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Non sei in “Ordine”? Sei un abusivo

Esercizio abusivo di una professione 12 novembre 2018 -
Non sei in “Ordine”? Sei un abusivo

Quanto andrò ad enucleare, frutto del pensiero dell’autore, è da ritenersi del tutto casuale e, l’accadimento in quanto tale non è riferito a persone individuate o individuabili.

È notorio che, quando ci si rivolge ad un professionista, in forza del principio della buona fede, non si ha l’onere di verificarne il possesso dei titoli di studio o piuttosto la relativa iscrizione all’Albo professionale di competenza.

Ma, può accadere, come accade che o per un errore nell’esecuzione della prestazione o piuttosto nella improbabile illusione di non essere mai scoperti, alcuni professionisti o pseudo tali, ostentano con incurante disinvoltura titoli di studio e specializzazioni, in carenza di iscrizione all’Albo professionale, perché mai conseguiti.

Ma, succede anche, pur avendo conseguito il titolo e l’abilitazione di stato, che il professionista non è in regola con quanto dovuto alla relativa cassa di previdenza, con conseguente cancellazione dall’Ordine professionale, non prima di avere seguito un iter procedimentale, pena l’ illegittimità della cancellazione medesima.

Ebbene, quando parliamo di ordine professionale, nel quale convogliano tutte quelle professioni per le quali è richiesto, quale titolo di studio, la Laurea, intendiamo una istituzione di autogoverno riconosciuta dallo Stato, cui è rimesso il compito di garantire l’attività dei professionisti, di curarne la tenuta e l’aggiornamento e, di adottare all’occorrenza, provvedimenti disciplinari.

Così, manco a dirlo l’onere di iscrizione all’Ordine spetta anche a chi svolge la professione di medico veterinario, indipendentemente da un rapporto di pubblico impiego o da libero professionista.

Circostanza che, pare sia sfuggita ad un medico veterinario pur cancellato dall’ albo, colto in fragranza di reato a svolgere quelle attività tipiche della sua professione, quali la ricettazione medica o la tenuta dei registri dei medicinali ad uso allevamento tanto da essere segnalato dall’Ordine Professionale ex D. Lgs C.P.S. del 13 settembre 1946, numero 233  all’Autorità Giudiziaria.

Per questi fatti, l’interessato venne poi condannato per la violazione prevista e punita dall’articolo 348 del Codice penale, così come modificato dalla Legge 11 gennaio 2018 numero 3, entrato in vigore il 15 febbraio 2018: “chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e, nel caso in cui il soggetto che ha commesso il reato eserciti regolarmente una professione o attività, la trasmissione della sentenza medesima al competente Ordine, albo o registro ai fini dell’applicazione dell’interdizione da uno a tre anni dalla professione o attività regolarmente esercitata. Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo”.

La norma in esame, è da ritenersi “in bianco” per le argomentazioni che di seguito si andranno a porre in rilievo.

In effetti, è già la Costituzione - articolo 33 - a statuire l’obbligatorietà dell’esame di stato, così come l’articolo 2229 del codice civile ci ricorda che: “la legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi ed elenchi. L’accertamento dei requisiti per la iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle Associazioni professionali, sotto la vigilanza dello stato”.

Articolo pubblicato in: Ordinamento forense, Diritto civile


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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