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Il territorio ed i suoi (mancati) custodi

19 novembre 2018 -
Il territorio ed i suoi (mancati) custodi

Ancora una volta il copione si è ripetuto, immutabile. Ancora una volta abbiamo assistito ai rituali sempiterni e sempre eguali a sé stessi, alle lacrime, alle ondate di sdegno e quindi alle “grida puntuali e prevedibili, anche nei dettagli, prima ancora che vengan lanciate” (già così, in occasione dei morti di Genova, nel mio scritto “Nihil novi su sole calante di Autostrade”).

Il sigillo della puntata notturna di ieri di “Porta a Porta”, con le scontate dichiarazioni dei soggetti ivi chiamati a dir la loro, ha posto termine alla fase più immediata di commenti alle ultime morti, quelle di Casteldaccia, nella villetta abusiva travolta dalla piena dell’irato fiume Milicia.

Non è mia intenzione unire la mia voce ai diversi cori, né di esibirmi in un assolo sui fatti contingenti di Casteldaccia: cause, responsabilità dirette e/o indirette.

Ad evitare fraintendimenti, dirò solo che la totale estraneità del giudice amministrativo alla rete (ché di rete io credo si tratti) di responsabilità è stato chiaramente provata dai dati forniti: nessuna sospensiva mai concessa in seno al processo amministrativo, poi estintosi per perenzione (inattività delle parti) già nel 2011 e quindi piena efficacia, mai venuta meno, dell’ordinanza di demolizione; e questo a tacere del fatto che, da quanto si legge sui media, vi era stata anche sentenza di condanna dei proprietari in sede penale con connesso ordine (anche) giudiziario di demolizione della struttura.

Ciò detto, a tutti quindi chiaro quel che è accaduto, a tutti note le diverse “grida” e da tutti apprezzabile la “coerenza/non coerenza” dei diversi soggetti in campo, istituzionali e non, farisei e non (cfr. Matteo 23/1/27/28), senza oltre commentare vengo schematicamente ad indicare delle modeste, semplici, riforme che a me sembra potrebbero fungere da deterrente/prevenzione per il futuro.

1)  Modifica dell’articolo 31 del Decreto del Presidente della Repubblica del 6 giugno 2001, n. 380 (recante il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) e degli articoli 160 e 167 del Decreto Legislativo n. 42 del 2004 (recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio) nella parte in cui non assegnano, rispettivamente ai Comuni ed alle Autorità preposte alla tutela dei vincoli, termini perentori per accertare l’inottemperanza all’ordine di demolizione impartito dai primi e di reintegrazione o remissione in pristino impartito dalle seconde.

1a) Introduzione, previe modifiche normative allo ius positum, di una previsione che – senza  sottrarre ai Comuni la “possibilità di procedere direttamente all’esecuzione della  demolizione delle opere abusive”, come imposto dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 196 del 2004, e senza sottrarre alle Regioni l’esercizio del potere sostitutivo – (ri)assegni ai Prefetti la potestà di agire in via di sostituzione ultima, quanto meno nelle aree assoggettate a regimi vincolistici di competenza dello Stato, procedendo alle demolizioni non altrimenti eseguite ed avvalendosi, per farvi fronte, solo delle strutture tecnico-operative del Ministero della Difesa e con oneri a carico dello Stato, fatti salvi, si intende, i recuperi dovuti a carico dei responsabili.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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