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Inutilizzabilità del materiale probatorio acquisito a seguito di illegittimo accesso domiciliare

07 agosto 2018 -
Inutilizzabilità del materiale probatorio acquisito a seguito di illegittimo accesso domiciliare

Indice

1. L’accesso dell’amministrazione finanziaria nei locali abitativi

2. Utilizzabilità del materiale probatorio acquisito contra legem

 

La giurisprudenza della Suprema Corte, con ordinanza n. 14701 del 2018, ha ulteriormente ribadito e rafforzato la posizione assunta ormai da tempo, enucleando il principio di diritto in merito all’inutilizzabilità delle prove acquisite nei locali adibiti promiscuamente ad abitazione e sede dell’attività imprenditoriale in assenza dell’autorizzazione di cui al D.P.R. n. 633/1972, articolo 52.

 

1. L’accesso dell’amministrazione finanziaria nei locali abitativi

L’accesso fiscale costituisce uno degli strumenti maggiormente pregnanti ed invasivi utilizzati dall’Amministrazione Finanziaria per l’esecuzione delle proprie attività ispettive, nel cui ambito si pone come momento iniziale.

La materia è disciplinata in modo puntuale dall’articolo 52 del DPR n. 633/1972, in materia di IVA, ma si applica, per espresso richiamo di altre disposizioni normative, alla generalità di altri settori tributari.

La norma in commento prevede diverse tipologie di accesso per fini fiscali, che si differenziano in relazione ai presupposti e condizioni che ne legittimano l’adozione, nonchè alle modalità esecutive.

La giurisprudenza di merito e di legittimità è stata più volte chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di determinate operazioni di accesso, essendone espresso motivo di impugnazione da parte del contribuente unitamente all’atto impositivo emesso a conclusione del procedimento tributario (iniziato appunto con l’accesso contestato).

È d’uopo analizzare la norma cardine intorno alla quale ruota la tematica esaminata in questa sede.

L’articolo in commento legittima l’accesso domiciliare in locali esclusivamente adibiti ad uso abitativo, al fine di reperire libri, registri, documenti, scritture ed altre prove di violazioni tributarie, solo previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica e soltanto in presenza di gravi indizi delle infrazioni medesime.

Di contro, la norma precisa che qualora l’accesso debba avvenire in locali che siano adibiti anche ad abitazione, è necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, oltre all’autorizzazione del capo dell’Ufficio.

Orbene, in via di prima approssimazione merita attenzione la precisa volontà del legislatore di rimarcare la netta distinzione normativa di accesso a seconda che il locale sia esclusivamente ad uso abitativo oppure ad uso promiscuo.

Gettate le basi per questo breve excursus normativo, in questa sede ci si prefigge lo scopo di affrontare la problematica che riguarda la fase successiva all’accesso. Nello specifico, ci si interroga se il materiale probatorio, rilevante ai fini fiscali, reperito a seguito dell’accesso esperito in assenza dei presupposti normativi, sia utilizzabile oppure no.

 

2. Utilizzabilità del materiale probatorio acquisito contra legem

Un tema di grande rilevanza è quello dell’utilizzabilità delle prove acquisite ed assunte con metodi illegali, illeciti ovvero incostituzionali.

Infatti, la questione sulla quale sono chiamati a statuire i Giudici di legittimità, verte sulla possibilità di stabilire se sia o meno da ritenersi legittimo, e di conseguenza utilizzabile, il sequestro del materiale probatorio, rilevante ai fini dell’accertamento fiscale, conseguente, però, ad una perquisizione illegittima.

Nel sistema tributario italiano, la presenza di un principio generale e di una sanzione di inutilizzabilità delle c.d. prove illecite, non è pacifica.

Con il termine prove illecite, ci si intende riferire a quelle prove che sono state formate, acquisite od assunte, attraverso atti illegittimi e/o illeciti, o comunque attraverso strumenti che determinano una violazione dei diritti fondamentali dell’individuo, garantiti da norme costituzionali.

Com’è noto nel corso degli anni si sono succedute diverse pronunce, le quali hanno dato vita a diversi orientamenti.

Secondo una certa, e pur autorevole opinione, il vizio, in genere, della perquisizione non si trasmetterebbe al conseguente sequestro. Nel dettaglio, il materiale probatorio acquisito, anche se male captum, sarebbe pur sempre bene retentum. Tale assunto, applicato in ambito tributario, comporterebbe, quindi, che la predetta acquisizione irrituale di elementi probatori, rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale, sarebbe comunque utilizzabile.

A supporto di quanto poc’anzi esposto, si sono succedute nel tempo pronunce di legittimità, militanti in tal senso.

A tal proposito, secondo la Cassazione del 2 febbraio 2002, n. 1383, l’acquisizione irrituale di elementi rilevanti ai fini dell’accertamento non postula la inutilizzabilità degli stessi in mancanza di una specifica disposizione in tal senso. Ne consegue che gli organi preposti al controllo possono utilizzare tutti i documenti di cui siano venuti in possesso, pur essendo necessaria una verifica della loro attendibilità, in considerazione dei limiti di utilizzabilità derivanti da eventuali preclusioni di carattere specifico.

Invertendo repentinamente la rotta, dando quindi vita ad una inversione di tendenza, si colloca la sentenza della Cassazione, SS. UU., del 21 novembre 2002, n. 16424, che con riferimento alle conseguenze di un accesso domiciliare, basato su una autorizzazione illegittima del Procuratore della Repubblica, ha concluso per la inutilizzabilità a sostegno dell’accertamento tributario delle prove acquisite nel corso del suddetto accesso. 



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