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Michel Pastoreau: stemmi folli anche per l’avvocato

09 luglio 2018

Malgrado la minaccia delle multe e le confische che si susseguirono per tutto il 1697, le registrazioni non furono tante. Così, il 3 dicembre 1697, una sentenza del Consiglio del re istitui’ in ciascuna intendenza e circoscrizione finanziaria, dei «ruoli» in cui dovevano essere iscritti tutti i nomi dei privati e delle comunità che si presumeva portassero uno stemma. Dopo la pubblicazione dei ruoli, gli interessati avrebbero avuto otto giorni di tempo per farli registrare e pagare i relativi oneri: in caso contrario gli stemmi sarebbero stati attribuiti d’ufficio. 

È così molti soggetti - magistrati, medici, mercanti, artigiani, chierici - e molte collettività che non avevano mai portato uno stemma né erano minimamente intenzionati a farlo, si videro costretti ad adottarne uno, oppure, più frequentemente, a riceverlo d’ufficio. Fu per costoro che Charles d’Hozier, responsabile dell’Armorial, è i suoi funzionari produssero diverse serie di scudi simili, costruiti sulla semplice declinazione dei medesimi colori o delle medesime figure per una determinata città o regione. Sempre in questa occasione vennero creati una quantità di stemmi «parlanti» - quelli in cui la figura rimanda al nome del detentore tramite un gioco di parole o una scherzosa allusione - che furono poi debitamente depositati nell’Armorial général e ovviamente non furono mai usati dai beneficiari. Un farmacista bretone si vide difatti recapitare uno scudo che raffigurava una siringa e tre vasi da notte, mentre un avvocato normanno, che rispondeva al nome di Le Marié, fu dotato di uno scudo ornato di un paio di corna. 

[Michel Pastoreau, Figure dell’araldica, Ponte alle grazie, 2017, pp. 17 e 18]

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n.7770 - ISSN 2239-7752

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