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Videosorveglianza - Cassazione Penale: continuità normativa tra le norme penali prima e dopo il Jobs Act

25 gennaio 2017 -
Videosorveglianza - Cassazione Penale: continuità normativa tra le norme penali prima e dopo il Jobs Act

La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai sensi dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, costituisce reato l’uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività del lavoratori, essendo intervenuto il Jobs Act solo al fine di adeguare il dettato normativo alle nuove tecnologie in uso nel mondo del lavoro.

La pronuncia offre la possibilità di ripercorrere i recenti sviluppi della normativa in materia di videosorveglianza nei luoghi di lavoro.

Il caso in esame

La decisione della Corte ha tratto origine dall’appello, convertito in ricorso per Cassazione, proposto dalla legale rappresentante di una società esercente l’attività di distribuzione di carburante avverso la sentenza del Tribunale che la riteneva penalmente responsabile del reato previsto dagli articoli 4, comma 2, e 38 della legge 20 maggio 1970 n. 300 (“Statuto dei Lavoratori”), in relazione agli articoli 114 e 171 del decreto legislativo 20 giugno 2003 n. 196 (“Codice Privacy”), perché nella sua qualità di legale rappresentante di detta società consentiva, tollerava e, comunque, non impediva che venissero installate sei telecamere collocate nel piazzale nelle vicinanze delle pompe di erogazione del carburante, collegate ad un monitor sistemato nel proprio ufficio, permettendo il controllo di una lavoratrice, in assenza di accordo con le rappresentanze sindacali e in mancanza di provvedimento della Direzione Territoriale del Lavoro.

Tra i vari motivi del ricorso, l’imputata lamentava l’inosservanza e l’erronea applicazione della legge penale sul rilievo che l’impianto era stato installato anni prima, allorché titolare dell’impianto era un soggetto diverso, con la conseguenza che, per tale ragione, il Tribunale avrebbe dovuto assolvere l’imputata in quanto estranea alla condotta contestata, trattandosi di reato istantaneo la cui consumazione matura nel momento dell’installazione dell’impianto, in assenza delle modalità definite dalla legge, sicché la condotta tenuta dall’imputabile non sarebbe punibile con riferimento alle disposizioni richiamate.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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