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Marchio - Tribunale di Torino: esaurimento del marchio e vendita on line

17 marzo 2017 -
Marchio - Tribunale di Torino: esaurimento del marchio e vendita on line

Il commercio elettronico ha imposto un ripensamento delle politiche commerciali volte a determinare ed imporre canali e sistemi di vendita ai rivenditori e distributori. La giurisprudenza nazionale e l’Unione europea vanno nella direzione di consentire la maggiore apertura alle vendite on line. Una interessante pronuncia del Tribunale di Torino conferma questo orientamento.

Principio di esaurimento

L’articolo 5 del Codice della Proprietà Industriale (“CPI”) sancisce il principio generale di “esaurimento” del diritto di proprietà industriale.

Con riferimento al marchio, tale principio rappresenta un limite all’esclusiva riconosciuta al titolare: il diritto esclusivo si esaurisce infatti dopo che il bene contraddistinto dal marchio è stato messo in commercio dal titolare – o con il suo consenso (ad esempio, dal licenziatario) – nel territorio dello Stato o nel territorio di uno Stato membro della Comunità europea o dello Spazio economico europeo.

L’esclusiva è quindi limitata al primo atto di messa in commercio, mentre nessuna esclusiva può essere successivamente vantata dal titolare della privativa sulla circolazione del prodotto recante il marchio.

Deroga al principio di esaurimento

Il principio dell’esaurimento conosce tuttavia un’importante eccezione: il secondo comma dell’articolo 5 CPI reca, infatti, una norma di salvaguardia che, con riferimento al marchio, consente al titolare, anche quando abbia immesso il prodotto sul mercato e, pertanto, “esaurito” il diritto, di evitare che la privativa subisca una diminuzione di attrattiva e di valore.

Al fine di evitare che il titolare del marchio possa arbitrariamente comprimere la libera circolazione sul mercato comunitario, la deroga al principio dell’esaurimento del marchio è circoscritta al ricorrere di condizioni che rendono necessaria la salvaguardia dei diritti oggetto specifico della proprietà: devono sussistere “motivi legittimi perché il titolare stesso si opponga all'ulteriore commercializzazione dei prodotti, in particolare quando lo stato di questi è modificato o alterato dopo la loro immissione in commercio”.



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