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Sequestro di documenti e segreto professionale

16 aprile 2018 -
Sequestro di documenti e segreto professionale

La Corte di Cassazione - Sezione Seconda Penale -, con l’interessante ed importante sentenza n. 51446 depositata in cancelleria il 10 novembre 2017, ha stabilito il principio che non si può procedere al sequestro dei dati informatici qualora il commercialista opponga per iscritto il segreto professionale.

La più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. Unite, n. 40963 del 20/07/2017 - dep. 07/09/2017, Andreucci, Rv. 27049701), dopo aver ricordato che “secondo il rapporto esplicativo adottato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il termine “sequestrare” in base alla convenzione «significa prendere il mezzo fisico sul quale i dati o le informazioni sono registrati oppure fare e trattenere una copia di tali dati o informazioni”, ha precisato che l’articolo 258 del codice di procedura penale, che riguarda espressamente i documenti, non può trovare applicazione rispetto ad un apparato informativo o ad una copia immagine, intesa quale clone identico all’originale di un documento informatico, mentre tale disposizione può essere considerata quando il dato informatico sia riconducibile entro la nozione di atto o documento, nel qual caso valgono le conclusioni cui è pervenuta la sentenza Tchmil (secondo cui, una volta restituita la cosa sequestrata, la richiesta di riesame, del sequestro, o l’eventuale ricorso per cassazione contro la decisione del tribunale del riesame è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, che non è configurabile neanche qualora l’autorità giudiziaria disponga, all’atto della restituzione, l’estrazione di copia degli atti o documenti sequestrati, dal momento che il relativo provvedimento è autonomo rispetto al decreto di sequestro, né è soggetto ad alcuna forma di gravame, stante il principio di tassatività delle impugnazioni; Sez. Unite, n. 18253 del 24/04/2008 - dep. 07/05/2008, Tchmil, Rv. 23939701).

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, tuttavia, hanno sottolineato come questa ultima decisione non si sia preoccupata di considerare l’ipotesi in cui il documento, sia esso informatico o di altro tipo, «trasferisca il proprio valore anche sulla copia», venendo così in gioco l’interesse alla «disponibilità esclusiva del “patrimonio informativo”», poiché esso non verrebbe meno con la mera restituzione fisica di quanto oggetto di sequestro.

Articolo pubblicato in: Diritto penale, Diritto tributario


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