Giovanni Sgambati: Il genio della musica amato da Liszt e Wagner

Ritratto di Giovanni Sgambati  (1841-1914), 1888. ad opera di Vespasiano Bignami  (Fonte Wikipedia)
Ritratto di Giovanni Sgambati (1841-1914), 1888. ad opera di Vespasiano Bignami (Fonte Wikipedia)

Giovanni Sgambati: Il genio della musica amato da Liszt e Wagner

 

Pianista dal virtuosismo travolgente, compositore dalla visione europea e pedagogo illuminato, Giovanni Sgambati occupa una posizione centrale nella storia musicale italiana della seconda metà del XIX secolo. In una Penisola dominata in modo quasi monopolistico dal melodramma e dall’opera lirica, Sgambati fu il vero motore della rinascita sinfonica, da camera e strumentale.
 

Una vita segnata dai grandi maestri e dalle istituzioni

Nato a Roma nel 1841 da padre italiano e madre inglese, il giovane Giovanni evidenziò un talento precoce per il pianoforte. La svolta della sua carriera avvenne con il ritorno nella città natale, dove l’incontro con Franz Liszt si rivelò decisivo. Liszt ne divenne il mentore e la guida intellettuale, trasmettendogli i segreti del pianismo trascendentale e introducendolo al repertorio mitteleuropeo di autori come Bach, Beethoven, Schumann e Wagner.

L’attività di Sgambati non si limitò alla composizione e all’esecuzione, ma si estese all’organizzazione culturale. Insieme al violinista Ettore Pinelli fondò la Società del Quartetto di Roma, un’istituzione coraggiosa che offrì al pubblico della capitale l’opportunità di ascoltare per la prima volta i grandi capolavori strumentali tedeschi. Pochi anni dopo pose le basi della scuola pianistica romana con l’istituzione delle prime cattedre di pianoforte presso la Regia Accademia di Santa Cecilia. La sua fama travalicò presto i confini nazionali quando Richard Wagner, impressionato dalla qualità della sua scrittura durante un soggiorno romano, lo raccomandò personalmente all’editore Schott, garantendogli una prestigiosa vetrina internazionale.
 

Le opere e le cifre di uno stile innovativo

Il catalogo di Sgambati abbraccia sia le grandi forme orchestrali sia la letteratura pianistica, distinguendosi per la solida architettura formale e per un lirismo raffinato.

Nella produzione per grande orchestra e da camera, la Sinfonia n. 1 in Re maggiore si impone come un momento di svolta per la musica italiana del periodo, premiata a Milano per la sua struttura rigorosa di chiara matrice brahmsiana. Il Concerto per pianoforte e orchestra in Sol minore rivela invece un titanismo pianistico di ascendenza lisztiana, bilanciato da un ampio respiro melodico. L’ampio e denso contrappunto del compositore trova la sua massima espressione nei due Quintetti con pianoforte, che figurano tra i capolavori assoluti della musica da camera italiana del secolo.

Per quanto riguarda il repertorio pianistico solistico e la musica sacra, Sgambati alternò composizioni di carattere e fughe a celebri trascrizioni, tra le quali spicca la celeberrima rielaborazione della Mélodie dall’Orfeo ed Euridice di Gluck. Sul fronte della musica per la liturgia, il suo contributo più alto resta la solenne Messa da Requiem, concepita per le esequie di re Umberto I.

Lo stile compositivo di Sgambati non scadde mai nella superficialità. L’uso di armonie complesse e di cromatismi arditi nei tempi lenti conferisce alle sue pagine un’intensa drammaticità, mentre la scrittura per pianoforte sfrutta ogni sfumatura dello strumento senza che il virtuosismo diventi un fine autonomo. Anche nelle sezioni più brillanti, l’indipendenza polifonica delle voci intermedie e del basso garantisce una trama sempre densa ed equilibrata.
 

L’impatto storico e l’eredità artistica

L’opera di Sgambati lasciò un’impronta indelebile, rompendo l’isolamento culturale della musica strumentale italiana. Insieme a Giuseppe Martucci, Sgambati spianò la strada alla cosiddetta Generazione dell’Ottanta, dimostrando ai compositori successivi come Respighi, Casella e Pizzetti che la musica poteva sviluppare un discorso drammatico autonomo anche al di fuori della scena teatrale. Il suo magistero didattico a Santa Cecilia rinnovò infine la tecnica pianistica in Italia, sostituendo la ricerca della pura agilità meccanica con una rigida analisi del testo e un’attenta cura del timbro.

Discografia ragionata

 

Per quanto riguarda la musica sinfonica, l’incisione integrale di riferimento comprende le due Sinfonie n. 1 & 2, eseguite dall’Orchestra Sinfonica di Roma diretta da Francesco La Vecchia per l’etichetta Naxos, un album essenziale per cogliere il respiro europeo delle sue architetture orchestrali.

Nel repertorio per strumento solista e orchestra, l’interpretazione del Concerto per pianoforte e orchestra in Sol minore, Op. 15 firmata dal pianista Massimiliano Damerini con l’Orchestre Philharmonique de Marseille diretta da Lior Shambadal, pubblicata da Dynamic, restituisce con energia il carattere virtuosistico e l’impronta lisztiana della pagina.

Per esplorare la musica da camera, la registrazione dei Quintetti per pianoforte e archi n. 1 & 2 incisa dal pianista Francesco Caramiello insieme al Quartetto Ex Novo per l’etichetta ASV, rappresenta una testimonianza fondamentale, capace di far risaltare la ricchezza cromatica del compositore romano.

Per conoscere il suo repertorio vocale e sacro, non si può omettere la sua stupenda e sontuosa Messa da Requiem op. 38, nell’edizione che vede Joern Wilsing (baritono), la Philharmonischer Chor Heilbronn, Mitglieder des Staatsorchesters Stuttgart, diretti da Ulrich Walddörfer (Carus-Verlag, 1988/1990).

Infine, per il repertorio pianistico solo, la raccolta Complete Piano Music (Vol. 1-5) curata dal pianista Pietro Spada per la casa discografica Arts Music, costituisce la panoramica più completa per approfondire i Preludi, le Fughe e le famose trascrizioni liriche dell’autore.