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Distribuzione selettiva e divieto di vendere su marketplace di terzi

13 settembre 2017 -

Di Lydia Mendola – Enzo Marasa

Il 26 luglio 2017 l’Avvocato Generale Wahl ha reso le tanto attese conclusioni nel caso C-230/16 Coty Germany GmbH v. Parfumerie Akzente Gmbh (de seguito “Conclusioni” e “Caso Coty”), rispondendo in senso positivo alla seguente domanda: il divieto di vendere i prodotti su piattaforme di e-commerce di terzi (come ad es. Amazon e e-Bay, c.d. marketplace sales ban) imposto dal produttore ai propri distributori autorizzati in un sistema di distribuzione selettiva è di per sé compatibile con il divieto di accordi restrittivi della concorrenza? Come anticipato, la risposta dell’Avvocato Generale è positiva. Si attende ora di sapere se la Corte di Giustizie della UE (o “CGUE”) condividerà, o meno, la soluzione proposta dall’Avvocato Generale.

Il caso Coty nasce da una controversia sorta davanti ad un giudice tedesco tra un fornitore di prodotti cosmetici di lusso (Coty Germany) e uno dei suoi distributori autorizzati in Germania (Akzante): quest’ultimo era stato escluso dalla rete selettiva di Coty a causa della vendita dei prodotti cosmetici su Amazon.de, in violazione del divieto imposto dal contratto di distribuzione che ne regolava la circolazione. Il giudice nazionale di primo grado (il Landgericht Frnakfurt am Main) aveva ritenuto il divieto di vendere su Amazon contrario all’articolo 101 TFUE sulla base del precedente della CGEU nel caso Pierre Fabre (C-439/09) e aveva rigettato la domanda di inibitoria introdotta da Coty contro Akzante. Il giudice d’appello (la Oberlandesgericht Frankfurt am Main) ha invece deciso di rimettere le seguenti questioni pregiudiziali alla CGEU (qui liberamente parafrasate):

1) se un sistema di distribuzione selettiva finalizzato a preservare l’immagine di prestigio e di lusso dei prodotti oggetto dell’accordo di distribuzione sia in sé compatibile con il divieto di accordi restrittivi della concorrenza di cui al par. 1 dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento della UE (o “TFUE”);

2) se un divieto, imposto da un produttore ai propri distributori autorizzati in un sistema di distribuzione selettiva,  di vendere i prodotti su internet tramite piattaforme di e-commerce di terzi distinguibili da quelle del produttore o del distributore autorizzato (c.d. marketplace sales ban) sia compatibile con il divieto di cui all’articolo 101 TFEU, indipendentemente da se i requisiti qualitativi legittimi imposti dal produttore come condizione per aderire alla rete siano rispettati dalla piattaforma terza nel caso specifico;

3) se un tale divieto, applicato aprioristicamente e indipendentemente dalla verifica sul rispetto di determinati criteri qualitativi da parte della piattaforma terza, sia da considerare una restrizione “per oggetto” ai sensi dell’articolo 101 del TFUE o una restrizione “hardcore” ai sensi del Regolamento 330/2010 sull’esenzione in blocco di determinati accordi verticali.

Le conclusioni preliminari dell’AG in merito alle predette questioni sembrano essere ispirate al buon senso, oltre che alla rigorosa applicazione della normativa e giurisprudenza vigente sul punto.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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