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Si fa presto a dire Brand

24 ottobre 2017 -
Si fa presto a dire Brand

Ci sono parole che hanno destini beffardi. Sono ampiamente diffuse, anche fuori dal contesto tecnico nel quale sono nate, ma al contempo descriverne il significato è impresa ardua, forse perché con l’andare del tempo acquisiscono accezioni plurime che ne dilatano i confini. In un certo senso possiamo dire che è il loro bello. Brand è una di queste ed è sufficiente leggere la definizione on line del vocabolario Treccani per rendersi conto che il vestito non le è stato tagliato bene addosso: le va e forse le andrà sempre un po’ stretto.

A distanza di sei anni dalla sua prima pubblicazione per Filodiritto Editore, dal titolo Guida alle garanzie sui diritti di proprietà industriale e intellettuale – tra le poche opere in Italia che si siano occupate dell’argomento da più punti di vista – il Professor Cesare Galli onora la nostra casa editrice con una nuova opera, questa volta dedicata, appunto, al tema del Brand. Lo fa nel solco dell’interdisciplinarietà, che, se è un tratto distintivo di molti industrialisti, ritengo sia per il Professor Galli una vocazione coltivata con curiosità e, soprattutto, quel che è più raro, profondità di analisi, come si evince peraltro chiaramente scorrendo i programmi del convegno che ogni anno organizza con successo all’Università di Parma (appuntamento fisso – davvero unico in Italia – per un’ampia platea di imprenditori, professionisti e consulenti).

Con l’intento di conferire all’opera il taglio della guida pratica interdisciplinare, il Professore ha riunito attorno a sé due Autrici, l’Avvocato Daniela Mainini e la Dottoressa Deborah Zani, la cui esperienza, competenza e chiarezza di esposizione consente di dare significato al Brand, uscendo  dalla vana ricerca di nozioni astratte per entrare nel regno del vissuto quotidiano, professionale ed aziendale.

Che il concetto e, forse più appropriato, il fenomeno del Brand oggi stia permeando prepotentemente aree e settori impensabili, emerge dalla classifica Nation Branding 2017, elaborata da Brand Finance®, nella quale al Brand Italia – nonostante il peggio che i mass media ci invitano a pensare – è attribuito il valore di circa 2 miliardi di dollari, con crescita del 34%.

Già, l’Italia. Il Made in Italy, l’eccellenza italiana, la manifattura di precisione, l’artigianalità, la moda, i top brand italiani, la cucina mediterranea, la nostra arte, l’eleganza, la sprezzatura (di cui si leggerà nel testo): ha ancora senso parlarne nel mondo globalizzato? oppure si tratta di sempre più patetici cedimenti all’autoreferenzialità?

Articolo pubblicato in: Diritto industriale


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n.7770 - ISSN 2239-7752

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