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Foto hard a mezzo posta? Non è molestia

17 dicembre 2018 -
Foto hard a mezzo posta? Non è molestia

Con la sentenza n. 40716/2018 la Corte di Cassazione penale interviene sul ricorso proposto da un imputato ritenuto responsabile del reato di cui all'articolo 660 del Codice Penale, per aver inviato alla persona offesa numerose missive con accluse foto a contenuto erotico oltre a messaggi sconvenienti e sgraditi.

Ai sensi dell’articolo 660 del Codice Penale "Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a cinquecento sedici euro".

Alla luce del dettato normativo, ai fini della configurazione dell’elemento oggettivo, è richiesto il requisito della "pubblicità del luogo" il quale, per giurisprudenza consolidata, sussiste "tanto nel caso in cui l’agente si trovi in un luogo pubblico o aperto al pubblico ed il soggetto passivo in un luogo privato, tanto nell'ipotesi in cui la molestia venga arrecata da un luogo privato nei riguardi di chi si trovi in un luogo pubblico o aperto al pubblico". Tale condotta, poi, può essere perpetrata a mezzo del telefono, ovvero attraverso l'invio di "short messages system" (Sms) trasmessi tramite sistemi telefonici mobili o fissi.

Ed è proprio sui requisiti fondanti la fattispecie contravvenzionale che si snoda la questione.

Invero, in punto di diritto, il giudice di merito aveva rilevato che il caso di specie corrispondeva appieno al paradigma normativo, in quanto l'imputato inviando le foto per il tramite del servizio postale aveva agito in luogo pubblico e l'evento molestia o disturbo si era realizzato in luogo privato presso la residenza della persona offesa. Nulla osservando circa il mezzo utilizzato.

Difatti, con il ricorso per Cassazione, il ricorrente lamentava proprio l’erronea applicazione della legge penale, in quanto il giudicante avrebbe dovuto fare riferimento non al luogo dal quale l'imputato aveva inviato le missive, irrilevante nel caso di specie in quanto non riconducibile alla prima ipotesi di cui all'articolo 660 del Codice Penale, bensì, vertendosi nella seconda ipotesi di detta norma, al mezzo utilizzato per arrecare molestia o disturbo, ossia alle missive, e stabilirne l'eventuale equiparabilità al mezzo del telefono; giungendo alla conclusione, peraltro sostenuta dalla consolidata giurisprudenza di legittimità, di affermare che al di fuori delle due ipotesi tassativamente previste dall'articolo 660 del Codice Penale il reato non sussiste e la corrispondenza epistolare non è equiparabile al mezzo del telefono.

Articolo pubblicato in: Diritto costituzionale, Diritto penale


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n.7770 - ISSN 2239-7752

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