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Osservatorio CIRSFID di informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie

Diritto d’autore: il diritto di comunicazione nella giurisprudenza della Corte di Giustizia

21 novembre 2016 -
Diritto d’autore: il diritto di comunicazione nella giurisprudenza della Corte di Giustizia

Abstract: Sin dall’adozione della Direttiva 2001/29/CE, l’interpretazione della nozione di diritto di comunicazione è stata oggetto di numerose decisioni della Corte di Giustizia. L’interpretazione della norma ad opera dei giudici di Bruxelles è stata fondamentale per individuare alcuni criteri utili per stabilire se uno specifico atto di comunicazione rientra o meno nell’ambito di applicazione della norma.

Ai sensi dell’articolo 3 della Direttiva 2001/29/CE, è riconosciuto in via esclusiva agli autori il diritto di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico, su filo o senza filo, delle loro opere, compresa la messa a disposizione del pubblico delle loro opere in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente. Detto diritto deve essere inteso in senso lato, in quanto concerne tutte le comunicazioni al pubblico non presente nel luogo in cui esse hanno origine, e comprende qualsiasi trasmissione o ritrasmissione di un’opera al pubblico, su filo o senza filo, inclusa la radiodiffusione.

La nozione di diritto di comunicazione appena descritta è stata oggetto di numerosi ricorsi alla Corte di Giustizia che hanno contribuito a delineare i confini dell’ambito di applicazione del diritto esclusivo, attraverso il consolidamento di alcuni parametri necessari per stabilire se, nel caso specifico, ci si trovi davanti ad un atto di comunicazione o meno.

Considerato che alla nozione di comunicazione deve essere data una interpretazione ampia e tale da ricomprendervi qualsiasi trasmissione di opere protette, che prescinde dal mezzo o dal procedimento tecnico utilizzati, la Corte ha messo in evidenza, in primo luogo, il ruolo imprescindibile dell’utente inteso come colui che effettua la comunicazione. La prima necessità è quella di stabilire con esattezza il momento in cui l’utente effettua l’atto e, di conseguenza, sia tenuto ad adempiere agli obblighi derivanti dalla sua attività, come ad esempio versare una remunerazione gli artisti interpreti o esecutori e i produttori di un fonogramma comunicato al pubblico. Secondo la Corte di Giustizia si parla di utente quando un soggetto “interviene, con piena cognizione delle conseguenze del suo comportamento, per dare ai suoi clienti accesso a un’emissione radiodiffusa, contenente l’opera, stante che, in mancanza del suo intervento, il potenziale pubblico non potrebbe fruire dell’opera diffusa pur trovandosi all’interno della zona di copertura dell’emissione medesima (C-162/10, Phonographic Performance Limited v. Irlanda e Attorney General, punto 31). Il criterio qui espresso in modo generale ha avuto un’applicazione estremamente flessibile da parte della stessa Corte, contemplando casi diversi tra loro: sono stati considerati a tutti gli effetti utenti, così come in precedenza definiti, soggetti che effettuano la trasmissione di partite di calcio in un pub (C-403/08, FA Premier League v. QC Leisure), la diffusione di opere musicali in camere d’albergo (C-306/05, SGAE v. Rafael Hoteles), o anche in uno studio dentistico (C-135/10, Società Consortile Fonografici v. Del Corso).

In secondo luogo, la Corte si è concentrata sulla nozione di pubblico, pacificamente interpretata come un numero indeterminato e piuttosto considerevole di potenziali beneficiari della comunicazione. Con riguardo al carattere di indeterminatezza del pubblico, la Corte riprende la definizione della nozione di “comunicazione al pubblico” data dal glossario dell’OMPI che, seppur sprovvisto di forza cogente di diritto, contribuisce ciò nonostante all’interpretazione della nozione di pubblico: per comunicazione al pubblico si intende il “rendere un’opera (…) percepibile in modo adeguato dalla gente in generale, vale a dire senza limitazioni ad individui specifici appartenenti ad un gruppo privato” (C 162/10, Phonographic Performance (Ireland) Limited v. Ireland, Attorney General, punto 34). Il criterio relativo al “numero di persone piuttosto considerevole”, precisa poi la Corte, mira a evidenziare che la nozione di pubblico comporta una certa soglia de minimis, escludendo da detta nozione una pluralità di fruitori troppo esigua, se non addirittura insignificante Al fine di determinare il numero dei potenziali fruitori è necessario tenere conto degli effetti cumulativi che derivano dalla comunicazione delle opere; sotto questo profilo è rilevante non soltanto sapere quante persone abbiano accesso contemporaneamente alla medesima opera ma, altresì, quante fra di esse abbiano accesso alla stessa in successione (C-135/10, Società Consortile Fonografici (SCF) v. Del Corso, punti 86-87).



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