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Stalking - Beharrliche Verfolgung

<£1>§ 107a StGB - Codice penale austriaco<£/> 03 dicembre 2017 -
Stalking - Beharrliche Verfolgung

Indice

I. Premessa

II. Il § 107 a StGB quale strafbare Handlung gegen die Freiheit

III. Critiche 

IV. Beharrliche Verfolgung e i §§ 21, comma 2. e 16, comma 2 del SPG

V. Gli elementi oggettivi del reato p. e p. dal § 107 a StGB

VI. Dolo e Rechtfertigungsgründe

VII. Concorso con altri reati 

VIII. Considerazioni sull’entità della pena edittale

IX. Diversion e aggravanti

X. Dati statistici

XI. Il § 238 dello StGB della RFT

XII. La soluzione adottata dal legislatore svizzero 

XIII. Gli articoli 612 bis del codice penale e 282 bis e ter del codice di procedura penale

 

I. Premessa

Il reato beharrlicher Verfolgung” è stato introdotto nello StGB nel 2006. Il bene giuridico che il legislatore si è proposto di tutelare, è la libertà di condurre la propria vita nell’ambiente che si è prescelto, mantenendo le proprie abitudini. Si è inteso a sanzionare condotte atte a costringere le vittime di questo reato, a modificare, involontariamente e in modo rilevante, le abitudini di vita e il proprio stile di vita, qualora le azioni del soggetto attivo del reato siano “unzumutbar”, ma non talmente gravi da configurare gli estremi della violenza privata o della minaccia grave.

L’espressione stalking”, che impropriamente, ma comunemente, è usata per indicare il reato p. e p. dal § 107 a StGB, deriva dall’inglese. Con la parola “stalker”, in Scozia, s’indica colui che, in occasione di una battuta di caccia, ha il “compito” di stanare e di inseguire la selvaggina, affinché possa essere abbattuta da altri cacciatori. In senso traslato, la parola “to stalk” è venuta ad assumere il significato di “perseguire”, in tedesco “verfolgen”.

Condotte che integrano beharrliche Verfolgung influiscono in modo notevole sia sulla libertà di una persona che sulla sicurezza e dignità della medesima.

Se libertà, sicurezza e dignità (quest’ultima appartiene sempre e soltanto a un individuo), non sono salvaguardate dai poteri dello Stato, ciò contribuisce alla delegittimazione dell’ordinamento democratico, a minare la fiducia nelle istituzioni democratiche. I cittadini si sentono abbandonati, perdono la fiducia nel futuro e si crea un distacco tra istituzioni e “gente comune”, nella quale si diffonde l’idea che l’establishment protegge soltanto se stesso. Una democrazia si regge sul principio di affidamento, sulla presunzione che l’apparenza corrisponda alla realtà. Se lo Stato non è (più) in grado di garantire libertà, sicurezza e dignità’, si diffonde l’idea che il “mondo” non è governato, ne’ dalla giustizia, ne’ dalla moralità, ma soltanto dalla forza.

Libertà, sicurezza e dignità, sono tutelati, oltre che da norme interne degli ordinamenti dei singoli Stati, anche da norme soprannazionali.

Per quanto riguarda queste ultime, va menzionato anzitutto l’articolo 2 della CEDU. L’articolo 5 della citata Convenzione tutela il diritto alla vita e alla sicurezza, mentre l’articolo 8 garantisce i cittadini degli Stati firmatari della CEDU, non soltanto da “interventi” da parte di organi statali, dato che lo Schutzbereich (l’ambito di garanzia) di questa norma si estende pure ai rapporti tra privati.

Non va poi dimenticata la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. La dignità della persona è definita “inviolabile” dall’articolo 1, che precisa anche che la stessa deve essere rispettata e tutelata. L’articolo 2 garantisce il diritto alla vita e il successivo articolo 3, il diritto all’incolumità personale. Del diritto alla libertà e alla sicurezza, si “occupa” l’articolo 6; l’articolo 7 garantisce la libertà alla vita privata della persona.

Per quanto concerne l’ordinamento interno austriaco, va rilevato che l’articolo 1, comma 4, del Personenfreiheitsgesetz menziona il rispetto della dignità della persona e la Corte costituzionale (ved. VfSlg 13.635/1993) ha sentenziato che la dignità della persona è un criterio generale di valutazione per l’intera Rechtsordnung. In senso analogo ha deciso pure la Corte di Cassazione, l’OGH, con pronunzia dd. 14.4.94, 10 0b 501/94. La Menschenwürde deve essere salvaguardata quale “unantastbarer Kernbereich” dell’ordinamento.

 

II. Il § 107 a StGB quale strafbare Handlung gegen die Freiheit

Il delitto previsto dal § 107 a StGB costituisce una strafbare Handlung gegen die Freiheit ed è un reato di azione e non di evento; è altresì un reato permanente (Dauerdelikt) in quanto la fattispecie presuppone che i comportamenti del soggetto attivo del reato si protraggano per un apprezzabile periodo di tempo. Ne consegue che una serie di Verfolgungshandlungen configurano un reato unico, qualora tra le singole azioni non sia trascorso un rilevante periodo di tempo.

Soggetto passivo del reato di cui al § 107 a StGB, può essere una persona che abbia un minimo di libertà di organizzare la propria condotta di vita.

Per quanto concerne gli elementi oggettivi del reato de quo, va menzionato anzitutto il c.d. beharrliche Verfolgen. Il legislatore, al comma 2 del citato paragrafo, ne definisce, esso stesso, il concetto nel senso che pone in essere tale condotta, chiunque, per un apprezzabile periodo di tempo, continua nel perseverare in uno o in più comportamenti indicati ai nn. 1-4 del comma 2 del § 107 a StGB, di modo che il soggetto passivo del reato subisca restrizioni involontarie nella propria condotta di vita (Lebensführung). Criterio decisivo (ved. OGH (Suprema Corte) RS 0130054) per valutare, se vi sia stata o meno beharrliche Verfolgung, è la Belastung des Opfers, vale a dire, l’entità e l’intensità degli “inconvenienti” derivanti dalle azioni dello “stalker”, inconvenienti che dipendono, oltre che dal tipo e dalla gravità delle azioni, anche dal loro numero, dalla durata, dal tempo intercorrente tra le singole azioni. Ai fini di una corretta valutazione, occorre una Gesamtbetrachtung di tutti i parametri ora indicati. L’elenco di cui ai nn. 1-4, è tassativo.

 



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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