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Armi - Consiglio di Stato: si amplia la discrezionalità per le licenze di porto d’armi

09 gennaio 2017 -
Armi - Consiglio di Stato: si amplia la discrezionalità per le licenze di porto d’armi

“L’eventuale precedente rinnovo non fa nascere alcuna aspettativa. Ciò in quanto, ogni volta che esamina una istanza di rinnovo, il Ministero dell’Interno formula una attuale valutazione degli interessi pubblici e privati coinvolti e tiene conto delle esigenze attuali della salvaguardia dell’ordine pubblico”. Questo quanto affermato dalla sentenza n. 5276/2016  dalla III Sezione del Consiglio di Stato in tema di autorizzazione e concessione della  licenza di polizia per difesa personale.

Il caso

La questione è stata affrontata, a seguito dell’appello proposto dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Teramo, i quali chiedevano la riforma della sentenza n. 284/2010, con cui il  T.A.R. per l’Abruzzo, sede di l’Aquila, ritenendo il provvedimento impugnato contradditorio rispetto a quelli precedenti di rilascio e di rinnovo del porto d’armi, oltre che non adeguatamente motivato, accoglieva il ricorso dell’interessato annullando l’atto impugnato.

Avverso tale decisione, l’Amministrazione proponeva appello dinnanzi al Consiglio di Stato, il quale con la pronuncia in commento ha aderito all’orientamento prevalente nella giurisprudenza amministrativa, riaffermando il principio secondo cui l’eventuale precedente rinnovo non fa nascere alcuna aspettativa.

Il porto d’armi

In particolare, si è osservato che ogni qual volta viene esaminata una istanza per il rilascio od il rinnovo del porto d’armi, il Ministero dell’Interno, nelle sue articolazioni centrali e periferiche, formula una attuale valutazione degli interessi pubblici e privati coinvolti e tiene conto delle esigenze attuali della salvaguardia dell’ordine pubblico, ciò in quanto il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto ma rappresenta, invece, un’eccezione al normale divieto sancito dall’articolo 699 del codice penale, e dell’articolo 4, comma 1, legge 18 aprile 1975 (Consiglio di Stato, Sezione Terza, 26/10/2016, n. 4495; Tar Catanzaro, Sezione Prima, 29/08/2016 n.1662).



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