Green pass, procedimento disciplinare a chi lo critica

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Green pass, procedimento disciplinare a chi lo critica

«Io sono qui per ricordare a tutte le forze dell’ordine che noi abbiamo giurato sulla Costituzione». Con queste parole la vice questore della Polizia di Stato di Roma, Nunzia Alessandra Schilirò, sabato 25 settembre, è intervenuta ad una manifestazione pacifica contro il Green pass.
 

Il Green pass non è il vaccino

Un tema così divisivo – affrontato nel dibattito più con emotività che con razionalità – merita una distinzione concettuale netta: il Green pass non è il vaccino. Il Green pass è un prodotto politico (introdotto in Italia con decretazione d’urgenza: d.l. n. 105/2021). Il vaccino è un prodotto biologico. Pertanto qualsiasi sovrapposizione o confusione è da ritenersi mistificatoria. Chi, banalmente e poco professionalmente, liquida i c.d. “No Green pass” come “No vax”, o fatica a comprendere la distinzione tra Green pass e vaccino, o è in cattiva fede.

«Dire che il green pass crea ambienti sicuri è una baggianata», «è solo uno strumento che incoraggia le persone a vaccinarsi», ha dichiarato Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano del 5 settembre. Pare che la scienza non assecondi la politica, ma ne prenda le distanze.
 

Green pass. La posizione della vice questore

Nunzia Alessandra Schilirò ha dichiarato che il Green pass è «un certificato che non ha basi costituzionali, che non ha alcuna base scientifica». Perché «i vaccinati si ammalano, contagiano e a volte si ammalano anche gravemente». A proposito, invece, della sua discussa costituzionalità ha affermato: «La costituzione è fonte di diritto preminente, e dunque sovraordinata a qualsiasi legge dello Stato; allora come si fa a limitare il diritto al lavoro, il diritto alla libertà, il diritto alla circolazione, il diritto alla vita sociale di un cittadino, come si fa? Non è possibile, perché bisognerebbe cambiare la Costituzione».
 

Green pass e procedimento disciplinare: D.P.R. 737/1981

Parole di questo tenore sono state sufficienti per intraprendere un procedimento disciplinare contro la vice questore. Le “Sanzioni disciplinari per il personale dell’Amministrazione di pubblica sicurezza” sono indicate nel D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737, e sono: richiamo orale, richiamo scritto, pena pecuniaria, deplorazione, sospensione dal servizio, destituzione. Possono essere applicate all’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza che viola i doveri specifici e generici del servizio e della disciplina indicati dalla legge (art. 1).

Degno di nota quanto riportato dalla diretta interessata sul suo profilo Facebook: «È bello apprendere dai giornali, anziché dalla propria amministrazione, di essere già sotto procedimento disciplinare.»
 

Green pass e Costituzione, articolo 21, comma 1

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.» (Art. 21, c. 1 Costituzione italiana).

La parola d’esordio del presente articolo costituzionale è «Tutti». Non si comprende perché tra questi «Tutti» non sia da includere la vice questore Nunzia Alessandra Schilirò.

Lungi dal difendere la posizione intellettuale soggettiva della vice questore, ciò che interessa è difendere il diritto alla libera manifestazione del pensiero. Il diritto portante della democrazia, che inizia a presentare delle crepe.

Il pensiero liberamente manifestato può essere impopolare o divisivo, scomodo o abietto. Il dettato costituzionale, infatti, non pone limiti alla qualità del pensiero manifestato. Al contrario, enumera i mezzi di diffusione avvalendosi di una formula aperta e inclusiva, che comprende tutte le modalità comunicative non ancora presenti.

In un periodo storico in cui l’informazione è spesso declassata a comunicazione, conviene ricordare la sentenza della Corte costituzionale n. 112 /1993, che presenta il pluralismo informativo quale «valore centrale» di ogni democrazia. A proposito, stupisce constatare che le parole della vice questore abbiano generato, presso i media mainstream, più condanne che riflessioni.