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Cinematografia e rappresentazione di un’opera in pubblico

22 novembre 2017 -

di Beatrice Giubilei

 

La sentenza del Tribunale di Roma, n. 14272 del 2016, merita di essere segnalata, giacché ha inquadrato alcuni operatori del mondo cinematografico in maniera del tutto peculiare.

La controversia prende origine dalla registrazione dell’opera “La Mandragola” da parte di una serie di celebri artisti teatrali. Tale registrazione, effettuata con il solo scopo di rendere omaggio al noto attore Mario Scaccia, recentemente scomparso, era stata svolta in presa diretta nel borgo medioevale di Farfa e, successivamente, messa in commercio, a partire dal 2009, su supporto DVD.

La vicenda vede interessati diversi soggetti tra cui, oltre gli AIE (autori, interpreti ed esecutori), il sig. Sala, che viene identificato nella sentenza come autore (in qualità di direttore artistico, essendo stato prodotto agli atti il DVD dove lo stesso è indicato come regista) e produttore dell’opera stessa, e l’editore Persiani, che ha provveduto alla distribuzione del DVD contenente la registrazione. Questi ultimi nel 2009 sottoscrivevano un contratto di edizione con il quale il Sala dichiarava di essere titolare di tutti i diritti ceduti all’editore Persiani, facendosi garante del pacifico godimento dei diritti stessi a favore del cessionario.

Ciò che rileva, ma sul punto si ritornerà a breve, è che dal testo della sentenza emerge chiaramente che gli AIE non avevano sottoscritto alcun contratto regolante la loro prestazione e tanto meno il conferimento del loro consenso.

Andando per ordine, la sentenza risulta interessante per diverse peculiari qualificazioni, non presenti nel testo della legge n. 633/1941 (legge sul diritto d’autore, LDA), tra cui, innanzitutto, quella della c.d. “registrazione della rappresentazione”, la quale deve essere intesa, a tutti gli effetti, un’opera cinematografica quale “prodotto di spettacolo che adotta la tecnica dell’immagine in movimento capace di realizzare una realtà virtuale” (riprendo quanto affermato già affermato dalla Corte di Cassazione nella decisione n. 13398/1999).

Fin qui, nulla quaestio, dal momento che la decisione si limita a ricalcare il solco già tracciato dalle magistrature superiori.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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