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Il reato di ingiuria militare di cui all’articolo 226 c.p.m.p. a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 7

18 aprile 2017 -
Il reato di ingiuria militare di cui all’articolo 226 c.p.m.p. a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 7

Abstract

L’articolo prende spunto da una recente sentenza del Tribunale Militare di Roma ove l’autore ha partecipato in qualità di avvocato difensore di uno dei due imputati al fine di porre una riflessione sull’attualità del reato di ingiuria militare di cui all’articolo 226 c.p.m.p. all’interno dell’ordinamento giuridico a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo del 15 gennaio 2016, n. 7 (che ha abrogato, tra gli altri, il reato di ingiuria previsto dall’ articolo 594 c.p.) nonché sul concetto di “gerarchia funzionale” ai fini della configurazione del reato di cui all’articolo 196 c.p.m.p.

Nell’affrontare il tema in questione ci si sofferma sulla esatta individuazione dei beni-interessi tutelati dai “reati contro l’onore“ in generale ponendo poi l’accento sulla differenziazione esistente tra il reato previsto dall’articolo 226 del c.p.m.p. e quelli inseriti al Titolo III “Reati contro la disciplina militare “. Ciò anche alla luce della pronuncia dell’ Ordinanza n. 101/2015 RG del 17 febbraio 2016 con la quale la Corte militare di Appello ha rimesso alla Corte Costituzionale, giudicandola non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 226 c.p.m.p. per contrasto con gli articoli 3 e 53 della Costituzione, nella parte in cui sottopone a sanzione penale condotte del tutto estranee al servizio o alla disciplina militare, o comunque non afferenti a interessi delle Forze armate dello Stato.

Infine, una breve riflessione sul concetto  riveste il concetto di “gerarchia militare ai fini della configurazione di tali ultimi reati.

 

1. La vicenda

Con la sentenza n. 273/13 Reg. gen. notizie reato del 25 maggio 2016 il Tribunale militare di Roma ha assolto XXX, imputato del reato di cui agli articoli 226, 196 c.p.m.p. in relazione all’articolo 339 c.p., 47 n. 2 c.p.m.p. e 81 c.p. perché, caporale dell’esercito, effettivo al RUD (Raggruppamento Unità Difesa) di Ladispoli con più condotte esecutive di un medesimo disegno criminoso offendeva l’onore ed il decoro del commilitone, caporale YYY, apostrofandolo alla sua presenza “quel YYY” lì, “sei un viscido”; inoltre, nel corso di un servizio di vigilanza presso il comprensorio di via Cesare Tiratelli in Roma, nella qualità di comandante quale capo-muta, puntava il fucile SC/70/90 al petto e al volto del predetto, sentinella del dispositivo, prospettandogli un ingiusto danno con le parole perché nelle due ore di garitta non pensi a puntarti l’arma in testa ed a spararti? Con l’aggravante del grado rivestito e di aver fatto uso di un’arma.

Il processo offre lo spunto per una riflessione sull’attualità del reato di ingiuria militare di cui all’articolo 226 c.p.m.p. a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 7[1] che ha abrogato, tra gli altri, il reato di ingiuria previsto dall’articolo 594 c.p. nonché sul concetto di “gerarchia funzionale” ai fini della configurazione del reato di cui all’articolo 196 c.p.m.p..

Articolo pubblicato in: Diritto militare, Diritto penale


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