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Il diritto a domandare (Fragerecht) - 240 StPO della RFT – anche alla luce della normativa sopranazionale

02 dicembre 2018 -
Il diritto a domandare (Fragerecht) - 240 StPO della RFT – anche alla luce della normativa sopranazionale

Indice

1. Introduzione

2. Il diritto a un “fairen Verfahren” e alla “Konfrontation” (articolo 6 CEDU)

3. L’articolo 47, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE

4. Il Fragerecht previsto dal § 240 StPO (CPP)

5. Domande inammissibili, “Kreuzverhör” e domande di coimputati

6. “Sachlicher Grund” e interruzioni della “Befragung”

7. Violazioni del “Recht zur Befragung” e mezzi di impugnazione

8. Il processo penale secondo la StPO non è un processo di parti

 

1. Introduzione

Questo diritto ha lo scopo di consentire l’“Optimierung der Sachaufklärung”, di ottimizzare l’accertamento dei fatti. Tutti coloro che sono parti del procedimento penale, devono avere la possibilità di contribuire, con proprie domande e richieste, al predetto accertamento.

La norma di cui sopra “steht im Dienst der Erforschung der materiellen Wahrheit” (è al servizio dell’accertamento della verità materiale) e tiene conto di quanto previsto dall’articolo 6, comma 3, lett. d), CEDU, che prevede standards minimi (“minimum rights”) in favore degli imputati; tra questi diritti, figura anche quello di poter rivolgere domande – o farle rivolgere a mezzo difensore – ai testi a carico. La norma de quo trova applicazione anche in caso di rogatoria estera (ved. BGHSt 9, 24 (27).

Il principio del contraddittorio richiede, che l’imputato, nel corso del procedimento, possa – almeno una volta – confrontarsi con il teste/i testi a carico, per esaminarli o farli esaminare dal proprio difensore; ciò, per “saggiarne” l’attendibilità, la credibilità. La confrontazione può avvenire anche già in sede di Ermittlungsverfahren (ved. Corte EDU StV 1997, 617).

 

2. Il diritto a un “fairen Verfahren” e alla “Konfrontation” (articolo 6 CEDU)

Qualora, nel corso del dibattimento, non sia possibile la “Konfrontation”, l’utilizzabilità di una deposizione del genere, ai fini della decisione, è circoscritta entro ben precisi limiti. Infatti, in tal caso – secondo la giurisprudenza recente della Corte EDU (ved. EuGRZ 2016, 511= StV 2017, 213) - deve procedersi a una triplice valutazione, prima di poter ritenere che il processo possa ritenersi “fair” (ai sensi dell’articolo 6 CEDU), nonostante la violazione del “Recht auf Konfrontation”. In particolare, occorre: a) la sussistenza di un valido motivo atto a giustificare l’assenza di un teste (a carico) o la segretezza dell’identità dello stesso, b) valutare, se la testimonianza sia l’unico o decisivo elemento di prova, c) occorre, infine, una valutazione complessiva, nell’ambito della quale assume carattere decisivo, se nonostante l’impossibilità della “konfrontativen Befragung”, sussistano elementi atti a “compensare” (“Ausgleichselemente”) questo “manco”. In altre parole, piu’ una deposizione testimoniale è importante in sede di decisione della sentenza, piu’ è rilevante che sussistano elementi atti a “riequilibrare” quella mancanza di garanzia (per l’imputato), costituita dal poter rivolgere direttamente (e, come vedremo, anche personalmente) domande al proprio accusatore. A proposito degli “Ausgleichsfaktoren” di cui sopra, la Corte EDU, ha ravvisato gli stessi p. es. in riprese video di dichiarazioni rese prima del dibattimento. In ogni caso, la Corte raccomanda particolare “cautela” in sede di valutazione di prove del genere.

Il BGH (Corte suprema federale), tenendo conto dell’orientamento giurisprudenziale della Corte EDU, ha sentenziato, che nei casi “eines nicht konfrontierten Zeugenbeweises, ist generell eine vorsichtige Beweiswürdigung angebracht” (BGHSt 2018, 175). La Corte suprema federale ha “abbandonato” un proprio indirizzo giurisprudenziale, secondo il quale, in caso di violazione “des Konfrontationsrechts”, la testimonianza avrebbe dovuto, in ogni caso, essere corroborata da altri validi elementi probatori estranei alla deposizione testimoniale, affinchè potesse parlare di “fairen Verfahren in seiner Gesamtheit”. Ha motivato, il BGH, il suo “Abrücken” dalle proprie precedenti decisioni, con il fatto che la “freie, richterliche Beweiswürdigung” (libero convincimento del giudice) verrebbe eccessivamente limitata (e contrasterebbe, quindi, con il principio sancito dal § 261 StPO). “Über das Ergebnis der Beweisaufnahme entscheidet das Gericht nach seiner freien, aus dem Inbegriff der Verhandlung geschöpften Überzeugung”; cosí dispone il paragrafo testècitato. Qualora persistano dubbi, deve trovare applicazione il principio “in dubio pro reo”.

Da notare è che il § 240 StPO prevede che chi presiede l’udienza dibattimentale, “hat dem Angeklagten und dem Verteidiger zu gestatten, Fragen an Zeugen und Sachverständigen zu stellen”(consentire all’imputato e al (di lui) difensore, di rivolgere domande a testi e a periti). Pertanto, l’imputato ha diritto di rivolgere – direttamente – ai testi domande (“unmittelbar Zeugen zu befragen”). Al presidente non è consentito di imporre all’imputato, che questi debba necessariamente fare le proprie domande attraverso il suo difensore (con un’indirekten Befragung). All’imputato non è invece consentita l’unmittelbare Befragung di un coimputato; una Befragung del genere deve avvenire, o attraverso il difensore, oppure la domanda deve essere inoltrata al presidente, che poi è tenuto, “sie an den Mitangeklagten weiterzuleiten”.

Va rilevato che, ultimata la “Vernehmung” di un coimputato e dopo l’assunzione di ogni singolo mezzo probatorio, la StPO “raccomanda” di consentire (è una commad. Sollvorschrift) all’imputato di prendere posizione (§ 257, comma 1, StPO). Identico “diritto” spetta al PM e al difensore, ma soltanto qualora vi sia un’apposita richiesta da parte degli stessi (§ 257, comma 2, StPO).

 

3. L’articolo 47, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE

Il diritto al “fair trial” è sancito altresí dall’articolo 47, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Trattasi di garanzie procedimentali che sono piu’ ampie rispetto a quelle previste dalla Costituzione federale della RFT (Grundgesetz = GG). Con questa norma, l’UE tende a assicurare standards comuni, che devono essere osservati in tutti gli Stati aderenti. L’osservanza del principio del “fair trial” (che è un “aspetto” del piu’ ampio principio di uguaglianza) viene “misurata” soprattutto con riferimento alle garanzie che all’imputato spettano nell’ambito di un procedimento penale.

Il citato articolo 47, comma 2, assicura a ogni imputato garanzie effettive ed anche controlli sulle modalità di amministrazione della giustizia. I diritti fondamentali procedimentali sanciti dall’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, devono essere rispettati, sia dagli organi dell’UE, che da parte degli Stati aderenti. L’articolo 47 – che fa parte del Titolo VI° della Carta – è intitolato: “Diritto a un ricorso effettivo e ad un giudice imparziale”.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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