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Cassazione Civile: il danno esistenziale deve essere risarcito

18 novembre 2013 -

La Corte di Cassazione ha stabilito che il danno cosiddetto esistenziale, anche detto danno dinamico - relazionale, consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, costituisce un’autonoma categoria di danno non patrimoniale, diversa dal danno cosiddetto biologico e dal danno cosiddetto morale, quindi risarcibile nel caso in cui l’illecito abbia violato diritti fondamentali della persona.


La pronuncia dei giudici di legittimità si inserisce nell’epilogo di una controversia avente ad oggetto il risarcimento dei danni causati in seguito ad un sinistro stradale.


Il soggetto leso, trasportato in uno dei veicoli coinvolti nell’incidente, ricorreva all’autorità giudiziaria per ottenere il risarcimento del danno subito.


In primo grado, le società assicuratrici convenute venivano condannate al pagamento di una somma di denaro a favore dell’attore e di un secondo soggetto, coinvolto nell’incidente e intervenuto volontariamente nel giudizio. Tale quantum era ridotto nel giudizio di appello, cui era ricorso una delle società di assicurazione, con condanna dei soggetti lesi alla ripetizione di quanto avevano indebitamente ricevuto in seguito alla sentenza sostitutiva.


I giudici della Suprema Corte erano chiamati a pronunciarsi in seguito al ricorso dei soggetti lesi nel sinistro, per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine alla valutazione di corresponsabilità paritaria dei due conducenti.


Innanzitutto i giudici di Cassazione hanno stabilito che, poiché era stato richiesto il risarcimento dell’intero danno subito, il fatto che la parte avesse richiesto il risarcimento del danno cosiddetto esistenziale in sede di precisazione delle conclusioni, quindi senza contraddittorio, risultava essere del tutto irrilevante. Attestata l’esistenza di un danno alla vita di relazione dei soggetti, considerato come un bene giuridico di rilevanza costituzionale (nel caso in esame impossibilità di realizzazione sul piano sessuale, impossibilità di costituire un nucleo familiare, incapacità di continuare l’attività sportiva), i giudici di merito avevano errato nel non aver liquidato il danno integrale. La Cassazione rinviava la causa ai giudici della Corte territoriale in diversa composizione per un riesame della controversia.



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