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Il regime di incompatibilità dei docenti universitari: lacune e incongruenze della normativa vigente

31 ottobre 2017 -
Il regime di incompatibilità dei docenti universitari: lacune e incongruenze della normativa vigente

Indice:                                                                    

1. Inquadramento normativo

2. La partecipazione dei docenti a tempo pieno nei Consigli di Amministrazione

3. La giurisprudenza della Corte dei conti in materia di incompatibilità dei professori a tempo pieno

4. L’Autorità Nazionale Anticorruzione e la possibile sussistenza di cause di incompatibilità dei docenti universitari

5. Conclusioni

 

1. Inquadramento normativo

La disciplina relativa alle attività extraistituzionali e alle incompatibilità dei pubblici dipendenti, con specifico riferimento ai docenti universitari a tempo pieno, è regolata dalle disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 56 a 65, della Legge 662/96, dall’articolo 53 del D. Lgs. n. 165/01, nonché, da ultimo, dall’articolo 6, commi 9, 10 e 12, della Legge 240/2010 (cd “legge Gelmini”).

In particolare, l’articolo 1, comma 60, della legge 662/96, per i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale con prestazione lavorativa superiore al 50% di quella a tempo pieno, stabilisce il divieto di “svolgere qualsiasi altra attività di lavoro subordinato o autonomo tranne che la legge o altra fonte normativa ne prevedano l’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza e l’autorizzazione sia concessa”.

In proposito, l’articolo 53 (Incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi) del d. lgs. 165/2001 prevede che:

- possano essere conferiti incarichi in casi disciplinati dalla legge o da altre fonti normative, ovvero che i dipendenti pubblici e dunque gli stessi docenti, possano svolgere incarichi laddove autorizzati dall’Amministrazione di appartenenza (comma 2);

- l’autorizzazione in questione, che deve essere richiesta all’Amministrazione di appartenenza del dipendente dai soggetti pubblici o privati che intendono conferire l’incarico o richiesta dal dipendente interessato stesso, è attribuita secondo “criteri oggettivi e predeterminati, che tengano conto della specifica professionalità, tali da escludere casi di incompatibilità, sia di diritto che di fatto, nell’interesse del buon andamento della pubblica amministrazione o situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi, che pregiudichino l’esercizio imparziale delle funzioni attribuite al dipendente” (comma 5);

- è prevista la previa autorizzazione per tutti gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri d’ufficio, per i quali è previsto sotto qualsiasi forma un compenso, fatta eccezione per i seguenti incarichi retribuiti (comma 6):

a) collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili;

b) utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali;

c) partecipazione a convegni e seminari;

d) incarichi per i quali è corrisposto solo il rimborso delle spese documentate;

e) incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo;

f) incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o in aspettativa non retribuita;

f-bis) attività di formazione diretta ai dipendenti della pubblica amministrazione nonché di docenza e di ricerca scientifica

- “I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall’amministrazione di appartenenza. Con riferimento ai professori universitari a tempo pieno, gli statuti o i regolamenti degli atenei disciplinano i criteri e le procedure per il rilascio dell’autorizzazione nei casi previsti dal presente decreto” (comma 7).

Fino all’entrata in vigore della legge n. 240/2010 la normativa generale, facendo riferimento a tutti i dipendenti pubblici, ha riservato ai docenti universitari un regime speciale, operando un rinvio a statuti e regolamenti di ateneo.

La “riforma Gelmini”, introdotta dalla legge 22 dicembre 2010 n. 240, è intervenuta nel predetto quadro normativo con specifiche previsioni concernenti l’ambito universitario e ha in gran parte innovato il regime delle incompatibilità dei professori e dei ricercatori universitari sia a tempo pieno che a tempo definito, liberalizzando alcune attività prima soggette ad autorizzazione e sottoponendo all’autorizzazione del Rettore altre tipologie di attività, in riferimento all’assenza di conflitto di interessi con l’Università di appartenenza nonché a condizione che le attività medesime non vadano a detrimento delle attività didattiche, scientifiche e gestionali affidate ai richiedenti. Allo stato, pertanto, in assenza di una nuova, completa e più recente legislazione sulla materia, la stessa legge n. 240/2010 può essere considerata la normativa di riferimento in materia.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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