Centenario di un simbolo

Milite Ignoto
Milite Ignoto

Il 4 novembre 1921, a Roma, nel complesso monumentale del Vittoriano, fu tumulata la salma del Milite Ignoto, in memoria dei militari caduti in guerra mai identificati.

Da un secolo il Milite Ignoto è il simbolo del Valore di tutti coloro che, in ogni tempo, in ogni occasione e spesso in silenzio, si sono sacrificati per la loro Patria. Dopo un secolo, celebrare il Milite Ignoto significa rendere omaggio alla Forza e alla Tenacia di quei concittadini, che si sono immolati per l’Italia, indicando alle future generazioni il loro Esempio, quale dimostrazione di Valore.

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La pratica di avere una tomba del Milite Ignoto si diffuse dopo la prima guerra mondiale, un conflitto in cui il numero di corpi non identificati fu enorme. Molte furono le nazioni partecipanti al conflitto che vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo combattente caduto con le armi in pugno. Il Milite Ignoto è, infatti, un militare morto in una guerra il cui corpo non è stato identificato e che si pensa non possa mai essere identificato. La sua tomba volle essere una sepoltura simbolica che rappresentasse tutti i morti in guerra, senza la possibilità di conoscerne il nome o il luogo di sepoltura. Fu fortemente voluta quale Simbolo dell’impegno e del sacrificio di un’intera collettività. Avrebbe dovuto rappresentare la sintesi suprema di tutti i cimiteri di guerra sparsi lungo le linee del fronte.

Fino ad allora i monumenti erano dedicati solo ai condottieri. Per i caduti c'erano cimiteri di guerra. Il più antico è quello di Arlington, in Virginia (U.S.A.), ideato dopo la guerra di secessione americana (1861 - 65).

Le prime tombe di milite ignoto per la prima guerra mondiale furono ideate in Francia, nell'Arco di Trionfo a Parigi, e in Gran Bretagna, nell'abbazia di Westminster (11 novembre 1920).

A suggellare il sacrificio delle centinaia di migliaia di italiani morti durante la grande guerra, già nel 1919 fu decretata la ricorrenza del 4 novembre, come festa nazionale.

L’Idea di realizzare un monumento al Milite Ignoto fu del Generale Giulio Douhet. In un articolo del 24 agosto 1920 sul giornale “Il Dovere, testata di riferimento dell'associazione “Unione Nazionale Ufficiali e Soldati” da lui fondata, scrisse in difesa dei soldati e in polemica con Cadorna, a cui rimproverava alcuni errori strategici nella grande guerra e la cocciutaggine nel perseguire obiettivi militari difficilmente raggiungibili. In particolare, lanciò una proposta:

«[...] Tutto sopportò e vinse il Soldato. Dall'ingiuria gratuita dei politicanti e dei giornalastri che [...] cominciarono a meravigliarsi del suo valore [...], alla calunnia feroce diramata per il mondo a scarico di una terribile responsabilità. Tutto sopportò e tutto vinse, da solo, nonostante. Perciò al Soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla stessa altezza dei Re e del Genio [...].»

Douhet individuò nel Milite Ignoto un simbolo in cui tutta l'Italia si sarebbe dovuta riconoscere. Il Milite Ignoto doveva avere uno spiccato simbolismo, rappresentando, secondo l’ideatore, la transizione metaforica dalla figura del soldato a quella del popolo e infine a quella della nazione. Questo passaggio tra concetti sempre più ampi è dovuto ai tratti indistinti della non identificazione del soldato. In proposito, Douhet scrisse:

«[...] Nel giorno in cui la sacra Salma trionfalmente giungerà al suo luogo di eterno riposo, in quel giorno tutta l'Italia deve vibrare all'unisono, in una concorde armonia d'affetti. [...] tutti i cittadini debbono far ala alla via trionfale, unendosi in un unanime senso di elevazione ideale nel comune atto di reverenza verso il Figlio e il Fratello di tutti, spentosi nella difesa della Madre Comune [...]»

