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E-justice: nuove strade e nuovi ostacoli verso l’accesso alla giustizia

20 novembre 2018 -
E-justice: nuove strade e nuovi ostacoli verso l’accesso alla giustizia

1. Introduzione

L’accesso alla giustizia è considerato un elemento fondamentale dello stato di diritto e necessario per garantire il suo funzionamento; esso consente agli individui o talvolta anche a gruppi di persone di far valere i propri interessi e tutelarsi dalle violazioni dei loro diritti.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo l’accesso alla giustizia è strettamente legato alla riduzione della povertà in quanto tramite esso viene assicurata la partecipazione alla vita democratica e l’emancipazione dei settori della società più marginali [1]: si può pertanto affermare che l’accesso alla giustizia, oltre a rappresentare un diritto in sé, abbia anche un carattere strumentale alla tutela di altri diritti [2].

Il concetto di accesso alla giustizia è ampio e non ha una definizione standardizzata [3], esso può essere considerato un termine ombrello che contiene diversi diritti fondamentali riconosciuti dall’ordinamento internazionale e comunitario, nonché da molte costituzioni nazionali [4], come il diritto ad un’equa e pubblica udienza dinanzi a un tribunale indipendente e imparziale, il diritto al gratuito patrocinio per i non abbienti, il diritto di farsi consigliare, difendere e rappresentare o ancora il diritto ad un ricorso effettivo [5].

Questo articolo vuole analizzare quale ruolo le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), in particolar modo l’accesso a Internet, possano avere nel ridurre le difficoltà a cui è necessario far fronte per fare in modo che i diritti dell’accesso alla giustizia siano effettivamente fatti valere; parimenti questo articolo vuole tuttavia esaminare anche gli eventuali ostacoli che possono sorgere di pari passo con l’implementazione di tali strumenti come il digital divide per evitare che la progressiva digitalizzazione del settore giuridico venga a creare a sua volta delle diseguaglianze.

 

2. Le molteplici applicazioni delle ICT nell’ambito dell’accesso alla giustizia

Nonostante i diritti inerenti all’accesso alla giustizia siano stati incorporati e ritenuti meritevoli di tutela da diversi ordinamenti, si riconosce che la loro protezione comporta per gli stati un ampio dispendio di denaro, nonché di tempo e capitale umano [6], e per tale motivo non è sempre facile per i singoli far valere in modo adeguato i propri diritti o interessi e ottenere la giustizia che spetterebbe loro di diritto.

È innegabile che le nuove tecnologie, negli ambiti dove si sono diffuse, abbiano contribuito a migliorare notevolmente la qualità della vita umana: l’ambito dell’accesso alla giustizia non fa eccezione in quanto l’introduzione delle ICT ha determinato in esso numerosi cambiamenti in positivo.

Di seguito sono elencate alcune iniziative che hanno contribuito positivamente alla promozione dell’accesso alla giustizia in diversi settori e alcune pratiche che sembrano promettere buoni risultati.

 

3. Applicazione delle ICT nel processo ordinario

Una declinazione importante del concetto di accesso alla giustizia è il garantire che i processi e le controversie siano risolte in un tempo ragionevole, come stabilito dall’articolo 6.1 CEDU.

Le tecnologie informatiche applicate al processo ordinario possono apportare un contributo sostanziale nel facilitare la comunicazione tra gli avvocati, i loro clienti e i tribunali e, attraverso la dematerializzazione degli atti processuali e il loro invio telematico (e-filing), nel garantire una maggiore accessibilità ai documenti della corte, con una conseguente riduzione dei potenziali ritardi e del tempo necessario per un impiegato del tribunale per la ricerca di un documento [7].

Nel tentativo di velocizzare una giustizia troppo spesso smisuratamente lenta il legislatore italiano ha istituito il cosiddetto processo civile telematico, il quale ha rappresentato una notevole innovazione per la disciplina processualcivilistica italiana, specialmente in materia di deposito, notificazione e comunicazione degli atti giudiziari [8].

Nel processo civile telematico è previsto che i depositi di alcuni atti e documenti vadano effettuati esclusivamente in modalità elettronica e che tutte le trasmissioni telematiche avvengano per mezzo di posta elettronica certificata (PEC), il cui invio e consegna hanno valore legale.

L’utilizzo della posta elettronica certificata ha avuto per esempio una ricaduta sul diritto processuale relativamente al dovere di notifica personale al domicilio dell’interessato in quanto, secondo l’odierna normativa, per considerare una notifica come eseguita è sufficiente l’avviso di ricezione telematica della notificazione all’indirizzo PEC del convenuto, il che peraltro, unitamente alla possibilità di effettuare la notificazione per mezzo di avvocato, comporta una notevole semplificazione e velocizzazione dello svolgimento del processo [9].

Gli indirizzi di posta elettronica certificata degli avvocati sono per di più facilmente reperibili in quanto indicizzati nel registro generale degli indirizzi elettronici (ReGIndE), gestito dal Ministero della Giustizia e consultabile pubblicamente, insieme ai loro dati identificativi; tale registro è utilizzato anche dai sistemi di gestione informatizzata dei registri di cancelleria delle corti per evitare l’inserimento manuale dei dati [10].

 

4. Applicazione delle nuove tecnologie nelle ADR

Le tecnologie digitali possono essere utilizzate anche nei procedimenti dei metodi alternativi di risoluzione delle dispute [11] (ADR) garantendo una veloce risoluzione delle controversie al di fuori delle maglie del processo ordinario.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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