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Affrontare subito la crisi energetica

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Affrontare subito la crisi energetica

Se non superiamo questa tagliola energetica cessiamo di essere i leader mondiali della manifattura.

Il dilemma posto tempo fa da Mario Draghi “Preferiamo la pace o il condizionatore?”, era riferito ai cittadini, ma è estendibile all’industria. Siamo, con la Germania, tra i pochi leader mondiali dell’industria di trasformazione, pur non avendo materie prime ed energie.

La situazione sta precipitando, il Governo Draghi, e il Presidente in primis, hanno tutti i dati e le capacità per decidere, subito e al meglio. Perché, prima che il futuro Governo, votato dai cittadini, diventi operativo (sempre ammesso che il risultato non sia un pareggio) ci vorranno, da oggi, almeno tre mesi.

Un passo indietro. A fronte di un invasore, “noto criminale di guerra” (tutti gli invasori sono “noti criminali di guerra”), i G 7 in primavera avevano deciso di reagire:

1 Fornendo armi strategiche all’Ucraina (specie Usa e UK), escludendo la loro entrata in guerra;

2 Applicando alla Russia sanzioni feroci, in particolare su petrolio, gas, carbone;

3 Estraendo dal tabernacolo del potere occidentale l’arma suprema, lo Swift, sganciandola su Mosca.

Qua mi limito al solo il punto 2, vista la sua rilevanza economica.

Per noi vecchi uomini di mondo, fu subito evidente la fragilità operativa della modalità 2. Nel momento stesso in cui si sfilarono i Paesi rappresentanti l’80% dell’umanità (Cina e India in testa), malgrado le minacce personali di Joe Biden, fu facile profetizzare un festival mondiale delle “triangolazioni”, che altro non è che lucrare “differenziali” ai danni degli attori in gioco, facendo fallire la decisione iniziale.

Il prezzo cominciò subito a salire, ci chiedemmo: “Il mercato non crede alle capacità europee di imporle?” Le sanzioni furono somministrate per ben sei volte.

Le “sanzioni” hanno efficacia solo se le modalità di applicazione (la mitica execution) sono studiate da menti raffinate e articolate, esenti da qualsiasi componente emozionale.

Il bilancio è oggettivamente drammatico. L’atmosfera in Occidente a livello cittadini comuni è cambiata, l’eccitazione iniziale è rientrata, le tre parole “Guerra, Sanzioni, Swift”, sono scomparse dal Parlamento, dai media, dai bar, dai salotti. I cittadini comuni, colpiti dall’inflazione selvaggia, chiedono ai politici una cosa sola: che il potere di acquisto dei loro salari sia ripristinato, così come la qualità della loro vita.

Era ovvio che la vicenda finisse diversamente da come era incominciata. Quando apri la porta del tabernacolo, e mixi “Sanzioni, Armamenti, Swift”, i diavoletti del mercato si scatenano, specie se le modalità di execution adottate non sono tecnicamente perfette.

Il prezzo del gas è aumentato di 11 volte (potenza del mercato!), perché chi ha il rubinetto lo sta scientificamente chiudendo-aprendo proprio per farne crescere il prezzo.

Secondo le assumption dei G 7, ciò non solo non era previsto, anzi dovevamo essere solo noi a poter aprire-chiudere il rubinetto, in funzione dei nostri interessi. Purtroppo, è andata all’inverso: ora sono loro che aprono e chiudono il rubinetto. Ci sono riusciti, proprio grazie alla loro miglior gestione del mercato e del fenomeno delle “triangolazioni”. Il consuntivo semestrale è spietato. Secondo il Centre for research on energy and clean air, la Russia, da febbraio a settembre 2022, incasserà, a livello mondo, solo per il gas, 250 miliardi $!

Di contro, i costi di produzione per le nostre aziende sono, come ovvio, diventati proibitivi. Gli imprenditori, se dovessero scaricare sul consumatore finale i maggiori costi energetici, come impongono le leggi di mercato, uscirebbero di scena, mentre i loro concorrenti orientali hanno prezzi ultra competitivi, grazie alla spregiudicata politica di sconti mirati adottata dai russi.

Il tessuto industriale italiano, una delle più importanti realtà dei business di trasformazione al mondo, potrebbe collassare. Così quello tedesco. Per la prima volta, gli interessi vitali degli Stati Uniti paiono disallineati con quelli della Germania e nostri. Persino un liberale tedesco come Wolfgang Kubicki, Vice Presidente del Bundestag, pronuncia l’impronunciabile: ha chiesto al Governo di aprire subito il tubo Nord Stream 2. Al contempo, la Polonia chiede di smantellarlo.

Che fare? Il dilemma, per i tedeschi e per noi, è chiaro: se non superiamo questa tagliola energetica, cessiamo di essere i leader mondiali della manifattura.

Ripeto, la situazione sta precipitando, per fortuna abbiamo ancora operativo il Governo Draghi.

 

Zafferano.news