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Whistleblowing: come cambiano i modelli 231

23 novembre 2017 -
Whistleblowing: come cambiano i modelli 231

Con l’approvazione della proposta di legge A.C. n. 3365-B (“Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”), il whistleblowing (letteralmente, “soffiare nel fischietto”), istituto di origine anglosassone nato per tutelare in primis i dipendenti pubblici autori di segnalazioni di illeciti in funzione anticorruzione, troverà applicazione anche nel settore privato.

Il secondo comma della legge ha previsto, infatti, la modifica dell’articolo 6 del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, attraverso l’inserimento di tre nuovi commi. In virtù di tale riforma, rilevanti sono le novità introdotte nell’ambito della responsabilità amministrativa degli enti.

In primo luogo, i modelli di organizzazione 231 dovranno ora prevedere uno o più canali che consentano ad apicali (soggetti che “rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale”, o che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso) e sottoposti (soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza degli apicali) di presentare, a tutela dell’integrità dell’ente, “segnalazioni circostanziate di condotte illecite” rilevanti ai sensi della normativa 231, “fondate su elementi di fatto precisi e concordanti”, o “di violazioni del modello di organizzazione e gestione dell’ente” di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte.

News pubblicata in: Diritto penale, Procedura penale


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