Obbligo vaccinale: il No del Consiglio d’Europa al tempo delle Fake News

Acquario di Genova
Ph. Simona Balestra / Acquario di Genova

Abstract:

Il Consiglio d’Europa, in ossequio al principio di autodeterminazione del singolo in materia sanitaria, ha approvato una risoluzione con cui dice “No” all’obbligo vaccinale anti Covid-19, nonché alle eventuali politiche volte ad incentivare le vaccinazioni, ma discriminatorie nei confronti di chi sceglie di non immunizzarsi. E il bilanciamento tra autodeterminazione e fake news non è neppur semplice da rintracciare.

 

Indice:

Obbligo vaccinale: la crescente sfiducia nelle vaccinazioni e la reazione degli Stati

Obbligo vaccinale: la Risoluzione del Consiglio d’Europa del 21 Gennaio

Obbligo vaccinale: il ruolo dell’informazione. Conclusioni

 

Obbligo vaccinale: la crescente sfiducia nelle vaccinazioni e la reazione degli Stati

Dopo la valanga di fake news sul Covid-19, che hanno portato a comportamenti spesso sbagliati, ora è la volta delle “bufale” sul vaccino. Nei primi mesi del 2021, complice l’auspicata accelerazione nella somministrazione del farmaco, si sono susseguite numerose dichiarazioni sulle presunte – o reali – affidabilità sicurezza ed efficacia degli stessi.

Anche le dichiarazioni guardinghe di alcuni virologi hanno contribuito alla diffusione del timore (spesso ingiustificato) e delle reazioni di diffidenza in ampi settori dell’opinione pubblica, i quali esprimono non poche riserve sui tempi ristretti delle sperimentazioni del vaccino, arrivati a Dicembre 2020.

Certo, nella storia delle vaccinazioni non si era mai vista una campagna così martellante e capillare, a livello globale, ed una scoperta così rapida. Ma i dati scientifici dei primi tre mesi hanno già smentito ampiamente tali supposizioni.

È innegabile come nell’ultimo decennio, in tutta Europa, si sta assistendo ad una crescente sfiducia nei confronti dei vaccini, accusati – senza alcun fondamento – di causare danni alla salute, soprattutto se somministrati in dosi massicce e in un breve lasso di tempo. A questa sfiducia è seguita una preoccupante diminuzione del numero delle persone che decidono di accettare la somministrazione del farmaco, con la conseguenza di assistere a focolai di malattie, ormai facilmente gestibili, come il morbillo e la varicella.

Benché la competenza sanitaria, a livello comunitario, sia di competenza degli Stati membri, il Consiglio Europeo – nel 2018 – ha raccomandato soluzioni rapide ed efficaci contro «la rapida diffusione della disinformazione attraverso i social media e gli antivaccinisti in pubblico» che hanno contribuito ad alimentare «pregiudizi, nonché una maggiore diffidenza e timori nei confronti di eventi collaterali non dimostrati».

La questione, dapprima solo mediatica, ha avuto in seguito un riflesso sul piano politico, portando alla riforma delle legislazioni nazionali in materia di vaccini, innalzando il numero di quelli obbligatori per mantenere la cd. “immunità di gregge” e sfidare il crescente scetticismo.

Attualmente, ben 14 Paesi dell’Unione Europea, non prevedono alcun vaccino obbligatorio, tra cui Portogallo, Spagna, Irlanda, Germania e Svezia. Va precisato, però, che le autorità sanitarie tedesche, pur non obbligando alla vaccinazione, ne raccomandano fortemente la somministrazione ai minori prima dell’iscrizione alla scuola primaria, richiedendo l’esibizione del Libretto delle Vaccinazioni.

Tra i Paesi che prevedono le vaccinazioni, invece, rientrano la Lettonia – con ben 13 vaccini – e la Francia, che di recente ha aumentato il numero di quelli obbligatori per legge da 3 a 11.

In Italia, la Legge n.119/2017 (cd. Legge Lorenzin) ha reintrodotto un obbligo vaccinale mediato: non sono stati predisposti Piani di vaccinazione di massa, come negli anni ’60 del secolo scorso, ma la mancata somministrazione preclude l’iscrizione alla scuola dell’infanzia, ma non alle elementari. In quest’ultimo caso, i minori vengono segnalati all’ASL competente e i genitori possono essere passibili di sanzione amministrativa.

Quello che emerge è un quadro molto disomogeneo, ma che mostra come i Pasi Europei – con il sostegno dell’Unione – siano orientati verso una disciplina molto più stringente, con la collaborazione delle autorità locali per la segnalazione di eventuali profili di rischio.

 

Obbligo vaccinale: la Risoluzione del Consiglio d’Europa del 21 Gennaio

L’Assemblea del Consiglio d’Europa, lo scorso 21 Gennaio, ha approvato su proposta di Jennifer De Temmerman – deputata all’Assemblée National francese, iscritta al gruppo centrista Libertés et territoires – a larghissima maggioranza, una Risoluzione a favore del “No” all’introduzione dell’obbligo vaccinale anti-Covid, nonché il proprio parere contrario ad eventuali patentini/passaporti vaccinali.

