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La sentenza n. 164/2017 della Corte Costituzionale sulla responsabilità civile dei magistrati

14 luglio 2017 -
La sentenza n. 164/2017 della Corte Costituzionale sulla responsabilità civile dei magistrati

Le questioni di legittimità costituzionale

Dopo l’entrata in vigore della Legge 18/2015 che ha modificato la disciplina della responsabilità civile dei magistrati contenuta nella Legge 117/1988 vari tribunali italiani hanno dubitato della legittimità costituzionale di talune norme della novella ed hanno rimesso gli atti alla Consulta per un intervento chiarificatore.

La prima questione, in ordine cronologico, è stata posta dal Tribunale di Treviso con un’ordinanza dell’8 maggio 2015 emessa nell’ambito di un giudizio penale nei confronti di un soggetto imputato di illegale detenzione di un ingente quantitativo di tabacchi lavorati esteri.

Ha affermato quel giudice che il tema essenziale di prova era stabilire se l’imputato fosse consapevole della presenza del tabacco in un magazzino di cui aveva la disponibilità.

La relativa valutazione, in difetto di prove dirette, doveva necessariamente fondarsi su elementi indiziari ed era per ciò stesso particolarmente “difficile e rischiosa”.

Questa situazione era ulteriormente complicata dalle modifiche apportate dalla Legge 18/2015 che, esponendo i magistrati a possibili responsabilità anche per effetto della valutazione di fatti e prove, li privava della necessaria serenità e li spingeva “per forza di cose”  verso la decisione meno rischiosa, ordinariamente coincidente con l’assoluzione dell’accusato.

Il giudice rimettente ha quindi sospettato, anche sulla base di ulteriori corollari, che la complessiva disciplina normativa della responsabilità dei magistrati fosse incostituzionale per violazione degli articoli 3, 25, 101, 104 e 113 della Costituzione.

Pochi giorni dopo, precisamente il 12 maggio 2015, anche il Tribunale di Verona si è inserito nella medesima scia.

Il giudizio a quo nasceva dall’opposizione proposta da una società cooperativa contro un decreto ingiuntivo emesso a favore di un’impresa agricola.

Il rimettente ha ipotizzato, sulla base di una visione affine a quella del Tribunale trevigiano, la possibile violazione degli articoli 3, 24, 25, 81, 101 e 111 della Costituzione.

È seguita l’ordinanza del 6 febbraio 2016 del Tribunale di Catania.

Nel giudizio sottostante si trattava l’opposizione proposta da un datore di lavoro contro l’ordinanza che aveva disposto la reintegrazione di una lavoratrice dopo il  suo licenziamento per giusta causa.

Nell’ordinanza di rimessione si è osservato che, date la delicatezza della controversia e l’asprezza dei toni delle parti in lite, la novella normativa del 2015 avrebbe potuto privare il decidente dell’indispensabile serenità e indurlo a scegliere non la soluzione giudicata più corretta ma quella “meno rischiosa”.

I giudici etnei hanno conclusivamente ipotizzato la violazione degli articoli 3, 24, 28, 101, 111 e 113 della Costituzione.



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