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Tribunale di Firenze: sì al risarcimento del danno da morte in favore della fidanzata della vittima

06 maggio 2015 -

Il 25 marzo il Tribunale di Firenze ha ammesso il diritto al risarcimento del danno anche in capo alla fidanzata non convivente della vittima, evidenziando che la Suprema Corte, con Sentenza n. 7128/2013, ha chiarito che per “convivenza” non deve intendersi la sola situazione di coabitazione tra prossimo congiunto e vittima primaria di un illecito, quanto piuttosto lo stabile legame tra due persone connotato da duratura e significativa comunanza di vita e di affetti.

Nel caso in esame, gli attori stretti congiunti di una persona deceduta in conseguenza dell’altrui illecito, si sono rivolti al Tribunale di Firenze per chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale consistente nella definitiva perdita del rapporto parentale. Inoltre, la fidanzata non convivente della vittima primaria ha chiesto allo stesso Tribunale il risarcimento del danno morale direttamente sofferto per la perdita del fidanzato.

Nell’ambito della valutazione della richiesta da parte degli attori, secondo il Giudice bisogna considerare la giovane età dello scomparso, la gravità del fatto illecito, l’intensità del vincolo di sangue esistente tra la vittima e gli istanti, l’età del congiunto danneggiato, la relazione di convivenza nonché tutti gli elementi peculiari della fattispecie concreta, così che il risarcimento sia, il più possibile, adeguato al danno e non meramente simbolico.

Il Giudice del Tribunale ha passato in rassegna i precedenti di interesse della Corte di legittimità.

In tema di risarcibilità dei pregiudizi di natura non patrimoniale conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona, secondo la Sentenza n. 46351/2014, Cassazione Penale, il riferimento ai prossimi congiunti della vittima primaria, quali soggetti danneggiati iure proprio, deve essere inteso nel senso che, in presenza di un saldo e duraturo legame affettivo tra questi ultimi e la vittima, è proprio la lesione che colpisce tale peculiare situazione affettiva a connotare l’ingiustizia del danno e a rendere risarcibili le conseguenze pregiudizievoli che ne siano derivate, a prescindere dall’esistenza di rapporti di parentela, affinità o coniugio giuridicamente rilevanti come tali.

News pubblicata in: Diritto costituzionale


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