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Derivati - Cassazione Civile: nella put option il mandato alla banca non configura contratto a favore di terzo

09 maggio 2016 -

La Corte di Cassazione ha stabilito che nell’esercizio di un’opzione put, il mandato conferito ad una banca a trasferire le azioni depositate presso la stessa in favore del titolare della corrispettiva opzione call, una volta esercitato, non configura un contratto a favore del terzo, risultando così la banca mandataria esonerata dalla responsabilità nei confronti di quest’ultimo.

In via preliminare la Suprema Corte illustra gli strumenti derivati oggetto della controversia e il loro funzionamento: le opzioni call e le opzioni put.

Le call options sono dei contratti in cui l’acquirente acquista, pagando il c.d. premio, il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un titolo, detto sottostante, ad un dato prezzo d’esercizio detto “strike price”. “L’acquisto di una opzione call è uno strumento finanziario utilizzato quando l’investitore ha delle aspettative al rialzo sul titolo sottostante” e non vuole assumersi il rischio di perdita massima maggiore del premio pagato.

Viceversa le put options sono dei contratti in cui l’acquirente acquista, pagando il premio, il diritto, ma non l’obbligo, di vendere un titolo ad un dato strike price, mentre l’altra parte si impegnerà ad acquistare il titolo, se l’acquirente dell’opzione decide di esercitare il suo diritto, ma avrà nel frattempo incassato il premio obbligatorio dell’acquirente.

I derivati costruiti attraverso questi due tipi di opzioni possono avere livelli diversi di leva finanziaria, che esprime il rialzo (call) o il ribasso (put) del prezzo dell’opzione rispetto ad una variazione percentuale del titolo sottostante. “Le opzioni di tipo europeo, come quelle del caso di specie, danno la possibilità di esercitare il diritto alla scadenza”.

News pubblicata in: Diritto civile


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