L'idea di Dohuet fu raccolta dal Ministro della Guerra Giulio Rodino’, che, di concerto col Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e col Ministro del Tesoro Ivanoe Bonomi, presentò, il 20 giugno 1921, il disegno di Legge n. 202, intitolato “Onoranze al soldato ignoto”. Il ministro Rodinò presentando il disegno di legge in questione disse: “È una moltitudine anonima di prodi che non hanno lasciato alle famiglie, tuttora tormentate dai dubbi più angosciosi, il dolce e mesto conforto di poter custodire le loro gloriose spoglie. Sono legioni di umili eroi che la grande famiglia della Patria – alle cui fortune essi hanno fedelmente concorso col nobile sacrificio della vita – vuole rivendicare a sé, traducendo e riassumendo, nel suo sentimento e nella sua volontà, la volontà e il sentimento di migliaia di madri, spose e sorelle doloranti: vuole rivendicare a sé, perché sono i suoi figli prediletti, i suoi poveri figli sperduti – due volte colpiti dal destino – aspettanti invano che la tremula mano materna versi su di loro freschi petali votivi, irrorati di pianto; vuole rivendicare a sè per tributare alla loro memoria un solo vibrante commosso omaggio di gratitudine, di affetto e di devozione. Ma benché non individuata da nessun nome, una qualsiasi di quelle salme, scelta a caso fra quella muta e inerte folla ignota, ha la virtù di un simbolo e di un monito; perché rappresenta da sola, l’eroismo del soldato italiano che con la propria morte, con la soppressione della propria individualità, ha contribuito ad assicurare la vita ed il prestigio della Patria, ad imporre il nome di essa al rispetto ed all’ammirazione del mondo; perché ammonisce, infine che l’essere stato italiano e caduto per l’Italia è titolo bastevole per i supremi onori e la sempiterna venerazione, all’infuori di ogni altro segno identificatore […] Vi proponiamo  perciò che in Roma sia data solenne sepoltura, per opera dello Stato, alla salma non identificata di un soldato caduto in combattimento per la Patria.”  

La legge sulla "SEPOLTURA DELLA SALMA DI UN SOLDATO IGNOTO" fu approvata dal Parlamento del Regno d'Italia all'unanimità e senza dibattito il 4 agosto 1921. L'unica modifica rispetto alla proposta del Generale Douhet fu quella relativa al luogo di sepoltura: invece che nel Pantheon, che rimaneva riservato ai sovrani dell’epoca, il Milite Ignoto sarebbe stato inumato all'Altare della Patria al Vittoriano.

La scelta di cambiare il luogo di sepoltura consentiva il seppellimento del Milite Ignoto in un luogo:

•             aperto, sotto lo sguardo di tutti, e non chiuso tra le mura di un edificio, come nel Pantheon.

•             simbolico: all'Altare della Patria (che così sarebbe stato pienamente consacrato nelle sue funzioni), sotto la statua della dea Roma e davanti alla statua equestre di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re dell'Italia unita, indicato dalla storiografia come "Padre della Patria".

Dopo ampia discussione, fu deciso che la salma sarebbe stata tumulata al Vittoriano il 4 novembre 1921, terzo anniversario della Vittoria. Approvata la legge, il Ministero della guerra diede incarico a una commissione di raccogliere undici salme d'impossibile identificazione, fra le quali designarne una, da tumulare al Vittoriano. La commissione esplorò tutti i luoghi nei quali si era combattuto, compiendo ogni possibile sforzo affinché non fosse possibile individuare la provenienza “territoriale” del prescelto, né il reparto o la Forza Armata di appartenenza. L'attività fu condotta in modo che, fra i resti raccolti, ve ne potessero anche essere di reparti di sbarco della Marina (per garantire la presenza di tutte le Forze Armate all’epoca esistenti). L’unico requisito assunto come inderogabile fu quello della italianità. Furono scelte undici salme provenienti ognuna delle zone del fronte: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare. Le salme furono poi trasportate nella basilica di Aquileia il 28 ottobre 1921.

