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Professor Sandri, cosa sta cambiando nella Proprietà intellettuale?

27 novembre 2018 -
Professor Sandri, cosa sta cambiando nella Proprietà intellettuale?

Intervista a Stefano Sandri, professore e avvocato, uno dei massimi esperti del diritto di marchio e design a livello interno, comunitario e internazionale e autore del libro “100 esercizi di proprietà intellettuale”, Filodiritto Editore, 2017.

 

Cosa sta cambiando nella Proprietà intellettuale?

Un po' tutto. Il diritto fa fatica a star dietro al cambiamento della nostra società e anche la proprietà intellettuale non si sottrae al periodo critico che stiamo attraversando.

In che senso?

Solo negli ultimi anni lo scenario della nostra vita quotidiana è radicalmente cambiato, anche come consumatori, ai quali le imprese si rivolgono quando sfruttano i loro beni immateriali, i marchi, i brand, i design, le innovazioni, le opere d’autore.

Quali sono i cambiamenti più rilevanti che interessano i consumatori?

Innanzi tutto, l’accelerazione dei tempi decisionali, fortemente influenzati dal dominio e dalla diffusione delle immagini provocate dall’avvento dei nuovi tools tecnologici (smartphone, I-pad, computers, e via dicendo), da cui il mio neologismo della Click-Community. Questo comporta che le scelte d’acquisto dei prodotti e servizi, che vengono identificati e contraddistinti dai vari titoli della Proprietà Intellettuale, sembrano sempre più vicino agli atti d’impulso, piuttosto che a delle scelte ragionate. 

Ma la moda e il trendy non hanno un loro effetto?

Certamente, perché un'altra caratteristica essenziale dei nuovi comportamenti assunti dai consumatori è rappresentata dal forte impatto della componente emotiva e passionale. Questa componente è, infatti, alla base della facile suggestionabilità (fake news) e della attitudine imitativa e ostentativa (griffe e influencers). Pensiamo all’attrattiva che sempre esercita il mercato del lusso.

E la Rete?

La rete in questo contesto ha un ruolo fondamentale in quanto spinge verso il basso e l’omologazione, assorbendo ogni forma di identità e individualità. Inoltre la Rete è il mondo dei giovani e la fascia tra i 16 e 35 anni del consumatore rappresenta il 70% della domanda.

Ma non c’è contraddizione tra queste varie tendenze?

Verissimo. Il fatto è che il consumatore è oggi più che mai volubile, infedele, indipendente dall’impresa e rivendica un suo un ruolo propositivo, e a volte anche contestatorio e antisistema, come avviene nei confronti dei grandi brand e del copyright.

Ma le imprese se ne sono accorte?

E come no. L’acquisizione di una massa enorme di informazioni, al limite della violazione della privacy, consente loro di avventurarsi con marketing e pubblicità in territori inesplorati.

E i giuristi?

I giuristi sono per definizioni dei conservatori, ma qualcosa nella giurisprudenza e tra gli studiosi più attenti si sta muovendo nella direzione di un avvicinamento più realistico della Proprietà Intellettuale al mondo del reale. Sotto questo aspetto, i “100 esercizi della Proprietà Intellettuale”  presenta uno spaccato attuale di questa evoluzione.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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