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Marchio - Tribunale di Milano: l’utilizzo del segno distintivo come parola chiave di AdWords non costituisce un illecito né integra condotta concorrenziale sleale

15 febbraio 2017 -
Marchio - Tribunale di Milano: l’utilizzo del segno distintivo come parola chiave di AdWords non costituisce un illecito né integra condotta concorrenziale sleale

Il Tribunale di Milano ha stabilito che l’uso del termine costituente un marchio di un’impresa come parola-chiave per una migliore visibilità in rete da parte di concorrenti commerciali non costituisce di per sé violazione del marchio stesso, né concorrenza sleale.

Nel caso in esame, una società agiva in giudizio nei confronti di una società concorrente per l’accertamento della violazione dei diritti di marchio di cui all’articolo 20 del Decreto Legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (“Codice della proprietà industriale”), avendo quest’ultima utilizzato il marchio come metatag del sito internet e come key word nell’ambito del servizio AdWords di Google, nonché per concorrenza sleale ex articolo 2598 nn. 1, 2 e 3 del Codice Civile, con conseguente domanda di risarcimento del danno, quantificato per un importo pari a euro 820.000,00.

Costituitasi in giudizio, la convenuta contestava di aver usato il marchio della controparte come metatag del proprio sito internet, trattandosi di sistema di indicizzazione dei contenuti della rete ampiamente superato, a fronte dell’algoritmo PageRank che privilegia nella collocazione i siti più “linkati, ma non negava di aver utilizzato il marchio come key word nell’ambito del servizio di advertising di Google, al fine di far visualizzare il proprio annuncio al fruitore della rete che avesse digitato sulla tastiera tale termine.

Esclusa la legittimazione passiva e ogni responsabilità del gestore del motore di ricerca in ordine a qualsiasi pretesa di violazione del marchio, per il fatto che il prestatore del servizio non fa un uso del marchio ma, diversamente, permette ad altri di usarlo come parola-chiave (sentenza 23/3/10 in C-236/08 e C-238/08, Google France, CGUE), il giudice ha valutato nel merito la fondatezza della domanda attorea, richiamando un’ampia giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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