polvere”). La lavagna tradizionale rappresenta un patrimonio di ricordi per tantissime generazioni: lo stridore del gesso che provocava i brividi ad alcuni, le nuvolette di polvere quando cadeva il cassino (cancellino), la gara dei bambini per cancellare la lavagna o per andare a prendere i gessetti dalla bidella. La LIM (lavagna interattiva multimediale) non dovrebbe sostituire la lavagna tradizionale ma la dovrebbe affiancare. La scuola deve essere multimediale, digitale, tecnologica, “2.0”, “3.0”, ma continuare a essere emozionale. Essa stessa deve essere “lavagna” su cui docenti e discenti devono scrivere e leggere esperienze culturali. Anche questo realizza l’inciso costituzionale: “La scuola è aperta a tutti”.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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