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Consumatori tedeschi vs. Facebook: la condanna del social network per violazione della normativa sul trattamento dei dati personali

13 giugno 2018 -
Consumatori tedeschi vs. Facebook: la condanna del social network per violazione della normativa sul trattamento dei dati personali

Di Egle Urso

Corte distrettuale di Berlino, 24 gennaio 2018

 

Abstract

La Corte Regionale di Berlino ha condannato Facebook per violazione delle norme sul trattamento dei dati personali, in un’azione intrapresa dall’Associazione Nazionale dei Consumatori, dichiarando l’illegittimità di alcune clausole ed impostazioni di default del servizio, sulla base di una mancata acquisizione del consenso all’utenza. La sentenza, alla vigilia dell’entrata in vigore del Regolamento sulla Protezione dei Dati Personali, afferma importanti principi su privacy e consenso, in linea con le indicazioni del legislatore europeo.

 

Indice

1. Introduzione

2. Impostazioni di default e consenso

3. Termini e condizioni d’uso

4. «Facebook è gratis e lo sarà sempre»

 

1. Introduzione

Lo scorso 28 gennaio, la Corte Regionale Tedesca con sede a Berlino ha, in prima istanza, condannato il noto social network per la violazione della normativa nazionale in materia di trattamento dei dati personali[1], oltre che della disciplina relativa alle condizioni di servizio a tutela del consumatore, in relazione ad alcune clausole ed impostazioni di default, in quanto funzionali a eludere le norme sull’acquisizione del consenso.

La sentenza, pubblicata alla vigilia dell’applicazione del nuovo Regolamento sulla Protezione dei Dati Personali (GDPR), arriva al termine di una battaglia legale durata più di due anni, intrapresa dall’Associazione dei Consumatori Tedeschi (Verbraucherzentrale Bundesverband – VZBV), e stabilisce importanti principi sulle modalità di acquisizione del consenso per il trattamento dei dati personali, oltre che sulla liceità di alcuni fra i più noti termini del servizio.

La Corte ha valutato la compatibilità delle clausole e impostazioni contestate con la vigente normativa, accogliendo circa la metà delle doglianze attoree, constatando in particolare:

  • la violazione della normativa sul trattamento dei dati e delle norme per l’acquisizione del consenso, in relazione ad alcune impostazioni di default;
  • la violazione delle norme sull’equità di termini e condizioni, in relazione ad alcune clausole inserite nella policydi Facebook, fra cui la clausola che impone agli utenti l’utilizzo del loro vero nome;
  • la liceità dello slogan «Facebook è gratis e lo sarà sempre».


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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