La scelta della salma a cui dare solenne sepoltura all'Altare della Patria fu affidata a Maria Bergamas, madre di Antonio Bergamas, volontario irredentista di Gradisca d'Isonzo, comune friulano annesso all’Italia solo dopo la guerra, che aveva disertato dall'esercito austroungarico per unirsi a quello italiano. Antonio Bergamas, l’unico figlio maschio di Maria, aveva scritto alla partenza una toccante lettera alla mamma:

«Domani partirò per chissà dove, quasi certo per andare alla morte. Quando tu riceverai questa mia, io non sarò più. Forse tu non comprenderai questo, non potrai capire come non essendo io costretto sia andato a morire sui campi di battaglia… Perdonami dell’immenso dolore ch’io ti reco e di quello ch’io reco al padre mio e a mia sorella, ma, credilo, mi riesce le mille volte più dolce il morire in faccia al mio paese natale, al mare nostro, per la Patria mia naturale, che il morire laggiù nei campi ghiacciati della Galizia o in quelli sassosi della Serbia, per una Patria che non era la mia e che io odiavo. Addio mia mamma amata, addio mia sorella cara, addio padre mio. Se muoio, muoio coi vostri nomi amatissimi sulle labbra, davanti al nostro Carso selvaggio».

Poco prima della scelta, l'ordine d'allineamento delle bare fu cambiato per garantire la massima irriconoscibilità della salma. Chi assistette alla scena avrebbe poi ricordato che quella mamma, mentre si trascinava a fatica trattenendo il respiro, di fronte alla penultima bara, chiamando per nome il suo figliolo, cadde prostrata e ansimante in ginocchio, abbracciando con passione proprio quel feretro. La bara prescelta fu collocata sull'affusto di un cannone, accompagnata da reduci decorati al valore. Le altre dieci salme, rimaste ad Aquileia, furono tumulate nel cimitero che circonda la basilica nella Tomba dei dieci militi ignoti.

Milite ignoto

Il viaggio fu compiuto in treno dal 29 ottobre sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma a velocità moderatissima per consentire alla gente lungo il percorso di esprimere la loro deferenza al Milite Ignoto. Il carro funebre ferroviario che trasportava la salma riportava:

•       le scritte "MCMXV" e "MCMXVIII", ovvero gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale;

•       i versi contenuti nel canto quarto dell'Inferno della Divina Commedia: "[...] L'ombra sua torna, ch'era dipartita [...]", parole riferite a Virgilio e pronunciate da una delle quattro ombre che Dante vide venire incontro a loro, dalle sembianze né tristi né liete.

Furono decine di migliaia gli italiani che attesero, a volte anche per ore, il passaggio del convoglio per onorare la salma del Milite Ignoto. Il suo passaggio fu infatti sempre contornato da ali di folla, così come il suo arrivo preavvisato da aeroplani in volo.

Vittoriano con frecce

La reazione popolare superò di gran lunga ogni previsione.

Gli incaricati dell’ordine pubblico erano abituati in quei mesi a invasioni poco pacifiche: erano trascorse poche settimane dalle tante lotte e occupazioni che avevano caratterizzato il “biennio rosso” (1919-20). In quell’autunno di cento anni fa, la dimensione di quella massa di genitori, orfani e antichi commilitoni non destò alcun problema, perché la fiumana restò sempre composta, silente e mesta. Le persone in attesa lungo i binari si adeguarono alla “Consegna del Silenzio”, ordinata dalle autorità. La gente rendeva onore al Milite Ignoto, con piccoli gesti, con le mani o con i fazzoletti, senza proferire parola. Il Corriere della Sera, in un articolo pubblicato il 30 ottobre 1921, descrisse così il passaggio del treno: «[...] dove il treno passava rapido, gruppi fermi ai passaggi a livello salutavano, agitando i fazzoletti. Pareva che salutassero un essere caro tanto atteso. [...]».

