Rivista Intelligence e sicurezza - 3/2022

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Daniele Cabri

Quando eravamo amabili selvaggi è il titolo della ricerca artistica di Daniele Cabri dedicata alla memoria del suo paese natale, Rocchetta, nel Comune di Guiglia (MO).

Tutto il fare artistico di Daniele Cabri inizia da lì, dalla memoria. Il suo lavoro su pelli animali è un tentativo doloroso e al tempo stesso necessario di salvare dall’oblio, ritraendole, le persone, gli animali e gli oggetti del borgo natio dei suoi genitori. Come in una metanarrazione ove l’atto stesso del raccontare si fa racconto, le figure delineate o incise sulle pelli animali con pirografo e fiamma ossidrica diventano portavoce della loro storia personale, di quella del proprio territorio e, di riflesso, di quella dell’artista, che è cresciuto in quegli stessi luoghi al fianco di questa gente, facendola diventare parte di sé.

Molti di questi lavori su pelle hanno composto una grande installazione, Latebra, più volte esposta (a partire dalla mostra Ad lunam presso Studio Cenacchi, Bologna, 2021). Questa installazione-scultura, costituita da listelli di legno incastonati fra loro e rivestiti appunto di pelli animali incise e disegnate con il fuoco, rappresenta la protezione, la cura dell'anima, un momento di raccoglimento in cui isolarsi dal ritmo frenetico della vita e ritrovarsi. È un rifugio dove le pelli diventano una corazza che avvolge chi entra, riparandolo dall’esterno. Osservandola il pensiero corre alla iurta (tipica abitazione dei popoli nomadi dell’Asia, ove compiere riti sciamanici di purificazione), al mito della caverna di Platone (metafora del percorso conoscitivo), o ancora alle pitture rupestri delle grotte preistoriche. Ma può essere vissuta anche come un viaggio all’interno della propria anima e delle proprie memorie che prendono qui forma nelle figure ritratte sulle pelli.

 

di Maria Chiara Wang

 

Le fotografie del progetto artistico di © Daniele Cabri – Quando eravamo amabili selvaggi sono di © Maurizio Codeluppi

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