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Il velo islamico e l`obbligo di neutralità dello Stato - Neutralitätsgebot des Staates – Austria e RFT

08 agosto 2017 -
Il velo islamico e l`obbligo di neutralità dello Stato - Neutralitätsgebot des Staates – Austria e RFT

Sommario

I. Obbligo di neutralità e liberà religiosa – Norme interne e norme soprannazionali

II. Divieto di discriminazione

III. Obblighi dello Stato

IV. La giustizia e l’umfassende Neutralitätsgebot

V. Il rifiuto di prestare servizio senza indossare il c.d. Kopftuch

VI. Qualcosa sta muovendosi anche nella RFT

 

I. Obbligo di neutralità e libertà religiosa – Norme interne e norme soprannazionali

Da qualche mese, in Austria, si discute sull’obbligo di neutralità dello Stato e sui limiti del Neutralitätsgebot. Questa discussione ha preso l’avvio quando il governo federale ha presentato un disegno di legge che dovrebbe sancire, tra l’altro, il divieto del velo integrale nei luoghi pubblici.

Una norma del genere, almeno secondo autorevole dottrina, entrerebbe in conflitto con i principi della libertà di religione e di coscienza, sanciti dall’articolo 14 dello StGG (Staatsgrundgesetz del 1867) che garantisce a tutti “die volle Glaubens- und Gewissensfreiheit” e che prevede espressamente (al comma 2) che il “godimento dei diritti civili e politici spetta indipendentemente dal credo religioso, il quale, però, non può influire sui doveri esistenti nei confronti dello Stato”. Inoltre statuisce che nessuno può essere obbligato a prendere parte a una cerimonia religiosa, a meno che non sia soggetto a “potestà’” altrui.

L’articolo 15 StGG prevede che a ogni confessione religiosa è garantito il diritto di praticare  riti religiosi, individualmente e collettivamente, nonché di regolare e amministrare i propri “interna”; alle predette è assicurata la “supervisione” sulle proprie istituzioni, fondazioni e enti di culto, di insegnamento e caritatevoli, che sono però soggetti alle leggi dello Stato, come avviene per tutti gli altri enti.

Anche l’articolo 63, comma 2, del Trattato di S. Germain assicura a tutti gli abitanti della Repubblica d’Austria il diritto di praticare, sia pubblicamente sia in privato, ogni genere (“jede Art”) di religione o di confessione religiosa.

Altra norma in materia – ancora più specifica – è l’articolo 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4.11.1950.

 Va menzionato pure l’articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che indica, accanto alla libertà di coscienza e di religione, anche la Gedankenfreiheit e la libertà di mutare la propria religione o Weltanschauung; si parla in proposito di Weltanschauungsfreiheit che implica che allo Stato non è consentito “eine Weltanschauung indoktrinierend aufzudrängen”.

Le norme ora elencate sanciscono un diritto individuale, come ha statuito la Corte costituzionale austriaca (cfr. VfSlg 1408 e 13.513), un diritto fondamentale. Ciò comporta l’illegittimità di qualsiasi coazione da parte dello Stato “auf religiösen Gebieten” (cfr. VfSlg 800, 1408, 13.513, 19.349 e VwGH (Verwaltungsgrichtshof 5.6.1996)). La “korporative Religionsfreiheit von Kirchen und Religionsgesellschaften” implica che esse possano formarsi liberamente e amministrarsi senza ingerenza da parte della weltlichen Obrigkeit, fatta salva l’osservanza delle norme dettate per tutti gli enti.

A decorrere dal compimento del 14.mo anno di età, a tutti i cittadini austriaci e stranieri è riconosciuto il diritto di scelta della confessione religiosa (lo prevede il § 5 del Gesetz über die religiöse Kindererziehung).

A carico dello Stato vi è una vera e propria Gewährleistungspflicht, un obbligo di consentire, attraverso adeguate misure, a ognuno, di professare il proprio credo religioso (cfr. Corte europea dei diritti dell’uomo – sent. 14.7.1980 e Grande Camera 313/1892). Spetta allo Stato altresí di assicurare tolleranza e pace religiosa.

Per quanto concerne la CEDU, l’articolo 9 di questa Convenzione ha sancito il diritto di ogni persona alla libertà di coscienza, di religione nonché il diritto di manifestare il proprio credo religioso, individualmente e collettivamente, in pubblico e in privato, per mezzo del culto, dell’insegnamento, di pratiche e compimento di riti. Restrizioni a questa libertà possono essere previste soltanto per legge oppure se costituiscono misure necessarie, in uno Stato democratico, per la sicurezza pubblica, la protezione dell’ordine, della salute e della morale pubblica o per la protezione di diritti e di liberta’ altrui.

È stato osservato che il predetto articolo 9 è volto alla tutela non soltanto del c.d. forum internum, ma che nello Schutzbereich di questa garanzia rientra pure il c.d. forum externum, garantendo cosí in particolare pratiche e riti religiosi. Il diritto alla libertà di religione può essere fatto valere, sia da singole persone, sia da confessioni religiose.

L’articolo 14 della suddetta Convenzione vieta che il godimento dei diritti civili e delle libertà riconosciute nella stessa, possa dipendere dalla religione (o confessione) professata, statuendo in tal modo un chiaro divieto di discriminazione.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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