Arrivata a Roma, la salma del Milite Ignoto fu trasferita alla basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove furono officiate le esequie solenni: qui sarebbe rimasta esposta al pubblico, fino alla mattina del 4 novembre. Per l'occasione la basilica restò aperta tutta la notte per consentire alla popolazione di tributargli il tanto desiderato omaggio. La salma, riposta in una semplice cassa di quercia, fu vegliata da guardie d'onore che si avvicendavano ogni dodici minuti. Le cronache raccontarono che tra il 3 e il 4 novembre, Roma fu presa d’assalto da una «fiumana di popolo», come titolò «La Stampa». Probabilmente furono mezzo milione i non romani, giunti nella Capitale anche a piedi, per partecipare all’inumazione del nuovo eroe nazionale. Non era un condottiero o un re, ma un uomo sconosciuto in uniforme; forse un giovane in armi, forse un umile contadino coscritto, comunque un nessuno che avrebbe potuto essere chiunque e che tutti i suoi compatrioti omaggiavano con Onore.

Alle nove e trenta del 4 novembre, l'affusto di cannone che trasportava la bara del Milite Ignoto arrivò in piazza Venezia, dove l’attendeva il Re Vittorio Emanuele III con la famiglia reale, il presidente del Consiglio dei ministri Ivanoe Bonomi e le ambascerie straniere. Al suo arrivo i militari che erano in testa al corteo si allargarono e si disposero su due linee laterali lungo gli estremi della scalinata del Vittoriano. A questo punto suonarono le campane di tutte le chiese di Roma e furono sparati dei colpi a salve dal cannone del Gianicolo.

Alle dieci, la bara del Milite Ignoto salì verso l'Altare della Patria accompagnata dal rullo di tamburi: l'accompagnamento con tamburi era un'antica tradizione che avveniva durante la celebrazione delle esequie dei principi sabaudi e che fu rispolverata per l'occasione da re Vittorio Emanuele III. Contemporaneamente, lungo tutta l'Italia, vennero officiate cerimonie religiose in onore al Milite Ignoto.

Sulla sua bara furono deposte la Medaglia d'Oro al Valore Militare e un elmetto da fante. Al Milite Ignoto, il 1 novembre 1921, fu, infatti, concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: "Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria". Il Ministro della Guerra, nell'annunciare all'esercito il conferimento della decorazione, scrisse nel suo ordine del giorno: "Lo sconosciuto, il combattente di tutti gli assalti, l'eroe di tutte le ore, ovunque passò o sostò, prima di morire, confuse insieme il valore e la pietà. Soldato senza nome e senza storia, Egli è la storia: la storia del nostro lungo travaglio, la storia della nostra grande vittoria". La medaglia al Valor Militare fu preceduta dalla “Medal of Honor”, massima decorazione militare statunitense assegnata il 12 ottobre 1921, con la motivazione: «Upon the unknown, unidentified Italian soldier to be buried in the National Monument to Victor Emanuel II, in Rome» (Al Milite Ignoto, soldato italiano non identificato che è seppellito al Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II a Roma)

La bara fu poi adagiata nel sacello, che fu chiuso dalla pietra sepolcrale di marmo riportante la scritta latina "Ignoto Militi”, ancora oggi visibile.

La cerimonia del 4 novembre 1921 è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita, visto che vi partecipò un milione di persone. Fu una partecipazione spontanea, segnata dalle tante madri in nero e delle vedove che alzavano figli di pochi anni verso il feretro dicendo: «Bacia il papà». Parteciparono anche i parlamentari socialisti e i comunisti, sebbene, per motivi ideologici, potessero non essere ufficialmente in linea con una celebrazione dai forti connotati nazionalistici.

