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Costi minimi: match point per gli autotrasportatori!

La Corte Costituzionale afferma la legittimità dei costi minimi maturati prima della Legge di stabilità 13 aprile 2018 -
Costi minimi: match point per gli autotrasportatori!

Con l’ordinanza 47 pronunciata il 7 febbraio 2018, la Corte Costituzionale ha messo la parola fine a ogni tentativo di aggirare l’applicazione dei costi minimi a danno dei vettori.

La Corte, infatti, ha dichiarato non fondati i dubbi di legittimità costituzionale che il Tribunale di Lucca aveva sollevato in riferimento all’art. 83 bis del D.L. 112/08, conv. in L. 133/08, così segnando un punto di svolta per i giudizi pendenti e fornendo un autorevole supporto per quei trasportatori che, sino ad oggi, hanno tentennato, incerti se agire o meno per il recupero dei propri legittimi crediti.

Tentennamenti e incertezze veicolati da interpretazioni fuorvianti e fuorviate delle pronunce della Corte di Giustizia in materia; chi scrive aveva già avuto modo di dirlo ma serve ribadirlo.

Nella complessa vicenda dei costi minimi, infatti, il giudice europeo è stato interpellato due volte e per due volte, prima nel 2014 e poi nel 2016, si è espresso indicando quella che dev’essere la corretta applicazione della disciplina nazionale.

Vale fare il punto.

Vero è che la lettura del diritto fornita dalla Corte europea è inaggirabile. Vero è, anche, che il 2016 (21 giugno) la stessa Corte si schiariva la voce e precisava che cosa intendeva dire – ma a chi scrive era già chiaro da tempo! – nella famigerata sentenza del 4 settembre 2014: solo i costi minimi calcolati dall’Osservatorio dell’Autotrasporto tra il novembre 2011 e il luglio 2012 cozzano con i principi di libera concorrenza al cui rispetto sono tenuti gli Stati membri dell’Unione Europea.

Nessuna censura, invece, per il calcolo delle tariffe minime operato dal Ministero, né prima dell’istituzione né dopo l’abolizione dell’Osservatorio.

Vero è, però, che tra le due pronunce europee, il legislatore, con la Legge di stabilità 2015, interveniva per falciare l’art. 83 bis.

Se ne è preso atto, pur non mancando di notare come l’intervento del legislatore, camuffato come una doverosa conformazione dell’Italia al dictum pronunciato dalla CGUE nel 2014, sia stato in realtà animato unicamente dalla volontà di salvare la categoria dei committenti attraverso un’interpretazione frettolosa e abnorme della lettura offerta dalla Corte di Giustizia.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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