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La Suprema Corte sulla plusvalenza derivante dalla cessione dei calciatori: è provento ordinario

26 febbraio 2019 -
La Suprema Corte sulla plusvalenza derivante dalla cessione dei calciatori: è provento ordinario

Indice:

1.Il principio di diritto

2.Il caso

3.I precedenti giurisprudenziali

4.La motivazione delle ordinanze ( Cassazione nn. 2144, 2145, 2146 del 12 luglio 2018)

 

 

1.Il principio di diritto

La Corte di Cassazione nelle ordinanze nn. 2144, 2145, 2146, decise il 12 luglio 2018 e depositate il 25 gennaio 2019, ha affermato che, nel caso di trasferimento di un calciatore, non si verte in tema di plusvalenze “straordinarie” ma di plusvalenze che derivano dalla gestione “ordinaria” della società sportiva, che si realizza anche con la cessione dei contratti a prestazioni corrispettive.

Infatti, il trasferimento di un calciatore è un atto che rientra nella gestione di una squadra di calcio, rappresentando un evento collegato all’attività ordinaria della società sportiva; per tale motivo, le plusvalenze derivanti dall’alienazione delle immobilizzazioni, quando la cessione del bene costituisce un evento ordinario della gestione dell’impresa, fanno parte dei proventi e oneri della gestione “ordinaria” accessoria.

 

2.Il caso

L’Agenzia delle Entrate emetteva avvisi di accertamento per gli anni 2001, 2002 e 2003 nei confronti di una società sportiva Alfa, rettificando il valore ai fini IRAP, e riprendendo a tassazione plusvalenze non dichiarate ed accertando ai fini IRPEG e IRAP, la esposizione in dichiarazione di minusvalenze non deducibili.

La società Alfa proponeva ricorso nel quale dava definizione al concetto di plusvalenza, affermando che questa deriva dalla cessione dei contratti relativi alle prestazioni sportive dei calciatori della società, costituenti oggetto della gestione ordinaria delle società sportive, con recupero dell’imponibile ai fini IRAP, ai sensi dell’articolo 11 comma 3 del D.lgs n.446 del 1997, poiché non si può condividere la contabilizzazione in bilancio nella voce conto economico E 20 tra i proventi e gli oneri straordinari.

Nel caso di specie si configura, invece, l’ipotesi di cessione del contratto avente a oggetto il diritto alla prestazione esclusiva del calciatore per la durata del contratto.

La CTP accoglieva il ricorso.

Invece, successivamente, la CTR accoglieva l’appello proposto dall’AdE in relazione alle plusvalenze, in quanto il contratto tra le due società sportive aveva a oggetto il diritto all’utilizzo esclusivo della prestazione sportiva del calciatore; tale diritto era qualificato come immobilizzazione immateriale, iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale, quale bene ammortizzabile.

Di converso, la CTR rigettava l’impugnazione relativa alle minusvalenze poiché vi era stato, a ogni modo, un contratto a titolo oneroso poiché la cessionaria, seppur non corrispondeva nulla alla cedente, era onerata degli oneri per il compenso dell’atleta a carico della cedente, che se ne liberava.

L’AdE proponeva ricorso per Cassazione al quale resisteva la società Alfa con controricorso e, nel contempo, proponendo ricorso incidentale.

In particolare, si esamina il motivo del ricorso incidentale della società Alfa con il quale questa deduceva che nel caso de quo non vi è stato il trasferimento di un bene o diritto reale, idoneo a ingenerare plusvalenza, né la cessione di un autonomo diritto di esclusiva.

Sul punto la società Alfa ha sottolineato che nel caso di specie non vi è stato un trasferimento di un bene o diritto reale, atto a ingenerare plusvalenza, né la cessione di un autonomo diritto di esclusiva, che attiene alla gestione “ordinaria” delle società sportive.

 

3. I precedenti giurisprudenziali

L’orientamento prevalente della recente giurisprudenza di merito, in linea con l’unico intervento della Cassazione in materia (Cassazione n. 3545/2004), ha statuito che in riferimento all’attività imprenditoriale d’intrattenimento sportivo esercitata da una società, che si avvale della prestazione dei calciatori, tale diritto è un bene immateriale strumentale e, pertanto, il compenso che deriva dalla sua cessione genera plusvalenza o minusvalenza, classificabili tra i componenti ordinari di reddito.

Ciò posto, premesso che un’operazione di calciomercato consiste nella cessione del contratto stipulato da una società sportiva con un calciatore a un’altra, nell’osservanza delle modalità fissate dalle federazioni, e che la somma pagata consente alla cessionaria di usufruire della prestazione esclusiva del calciatore, l’eventuale plusvalenza realizzata sul diritto alla prestazione esclusiva dell’atleta è relativa a un bene strumentale e, quindi, componente ordinaria di reddito assoggettabile a tassazione IRAP (CTR Lombardia 3625/45/2015).

Infatti, la società cedente, rinunciando anzitempo al diritto esistente, in un’ottica imprenditoriale, usufruirà di un vantaggio analogamente a quanto avviene in occasione di una cessione di beni strumentali; ragionando diversamente, la fattispecie assumerebbe i connotati tipici dell’elusione fiscale. Pertanto, in buona sostanza, l’operazione in esame non si potrebbe considerare straordinaria, distinta e in alcun modo ricollegabile al plusvalore derivante dalla cessione di beni strumentali (CTR Piemonte, 825/5/2017).

Di diverso avviso, la CTR Lazio (92/28/2012) che ha sostenuto, invece, che la plusvalenza ottenuta dalla cessione del diritto di credito non può essere considerata proveniente da beni strumentali, in quanto il mezzo per consentire l'attività della società (prestazione del giocatore) nasce da un diverso negozio giuridico, successivo a quello della        cessione.

Secondo tale Commissione, ne discende che, acquisendo la società cessionaria solo il diritto a concludere un nuovo contratto con il giocatore, e non costituendo questo alcuna autonoma funzione produttiva, l'accordo tra le due società senza il successivo accordo con il giocatore non consente di affermare la realizzazione di una plusvalenza in capo alla società cedente, non derivando questa dalla cessione di un bene strumentale, con conseguente assoggettamento all'IRAP.

Articolo pubblicato in: Diritto tributario


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n.7770 - ISSN 2239-7752

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