Nella Risoluzione si legge, nello specifico, che occorre assicurare «che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno a livello politico, sociale o in altra forma può fare pressioni perché le persone si vaccinino se non lo scelgono autonomamente».

La raccomandazione è anche quella di assicurare che «nessuno venga discriminato se non vaccinato», che «si comunichi in maniera trasparente il contenuto dei contratti stipulati con i produttori» e che si individuino programmi di indennizzo per chi riporta danni alla vaccinazione. «Le misure non devono comunque violare il diritto e la libertà di ogni individuo alla propria autonomia fisica e consenso informato» e, citando la Convenzione di Oviedo, sottolinea che garantisce i diritti e la dignità «senza discriminazioni». «L’articolo 5 afferma che un intervento nel campo della salute può essere compiuto solo dopo che la persona ha fornito un consenso informato e libero. Nel caso dell’esitazione vaccinale, ciò implica che non si può imporre con la forza». In caso di eccezioni previsti dalle singole leggi nazionali, le condizioni si devono interpretare alla luce dei criteri stabiliti dalla CEDU.

È stato approvato, inoltre, un emendamento che recita: «I certificati di vaccinazione non dovrebbero essere usati come “passaporto vaccinale” (ai confini, per i viaggi aerei o per l’accesso ai servizi). Tale uso sarebbe non scientifico in assenza di dati sull’effettiva efficacia dei vaccini nella riduzione della trasmissione, sulla durata dell’eventuale immunità acquisita e della percentuale di “fallimenti” nel produrre immunità dovuti alle nuove varianti, alla carica virale e ai ritardi nelle seconde dosi. Tale uso porrebbe anche problemi di privacy e, tenendo conto della limitata disponibilità di vaccini, potrebbe perpetrare e rafforzare pratiche di esclusione e discriminazione».

 

Obbligo vaccinale: il ruolo dell’informazione. Conclusioni

Affinché tutto ciò possa divenir realtà, e non solo buone intenzioni, a tutela dell’autodeterminazione del singolo, è necessario che il cittadino venga correttamente informato su tutte le questioni inerenti alla vaccinazione anti Covid-19.

Il bilanciamento tra il diritto all’informazione a la tutela della salute appare alquanto problematico, considerata l’attesa messianica di questo vaccino e le reazioni che si sono registrate di fronte a manifestazioni di scetticismo sulla sua capacità di farci uscire dalla pandemia.

Un ruolo cruciale, certamente, lo giocheranno le piattaforme social: già Facebook e Twitter sono stati in grado di canalizzare i flussi informativi in una direzione predeterminata che, nel caso di specie, è quella della selezione e rimozione di contenuti ritenuti falsi o, quantomeno, non supportati da evidenze scientifiche e non riconducibili a fonti istituzionali. Stanno lavorando, inoltre, con le istituzioni di igiene pubblico come l’OMS e l’Unicef, per diffondere messaggi a favore del vaccino antinfluenzale su tutta la piattaforma, fornendo loro gli strumenti per raggiungere più persone.

In ambito nazionale, ruolo cruciale è affidato al ruolo del singolo giornalista, il quale deve evitare «nella pubblicazione di notizie su argomenti scientifici un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate», come recita il testo novellato dell’Art.6 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista, in materia di deontologia professionale.

Il ruolo dei media non è quello di alimentare pulsioni disfattiste e autodistruttive, né di legittimare comportamenti lassisti e di disimpegno rispetto alle norme dettate a protezione della nostra salute.

Invece, si è creata una polarizzazione tra due schieramenti estremisti: gli allarmisti – in servizio permanente ed effettivo – e i minimalisti, sempre pronti a trovare punti di paragone tra il Covid-19 e altre patologie del passato.

In Italia, già dopo l’inizio delle vaccinazioni, l’opinione diffusa – sia nel Governo, sia nell’opinione pubblica – si riferiva ad un vaccino “fortemente raccomandato”, piuttosto che obbligatorio. Sul punto ha preso posizione anche il Comitato Nazionale di Bioetica che, nella persona del Presidente, ha riferito come l’obbligatorietà dei vaccini sia da prendere in considerazione come extrema ratio.

Ma nel contesto descritto, anche la decisione di rendere il vaccino anti-Covid obbligatorio potrebbe rivelarsi necessaria, per superare le fasi più acute dell’emergenza. In questo caso, anche la Giurisprudenza della CEDU non sembra porre particolari limitazioni o divieti, purché una simile decisione venga adottata nel rispetto delle procedure democratiche di produzione legislativa costituzionalmente previste e sia finalizzata alla tutela della salute pubblica, sempre tenuto conto del già citato largo margine di apprezzamento di cui godono gli Stati.