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La consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite nella nuova responsabilità medica

22 dicembre 2017 -
La consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite nella nuova responsabilità medica

Sommario

1. Introduzione

2. Aspetti generali dell’istituto

3. Tecniche e strategie difensive dopo la riforma Gelli-Bianco

4. Considerazioni conclusive.

 

1. Introduzione

Il tema della responsabilità medica è molto ampio nonostante l’attenzione sia stata a lungo rivolta sulla nuova responsabilità penale e civile dell’esercente la professione sanitaria. Uno degli aspetti della riforma Gelli-Bianco che ha conservato delle peculiarità è rappresentato dalla novità introdotta dall’articolo 8 della legge numero 24 dell’8 marzo 2017. A ben vedere, la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite funge d’ausilio al giudice per il compimento di singoli atti, ove è richiesto una particolare qualifica e conoscenza specifica.

In tale prospettiva assume maggiore rilevanza la frase dell’insigne giurista Piero Calamandrei:«Il  C.T.U.  è  l’occhiale   del   giudice,   colui   che   lo   aiuta   a vedere   oltre   le   proprie   conoscenze   personali». Sul punto il pensiero giuridico non può fare altro che ricollegarsi alla riflessione di un secondo celebre studioso: Francesco Carnelutti, il quale si era speso per una recisa separazione dell’istituto della perizia da quello della prova, in modo da riconfigurare in senso soggettivo l’istituto attorno all’ausiliario del giudice, ovvero il consulente tecnico. Ad ogni modo, appare utile sottolineare che la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite (articolo 696 bis del codice di diritto processuale civile) non è l’accertamento tecnico preventivo (articolo 696 del codice di diritto processuale civile), ragion per cui fin da subito occorrerà tenere ben distinti i due istituti nel corso della trattazione del presente contributo.

 

2. Aspetti generali dell’istituto

Tra le novità apportate in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale del personale sanitario si evidenzia sul piano del diritto processuale civile l’opportunità per il danneggiato, in via preliminare, di presentare il ricorso per l’esperimento di una consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite (articolo 696 bis del codice di diritto processuale civile). Tale procedura costituisce condizione di procedibilità della domanda di risarcimento.

In alternativa è fatta salva l’opportunità di procedere con altra procedura conciliativa rappresentata dalla mediazione civile obbligatoria in materia di responsabilità medica, così come regolamentato dal decreto legislativo numero 28 del 4 marzo 2010.

Con l’esperimento del ricorso, di cui all’ articolo 696 bis del codice di diritto processuale civile, viene offerta alle parti la possibilità di fare chiarezza sull’oggetto della domanda, sia sull’an sia sul quantum debeatur, ove il consulente assume un compito particolare e delicato prima dell’inizio della causa di merito. Al riguardo il consulente tecnico d’ufficio (C.T.U.) nominato dal giudice ha non solo il dovere di rispondere ai capitoli di prova nell’ambito della perizia da effettuare, ma deve cercare anche un accordo possibile tra le parti redigendo l’eventuale verbale conciliativo.



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