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Il risarcimento del danno nei confronti della P.A.

La responsabilità della pubblica amministrazione 28 dicembre 2017 -
Il risarcimento del danno nei confronti della P.A.

Il tema della responsabilità della pubblica amministrazione è sempre stato oggetto di un vivace dibattito sia all’interno della dottrina che della giurisprudenza, in considerazione delle notevoli implicazioni che esso comporta sotto il profilo risarcitorio. Oggi, la maggior parte delle questioni problematiche sono state risolte dal legislatore, attraverso le novità introdotte con il codice del processo amministrativo. Si tratta di una questione particolarmente rilevante se si pone l’attenzione al diritto fondamentale alla difesa garantito dall’art 24 della Costituzione che afferma che tutti hanno il diritto di agire in giudizio per la difesa, non solo dei propri diritti, ma anche degli interessi legittimi.

Ciò nonostante, fino alla storica sentenza numero 500 del 1999 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, all’interno del nostro ordinamento vigeva  il “dogma dell’irrisarcibilità degli interessi legittimi”. In altri termini, l’eventuale lesione cagionata ad un privato da un provvedimento della pubblica amministrazione che agiva in veste autoritativa (e non quindi iure privatorum) non attribuiva al primo il diritto ad ottenere alcun tipo di risarcimento. A tale conclusione si giungeva sulla base di due ordini di argomentazioni.

In primo luogo, si applicava un’interpretazione restrittiva dell’articolo 2043 del codice civile, a norma del quale “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che l’ha commesso a risarcirlo”.

Secondo l’interpretazione giurisprudenziale allora dominante, non poteva considerarsi "ingiusto" il danno derivante dalla lesione di un interesse legittimo: ne conseguiva che la pretesa risarcitoria del privato sarebbe stata giustificata soltanto laddove ad essere incisa fosse una situazione qualificabile come diritto soggettivo. Situazione difficilmente configurabile in presenza di un danno derivante da un provvedimento amministrativo illegittimo.

Per limitare gli effetti negativi di tale interpretazione, una parte della giurisprudenza iniziò a distinguere tra interessi legittimi pretensivi (diretti al conseguimento di uno specifico provvedimento amministrativo e della relativa e connessa utilità sostanziale) ed interessi legittimi oppositivi (volti, cioè, ad impedire provvedimenti amministrativi lesivi delle proprie situazioni soggettive). Mentre per i primi non sarebbe stata possibile alcuna tutela, per la risarcibilità di quelli oppositivi si richiamava la “teoria della degradazione”.

Secondo tale teoria, l’emanazione di un provvedimento amministrativo illegittimo affievoliva (o meglio degradava) la posizione giuridica di diritto soggettivo a interesse legittimo oppositivo; il privato poteva in tal modo ottenere la tutela della propria posizione giuridica ma prima aveva l’onere di adire il G.A., al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento con efficacia ex tunc, con conseguente “riviviscenza” del diritto soggettivo medio tempore affievolito a interesse legittimo; solo successivamente, poteva rivolgersi al G.O. per ottenere il risarcimento del danno subito.

La teoria della degradazione venne fortemente criticata perché non garantiva al privato una tutela adeguata: quest’ultimo avrebbe dovuto adire due giudici diversi, con tutti i pregiudizi che ne conseguivano sotto il profilo dell’allungamento delle tempistiche processuali e della diminuzione delle chances di ottenere il risarcimento.

Tale teoria, che già di per sé incontrava il limite di potersi applicare esclusivamente ai soli interessi oppositivi, non superava comunque la seconda delle argomentazioni poste alla base del dogma dell’irrisarcibilità degli interessi legittimi.

Infatti, pur ammettendo tale risarcibilità in astratto, la giurisprudenza evidenziava come in nessun modo il giudice amministrativo avrebbe avuto in concreto i poteri per garantire il risarcimento richiesto dal privato, in considerazione della natura esclusivamente impugnatoria del giudizio amministrativo.



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