Il rito funebre, marcatamente marziale, fu elaborato come una coreografia simbolica in grado di raccogliere l’intera comunità nazionale attorno alle proprie istituzioni. La cerimonia del 4 novembre 1921 rappresentò il recupero, da parte degli italiani, di quello spirito patriottico che era stato provato dalle sofferenze patite durante la prima guerra mondiale. Durante la cerimonia, in tutta Italia, ci fu la consegna del silenzio, che fu rotto per mezz'ora nel momento dell'inumazione del Milite Ignoto, oltre che dai tamburi, dal suono delle campane di tutte le città della Penisola e dallo sparo di ventun colpi di cannone da tutti i presidi militari. La consegna del silenzio fu assoluta: per tutta la durata della cerimonia vennero vietati tutti i discorsi, anche quelli ufficiali delle Autorità.

Da allora, la tomba del Milite Ignoto è sempre vigilata da:

•       una Guardia d'Onore; nei primi dieci anni l'onore della guardia toccò all'Arma dei Carabinieri; per il secondo decennio (1931-1941) fu riservato alla Fanteria; e così di seguito, di dieci in dieci anni, le varie armi si succederanno nel simbolico rito;

•       due fiamme che ardono perennemente; il significato allegorico delle fiamme che ardono è legato alla loro simbologia, antica di secoli, che affonda le origini nell'antichità classica, in particolar modo nel culto dei morti. Un fuoco che brucia eternamente simboleggia il ricordo del sacrificio del Milite Ignoto e dell'Amor Patrio ad esso collegato, che è perennemente vivo negli italiani, anche in quelli che sono lontani dal loro Paese, e che non svanirà mai. Sui due bracieri è collocata una targa il cui testo recita "Gli italiani all'estero alla Madre Patria", in ricordo alle donazioni fatte dagli emigrati italiani tra la fine del XIX secolo e l'inizio XX secolo.

altare della patria
altare della patria

Oltre alla condivisione di quei Valori immortali, siamo oggi fortunati nel poter vedere, leggere e ascoltare tante testimonianze di quell’evento. Ci sono, infatti, molte fotografie pubblicate nei periodici dell’epoca o raccolte in album celebrativi, minuziosi articoli che riempirono le pagine dei quotidiani e, soprattutto, i tanti filmati montati per realizzare un racconto visivo titolato “Gloria. Apoteosi del soldato ignoto”, che, per la durata di 77 minuti, sarebbe poi stato visto in tutte le sale cinematografiche del Paese. Ogni istante della lunga cerimonia, dalla preparazione del treno fino alla deposizione sull’Altare della Patria, venne immortalato. Così, il Milite Ignoto, quale Simbolo dei Valori della Patria, fu un grande evento mediatico in tutto il Paese: il primo di un’Italia stava timidamente entrando nell’era delle comunicazioni di massa. In quegli anni, infatti, i cinema si stavano moltiplicando nella Penisola, le vendite dei giornali e delle riviste illustrate (che ponevano meno problemi ai tanti semianalfabeti) erano notevolmente aumentate. Con le immagini del Milite Ignoto, tutti gli italiani si riconoscevano in una narrazione che li riuniva idealmente. Oggi, vediamo in quelle immagini in bianco e nero, uomini e donne immortalati in pose deferenti al passaggio del treno, a capo scoperto, addolorati (ma orgogliosi) di fronte alla cinepresa. Oggi comprendiamo e dobbiamo ricordare che il Milite Ignoto generò un’identità collettiva fatta di emozioni condivise.

La Professoressa Laura Wittman dell’Università di Stanford (California, U.S.A.), nel suo “The Tomb of the Unknown Soldier, Modern Mourning, and the Reinventation of the Mystical body”, volume del 2011 non ancora tradotto in italiano, ha scritto che in quanto anonimo, senza identità e senza appartenenza, il Milite Ignoto era un «corpo mistico»: incarnava il sacrificio di tutti, e tutti avrebbero potuto riconoscervi il padre, il fratello, il marito, il figlio perduto di cui molte famiglie non avevano più avuto alcuna notizia. Il milite ignoto collega ancora oggi potentemente il linguaggio simbolico e l'etica del lutto a un affascinante rituale nazionale.

