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Adozione internazionale e adozione nazionale in uno Stato straniero

14 settembre 2017 -
Adozione internazionale e adozione nazionale in uno Stato straniero

I.

Il report Istat di fine 2016 ci dice che nel 2015 i matrimoni con coppie miste sono stati il 12,4% delle nozze celebrate. Le recenti ondate migratorie non potranno che aumentare questa tendenza.

Nei prossimi anni saremo quindi costretti a confrontarci sempre più spesso con problemi di diritto internazionale privato anche in tema di adozione. La procedura italiana di adozione internazionale è notoriamente lunga e farraginosa e probabilmente le coppie miste cercheranno di sfruttare la cittadinanza straniera di uno dei due coniugi per intraprendere un’adozione nazionale nello Stato d’origine del coniuge straniero.

Occorre quindi osservare le situazioni concrete e verificare quale delle due procedure, quella italiana di adozione internazionale o quella straniera di adozione nazionale in uno Stato straniero, si applichi a ciascun caso concreto.

 

II.

L’Articolo 36 comma 4 della legge 184/1983 ci dice che “L’adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero a istanza di cittadini italiani, che dimostrino al momento della pronuncia di aver soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia con provvedimento del Tribunale per i Minorenni, purché conforme ai principi della Convenzione” tracciando quindi il campo di applicazione delle due tipologie di adozione: la coppia mista che risieda in Italia deve intraprendere il percorso italiano di adozione, mentre la coppia mista che voglia intraprendere un percorso di adozione nazionale nel Paese di origine del coniuge straniero deve avere avuto residenza continuativa in tale Paese per almeno due anni consecutivi e dimostrare di avervi effettivamente soggiornato.

Per poter accedere ad una procedura di adozione nazionale all’estero occorre quindi non essere iscritti all’anagrafe della popolazione residente di nessun Comune italiano e viceversa risultare residenti all’estero da almeno due anni. Anche se non prescritto dalla legge, si consiglia l’iscrizione all’AIRE, Anagrafe degli italiani residenti all’estero. In mancanza di questo requisito, le pratiche di adozione all’estero non potranno essere riconosciute in Italia.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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