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Fedor Dostoevskij: paura d’essere innocente

13 febbraio 2017

Porfiri Petrovic’ si fermo un momento, con dignità. Raskòlnikov sentì affluire in sé non so che nuovo sgomento. Il pensiero che Porfiri lo stimasse innocente cominciò tutt’a un tratto a fargli paura.

– Raccontare ogni cosa per ordine, come di colpo cominciò allora, forse non è necessario, - continuò Porfiri Petrovic’; – è perfin superfluo, penso. E poi difficilmente lo potrei. Perché, come spiegar questo minutamente? In origine corsero delle voci. Dirvi che voci fossero, e da chi provenissero e quando… e per qual motivo propriamente la faccenda fosse giunta a taccar voi, è pure, io credo, superfluo. Per me personalmente poi la cosa cominciò da una circostanza casuale, da un caso del tutto fortuito, che poteva benissimo esserci, come poteva non esserci – quale? Uhm, anche questo, penso, non è il caso di dirlo. Tutto ciò, voci e circostanze casuali, confluì allora per me in un sol pensiero. Lo confesso sinceramente, perché, se si ha da confessare, è bene dir tutto. Fui io allora il primo ad assalirvi. Quelle annotazioni della vecchia sugli oggetti, mettiamo, eccetera eccetera, tutte quelle eran scempiaggini. Di simili fatterelli se ne possono accumulare un centinaio. Ebbi anche occasione allora di apprendere nei particolari la scena avvenuta negli uffici del commissariato, pure casualmente, e non già così, di sfuggita, ma da un narratore speciale, importantissimo, che, senza saperlo egli stesso, seppe rendere quella scena meravigliosamente. Tutto questo, vedete, fa capo ad una cosa sola, a una cosa sola, Rodiòn Romanic’, colombello! Be’, com’era qui possibile non prendere un certo dirizzone? Con cento conigli mai si metterà insieme un cavallo, con cento sospetti mai si metterà insieme una prova, ecco come dice un proverbio inglese, e questa, vedete, non è che saggezza, ma provatevi un po’ a venir a capo delle passioni, delle passioni, perché anche il giudice istruttore è un uomo!

[Fedor Dostoevskij: Delitto e Castigo, Fabbri Editore, traduzione di Silvio Polledro, pp.478-479]

 

Cortese segnalazione dell’Avv. Barbara Urbini

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