In occasione del centenario di questo Simbolo nazionale, sono state intraprese diverse iniziative, che culmineranno con la cerimonia solenne che si terrà il 4 novembre 2021 all’Altare della Patria, in occasione della Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Proprio la sera del 4 novembre, su Rai 1, andrà in onda il docu-film “La scelta di Maria”, che ricorderà la scelta di Maria Bergamas, per la tumulazione del Milite Ignoto.

Da mesi, il Gruppo Medaglie d’Oro al Valor Militare, presieduto dal Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri Rosario Aiosa, ha avviato il progetto “Milite Ignoto, Cittadino d’Italia” per l’attribuzione della cittadinanza onoraria al Milite Ignoto, che l’ANCI (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha sostenuto. Ad oggi, ben oltre 3000 comuni italiani hanno già concesso la cittadinanza onoraria, mentre centinaia stanno istruendo la pratica di concessione.

Il 29 ottobre 2021 partirà il “Treno della Memoria”, riedizione del convoglio speciale che nel 1921 trasportò la salma del soldato da Aquilea a Roma. Il treno raggiungerà Roma il 2 novembre ripercorrendo le stesse tappe di 100 anni fa, grazie all’impegno delle Ferrovie dello Stato e della Fondazione Ferrovie dello Stato.

Il 19 ottobre 2021 Poste Italiane e il Ministero dello Sviluppo Economico hanno emesso un francobollo celebrativo del centenario del Milite Ignoto, stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il francobollo del centenario (nella foto) raffigura il Milite Ignoto e la statua della Dea Roma incastonati nel complesso monumentale del Vittoriano, conosciuto anche come Altare della Patria.

francobollo milite ignoto
francobollo milite ignoto

Il 20 ottobre 2021 i Ministeri della Difesa e dell’Economia e Finanze hanno presentato la moneta celebrativa da 5 euro in argento (a tiratura limitata); come visibile nelle foto:

moneta milite ignoto
  • sul diritto, è rappresentato un soldato italiano al fronte che legge una lettera in un momento di riposo. In esergo, la scritta “REPUBBLICA ITALIANA” delimitata, in basso, dal tricolore.
  • sul rovescio, è raffigurato uno dei due bracieri posti ai lati del sacello del Milite Ignoto sull’Altare della Patria, riportante a destra, a giro, la scritta “MILITE IGNOTO” e le date “1921 - 2021”.
moneta milite_ignoto verso
moneta Milite Ignoto: verso
moneta milite_ignoto rovescio
moneta Milite Ignoto: rovescio

Sono tante le iniziative programmate per il centenario, come concerti della Fanfare militari nelle principali città italiane, escursioni o visite presso i luoghi della Grande Guerra e presso i Sacrari Militari, oltre che l’apertura straordinaria al pubblico di caserme e musei militari in collaborazione con il FAI (Fondo Ambiente Italiano). Non mancherà il coinvolgimento delle nuove generazioni con una serie di iniziative congiunte tra il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Istruzione destinate agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado.

Nel ringraziare l’attento lettore che, attraverso questo lungo articolo, si è interessato ad un argomento che sarà presente nelle cronache di questo autunno, mi piacerebbe soffermarmi proprio sul ruolo educativo che può avere un Simbolo come il Milite Ignoto. Mi piacerebbe che i nostri figli possano avere strumenti per comprendere i Valori e il Sacrificio di chi ci ha preceduto. Non sono un pedagogo, né un esperto di didattica, ma mi piace segnalare al mio attento lettore che l’equivalente della tomba del Milite Ignoto, negli Stati Uniti d’America, è la “Tomb of the Unknown Soldier” presente nel citato cimitero di Arlington, in Virginia, che, in rete, ha uno specifico programma didattico, visibile a questo link.

Se creassimo anche in Italia programmi simili? Non è forse vero che coltivando la Memoria ci prepariamo meglio al Futuro?