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Roma rinsalda i legami con tutti i protagonisti della crisi libica

06 novembre 2018 -
Roma rinsalda i legami con tutti i protagonisti della crisi libica

Di Gianandrea Gaiani

 

L’Italia ha ottenuto l’adesione dei principali attori politici libici per la conferenza di Palermo del 12 e il 13 novembre, Fayez al Sarraj, capo del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli e il generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito Nazionale Libico.

Sembrano esserci quindi buone basi per quello che potrebbe costituire il primo grande successo italiano (e dell’attuale governo) nel lungo e complesso tentativo di dipanare la matassa libica, una sfida che dalla caduta del regime di Gheddafi, nell’ottobre 2011, ha mostrato tutta l’inadeguatezza della comunità internazionale.

Roma poteva già contare sulla partecipazione al vertice siciliano del premier di Tripoli, sostenuto ufficialmente dall’ONU ma in modo marcato solo dall’Italia, ma la svolta è giunta il 29 ottobre con visita del generale libico Khalifa Haftar a Roma, dove ha incontrato il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, che lo scorso mese era andato a incontrarlo in Cirenaica.

Il successo potenziale del summit di Palermo dipende infatti dalla partecipazione attiva dei due principali leader ma nei giorni scorsi è venuto a Roma a preparare il vertice anche Ghassan Salamè, Alto rappresentante delle Nazioni Unite per la Libia che avrebbe presentato il suo piano per sostenere la stabilizzazione attraverso un’assemblea di tutte le tribù libiche e la messa a unto di una “road map” che porti alle elezioni entro il 2019.

Il 31 ottobre il vicepremier libico Ahmed Maitig ha incontrato al Viminale il ministro dell’Interno Matteo Salvini per colloqui incentrati su sviluppo economico, anti-terrorismo, contrasto all’immigrazione clandestina e cooperazione mentre nei prossimi giorni sono attesi a Roma anche Aguila Saleh, presidente del parlamento di Tobruk e il presidente del Consiglio di Stato di Tripoli, Khaled al Mishri.

Alla visita di Haftar sembra aver dato un forte impulso la pressione di Vladimir Putin (Mosca ha un accordo di cooperazione militare con il generale) a cui si sarebbe esplicitamente rivolto Conte durante la sua recente visita al Cremlino.

Altri vedono dietro la visita di Haftar a Roma e la sua adesione al vertice di Palermo la decisione del governo di Tobruk di seguire l’iniziativa italiana e abbandonare la pretesa francese di tenere elezioni entro dicembre, irrealistica come ha recentemente ammesso in modo autocritico anche Parigi.

Haftar ha chiesto a Conte di far tornare a Tripoli l’ambasciatore Giuseppe Perrone, precedentemente “ostracizzato” proprio dal feldmaresciallo. «Non abbiamo mai avuto niente contro il vostro diplomatico. Quello che ci premeva era un cambio di rotta politica» avrebbe detto Haftar confermando dì di aver ottenuto dal governo italiano le garanzie che aveva sempre chiesto di non venire marginalizzato dall’iniziativa negoziale di Roma.

Il feldmaresciallo Haftar ha chiesto al premier italiano di “aiutare la Libia a ritrovare la sua stabilità” riconoscendo di fatto il ruolo chiave di Roma come aveva fatto il presidente USA Donald Trump e, il 24 ottobre, lo stesso Putin che pur non potendo partecipare al summit siciliano invierà probabilmente a rappresentare la Russia il primo ministro Dimitri Medvedev.

Supporto diplomatico e politico alla conferenza in Sicilia sono giunte in questi giorni anche da Qatar e Turchia, sponsor di al-Sarraj ma soprattutto di alcune importanti milizie della Tripolitania che ne sostengono l’esecutivo come quelle di Misurata.

Articolo pubblicato in: Diritto militare


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