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Sulla natura giuridica della clausola arbitrale inserita nelle polizze di assicurazione ‘infortuni’

Breve nota a margine della Sentenza della Corte di Cassazione 10 aprile 2015 n. 7176 19 ottobre 2016 -
Sulla natura giuridica della clausola arbitrale inserita nelle polizze di assicurazione ‘infortuni’

ABSTRACT

Per i Giudici della Suprema Corte, in tema di assicurazione contro gli infortuni da circolazione, la clausola di polizza che devolva a terzi, con effetto vincolante per le parti, l’accertamento e la quantificazione del danno astrattamente, configura una c.d. perizia contrattuale e non un arbitrato irrituale, giacché le parti devolvono a terzi, scelti per la loro particolare competenza tecnica, non già la risoluzione di una controversia giuridica, ma la formulazione di un apprezzamento tecnico che preventivamente si impegnano ad accettare come diretta espressione della loro determinazione volitiva.

Nelle brevi note che accompagnano il testo della sentenza l’autore riassume le posizioni della giurisprudenza della dottrina in materia

 

1) Natura giuridica della clausola alla luce della decisione della Cassazione n. 7176/2015

Con la sentenza 7176/2015 la Corte di Cassazione si sofferma ad analizzare la natura giuridica della clausola che, inserita in un contratto di assicurazioni, conferisce ad un collegio di periti la determinazione e l’ammontare del danno. Nel caso di specie, in forza della clausola di cui sopra, il contraente di una polizza di assicurazione contro gli infortuni, aveva convenuto con l’Impresa assicuratrice che, in caso d’infortunio, la determinazione del grado d’invalidità permanente, fosse demandata a un collegio di medici. Per meglio dire, la clausola (di frequente utilizzo da parte delle compagnie di assicurazione in polizze di questo tipo) stabiliva che, l’accordo sull’ammontare del danno fosse cercato nel contraddittorio delle parti e dei periti, dalle stesse nominati (l’uno dall’assicurato e l’altro dalla Società assicuratrice), e, in caso di disaccordo, la soluzione delle divergenze fosse affidata ad un terzo perito, nominato dai due precedenti.

Nella prassi assicurativa, tale clausola è concepita come una forma di arbitrato irrituale, tale per cui durante l’espletamento della procedura di accertamento, valutazione e quantificazione del danno da parte dei periti si ritiene sia precluso all’assicurato il diritto di agire in giudizio dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.

La Suprema Corte, nella sentenza in epigrafe, non condivide tale orientamento e sostiene che all’accertamento peritale vada riconosciuta la natura di perizia contrattuale, anziché quella di arbitrato irrituale.

Invero, seguendo l’insegnamento prevalente della Suprema Corte (v. Cassazione, 24 maggio 2004, n. 9996, in Rivista arbitrato, 2006, 727, con nota di MARULLO DI CONDOJANNI) “si ha perizia contrattuale quando le parti deferiscono secondo le regole del mandato collettivo ad uno o più soggetti, scelti per la loro particolare competenza tecnica, il compito di formulare un apprezzamento tecnico che esse parti si impegnano ad accettare come diretta espressione della loro volontà contrattuale; si ha invece arbitrato irrituale quando il compito affidato è quello di elaborare una soluzione transattiva di una questione su cui esiste una controversia tra le parti, le quali si impegnano ad assumere tale soluzione come contenuto della propria volontà, cioè del negozio transattivo cui esse si sono obbligate; entrambi i negozi sono caratterizzati dal conferimento, agli esperti nominati, di un mandato per una definizione negoziale, che nel primo caso attiene solo ad un apprezzamento tecnico, mentre nel secondo attiene all’intera controversia”. Nello specifico, sulla scorta del principio espresso dalla Suprema Corte e dalla lettura della clausola normalmente inserita nelle polizze assicurative, prescindendo dal dato letterale utilizzato dalle Compagnie (che nel formulare la rubrica della clausola usano normalmente la formula: “arbitrato irrituale”), deve dedursi che si tratta di una perizia contrattuale, in quanto le parti deferiscano ad uno o più soggetti, scelti per la particolare competenza tecnica, il compito non di risolvere una controversia giuridica, bensì di formulare un apprezzamento tecnico che le parti si impegnano ad accettare come diretta espressione della loro volontà negoziale. Infatti, le parti non affidano agli arbitri il compito di elaborare una soluzione transattiva di questione su cui esiste controversia né, per conseguenza, s’impegnano ad assumere tale soluzione come contenuto della propria volontà.



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