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Il mercato unico digitale per l’integrazione europea. La prospettiva del FinTech

17 ottobre 2018 -
Il mercato unico digitale per l’integrazione europea. La prospettiva del FinTech

di Emanuele Pedilarco

 

Introduzione

1. Premessa

2. Il punto di partenza: la Comunicazione della Commissione europea del 2015

3. La Comunicazione della Commissione del 2017 sulla revisione intermedia dell’attuazione della strategia per il mercato unico digitale

4. La digitalizzazione dei settori dell’industria e dei servizi

5. Il FinTech nel mercato digitale

6. Il piano d’azione FinTech: le iniziative concrete

7. Conclusioni

 

* Il presente testo riprende, integrandolo ove opportuno, l’intervento dal titolo “Il mercato unico digitale. Per l’integrazione europea. Il caso “fintech” tenutosi nel corso del convegno “Le sfide al processo di integrazione europea e alla democrazia costituzionale nel XXI secolo” organizzato dalla Prof.ssa Tania Groppi - alla quale va il mio personale ringraziamento, assieme ai colleghi senesi - presso l’Università di Siena il 15 e 16 giugno 2018.

 

1. Premessa

Tradizionalmente, all’interno del mercato unico dell’Unione europea, si individuano quattro libertà principali relative a personemerciservizi capitali. Come recita l’art. 26 TFUE, «il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali». Per realizzare ognuno di questi mercati unificati, barriere tecniche, giuridiche e burocratiche, che irrigidivano il libero scambio e la libera circolazione tra i paesi membri dell’UE, sono state abolite nel corso degli anni. Nel contempo l’Unione europea ha assunto il dovere di garantire che queste più ampie libertà non compromettessero, inter alia, l’equità, la tutela dei consumatori e la sostenibilità ambientale.

Oggi, accanto ai quattro “mercati unici” appena richiamati, è necessario tenerne in conto un quinto, che si caratterizza per la sua trasversalità a quelli tradizionali e in relazione al quale l’Unione europea dovrà procedere senza indugio in termini di armonizzazione giuridica, economica e sociale. Ci riferiamo al “mercato unico digitale”[1].

Con tale termine si intende la strategia, adottata nel 2015 dalla Commissione europea, che punta ad aprire opportunità in campo digitale a persone e aziende e a rafforzare la posizione dell’Europa come leader dell’economia digitale[2]. Nel mercato unico digitale è assicurata una ancor più decisa circolazione di persone, merci, servizi e capitali, garantendo, allo stesso tempo, un elevato livello di protezione del consumatore, dalle truffe on-line alla protezione dei dati personali (in tale contesto si inserisce, ad esempio, il recente regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati).

Si consideri che il contesto di partenza del mercato unico digitale europeo è di particolare arretratezza: solo il 4% dei servizi online all’interno della Ue è transfrontaliero; la maggior parte dei servizi online è infatti basata negli Stati Uniti (54%) ed il 42% riguarda servizi su base esclusivamente nazionale.

Quanto ai consumatori, solo il 15% effettua acquisti online da un altro Stato membro, mentre il 44% acquista all’interno della propria nazione.

Dal lato delle imprese, un mero 7% delle piccole e medie imprese europee vende oltre i confini nazionali, spesso a causa dei costi extra che le PMI non sono in grado di sostenere.

Quanto all’Italia, il recente indice DESI (“Digital Economy & Society Index”, ossia l’indice che misura lo sviluppo digitale in Europa[3]), pubblicato nel mese di maggio 2018, colloca il nostro Paese al quartultimo posto nello sviluppo digitale su 27 Paesi. L’indice DESI si basa su fattori quali: la connettività, il capitale umano impiegato nel digitale, l’uso di servizi via Internet, il business digitale, l’e-government e la ricerca e sviluppo in ambito digitale.

 

2. Il punto di partenza: la Comunicazione della Commissione europea del 2015 

Considerati i dati sintetici poc’anzi indicati, il punto di partenza per lo sviluppo del mercato unico digitale europeo è rappresentato dalla “Strategia per il Mercato unico digitale europeo”, adottata il 6 maggio del 2015 dalla Commissione europea[4].

Il documento definisce un “programma-quadro” delle iniziative legislative, dei possibili orientamenti e di altre misure necessarie a sviluppare l’economia digitale in Europa, allo scopo di favorire condizioni di crescita e di competitività generali, assicurando che le imprese e i cittadini possano beneficiare pienamente della digitalizzazione.

Gli obiettivi dichiarati nella Strategia sono: sviluppare il commercio elettronico, modernizzare le leggi europee sul copyright, aggiornare la normativa sulle telecomunicazioni, rafforzare i presidi sulla cyber security, favorire il free flow di informazioni, migliorare le condizioni di connessione, adattare l’e-privacy al nuovo contesto e favorire lo sviluppo imprenditoriale digitale e le skills digitali dei lavoratori.

La strategia della Commissione si basa su tre pilastri: 1) un migliore accesso a prodotti e servizi online; 2) migliori condizioni normative affinché le reti e i servizi digitali possano svilupparsi e prosperare;3) promozione della crescita e della sicurezza dell’economia digitale europea.

Il primo pilastro della strategia ha come obiettivo di migliorare e facilitare l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa sia per i consumatori che per le imprese. Esso si struttura a sua volta in otto punti: i) semplificare l’e-commerce transfrontaliero tramite l’armonizzazione delle norme UE in materia di contratti; ii) garantire un più rapido accesso ai diritti dei consumatori in ambito digitale, rivedendo il regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori;



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