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Onere di motivazione dell’ordinanza di demolizione: il Consiglio di Stato fa chiarezza

27 dicembre 2017 -
Onere di motivazione dell’ordinanza di demolizione: il Consiglio di Stato fa chiarezza

Il contrasto giurisprudenziale sorto in tema di necessaria motivazione dell’ordinanza di demolizione di abuso edilizio, è stato definito dal Consiglio di Stato attraverso due Adunanze Plenarie, del 17 ottobre 2017.

Seppure le due pronunce siano strettamente connesse in ordine al possibile riconoscimento di un onere motivazionale che grava sull’amministrazione, si riferiscono a due fattispecie diverse: da un lato l’emanazione di un atto di annullamento di una concessione edilizia in sanatoria, intervenuto a considerevole distanza di tempo dal provvedimento originario; dall’altro lato la comminazione di una sanzione demolitoria per un abuso edilizio realizzato oltre trent’anni prima.

Al fine di cogliere tutte le evidenti sfumature, è necessario trattare i due casi in maniera separata.

 

1. Adunanza Plenaria n. 8/2017

La questione sorge dall’atto di annullamento in autotutela adottato da una Amministrazione comunale, su una concessione edilizia in sanatoria rilasciata al privato diversi anni prima. L’Adunanza Plenaria viene quindi investita del quesito sulla necessaria motivazione che tale provvedimento di autotutela deve, o meno, possedere in relazione all’interesse pubblico concreto e attuale sottostante.

Il Consiglio di Stato procede, innanzitutto, inquadrando la fattispecie nell’ambito di applicazione dell’articolo 21-nonies della Legge n. 241/90, nel testo introdotto dall’articolo 14 della Legge n. 15/2005. Nel far ciò, nega in radice la sussistenza in via generale ed indifferenziata di un interesse pubblico in re ipsa contenuto nel potere di annullamento di ufficio delle amministrazioni, come diversamente sostiene l’orientamento giurisprudenziale maggioritario.

La teorica dell’interesse pubblico in re ipsa all’adozione dell’atto di ritiro, non solo sarebbe fautrice di effetti distorsivi, consentendo una effettiva de-responsabilizzazione  anche solo motivazionale in capo alle PA, ma sembrerebbe correlata a quell’idea di inconsumabilità del potere amministrativo, che mal si concilia con l’evoluzione moderna dell’ordinamento amministrativo. In altri termini, l’incondizionato riconoscimento di un interesse pubblico al ripristino della legalità presterebbe il fianco ad “ipotesi-limite” in cui l’Amministrazione non solo sia rimasta inerte per anni, ma poi possa adottare provvedimenti in assenza di qualsiasi motivazione.



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