Il rating di legalità nelle Fondazioni Lirico-Sinfoniche e negli Enti Culturali: profili giuridici e strategici di governance

fondazioni lirico-sinfoniche
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Il rating di legalità nelle Fondazioni Lirico-Sinfoniche e negli Enti Culturali: profili giuridici e strategici di governance

 Abstract (Italiano)

L’articolo analizza l’istituto del rating di legalità (ex art. 5-ter del d.l. n. 1/2012) applicato alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche e agli enti culturali di rilievo nazionale, inquadrandolo nel complesso equilibrio tra natura privatistica dell'ente e controllo pubblico. Attraverso l'analisi della giurisprudenza amministrativa sulla natura di "organismo di diritto pubblico" e l'esame dei provvedimenti sanzionatori dell'AGCM, l’autore indaga il conflitto tra l’aggravio procedurale e i benefici in termini di accesso al credito. L’obiettivo è determinare se il rating rappresenti una reale evoluzione verso la compliance sostanziale o un formalismo burocratico che rischia di soffocare la missione artistica, alla luce delle recenti direttive ANAC 2024-2025 in materia di trasparenza digitale, che condizionano direttamente il mantenimento del rating.

Abstract (English)

The article analyzes the legality rating system (ex art. 5-ter del d.l. n. 1/2012) applied to opera and symphony foundations and cultural institutions of national importance, placing it within the complex balance between the entity's private nature and public oversight. Through an analysis of administrative case law regarding the nature of "public law bodies" and an examination of the AGCM's sanctioning measures, the author explores the conflict between procedural burdens and benefits in terms of access to credit. The objective is to determine whether the rating represents a genuine evolution towards substantive compliance or a bureaucratic formalism that risks stifling the artistic mission, in light of the recent ANAC 2024-2025 directives on digital transparency, which directly affect the maintenance of the rating.

Parole chiave / Keywords

Rating di Legalità (Legality Rating). Fondazioni Lirico-Sinfoniche (Lyric-Symphonic Foundations). Reati Ostativi (Disqualifying Offenses). Compliance 231. Trasparenza Digitale (Digital Transparency)


La natura ibrida degli enti culturali e il "giudizio" del Consiglio di Stato

Il settore delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche occupa un’area grigia dell'ordinamento che la giurisprudenza ha dovuto faticosamente perimetrare. La questione della loro natura giuridica non è puramente accademica, ma determina l'applicabilità stessa del rating. Sebbene il D.Lgs. 367/1996 ne abbia sancito la trasformazione in persone giuridiche di diritto privato, la giurisprudenza amministrativa consolidata (si veda, Consiglio di Stato, sez. V, 12 febbraio 2018, n. 858) ha ribadito che tali enti continuano a configurarsi come "organismi di diritto pubblico" ogni qualvolta operino per soddisfare esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale, e siano finanziati in modo maggioritario dallo Stato. Questo inquadramento è il presupposto logico per l'accesso al rating di legalità: l'AGCM, infatti, nel valutare l'istanza, non si limita a un controllo cartolare, ma verifica la coerenza tra la natura pubblicistica delle risorse gestite e il rispetto delle regole di mercato. Il trapianto del rating in questo settore forza gli enti a una dialettica complessa: l'obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese per ottenere le "stellette" cozza talvolta con la missione statutaria di enti che, pur essendo strutturati come aziende, non possono perseguire il profitto come fine ultimo, creando un paradosso dove la legalità è misurata con parametri nati per l'industria pesante o il commercio su larga scala.

Nel settore culturale, questo calcolo presenta specificità rilevanti. Ai fini AGCM, il "fatturato" coincide con il valore della produzione desumibile dal conto economico (voce A1 ex art. 2425 c.c.). Per le Fondazioni, tale valore include non solo i proventi da botteghino, ma anche i contributi in conto esercizio erogati dallo Stato (Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo) e dagli enti locali, laddove configurino corrispettivi per il servizio pubblico svolto. L'iscrizione al Registro delle Imprese è il presupposto indefettibile: la natura "imprenditoriale" della gestione moderna delle Fondazioni legittima pienamente l'istanza, trasformando il rating in un certificato di salute gestionale oltre che etica.


L’assedio della compliance e il rischio della revoca: i casi reali AGCM

L'adozione del rating non è un punto di arrivo, ma un equilibrio precario costantemente minacciato da provvedimenti sanzionatori. È fondamentale osservare come l'AGCM eserciti un potere di revoca estremamente rigoroso, come dimostrato da numerosi casi reali (ad esempio, il Provvedimento AGCM n. 28361/2020 e successivi aggiornamenti nel bollettino settimanale). La giurisprudenza dell'Autorità chiarisce che il rating viene revocato non solo in caso di condanne penali, ma anche per violazioni del Codice del Consumo o per pratiche commerciali scorrette, fattispecie che possono colpire anche gli enti culturali nella gestione delle biglietterie o nelle comunicazioni pubblicitarie. Le Fondazioni si trovano così esposte a un doppio binario sanzionatorio: da un lato l’ANAC, che con le recenti Delibere n. 213/2024 e n. 31/2025 ha inasprito gli obblighi di digitalizzazione e trasparenza sui contratti pubblici, e dall’altro l’AGCM, che può declassare o annullare il rating in presenza di rilievi degli organi di vigilanza. Il rischio reale è il cosiddetto "formalismo paralizzante": un errore procedurale nell'affidamento di un appalto per un allestimento scenico può comportare la perdita del rating, innescando una reazione a catena che va dalla segnalazione all'ANAC al peggioramento delle condizioni di credito bancario, trasformando una sanzione amministrativa in un dissesto finanziario per l'ente.


Il valore strategico del Rating tra ANAC e PNA 2024

Nonostante l’evidente appesantimento burocratico, l'utilità del rating si manifesta pienamente nell'integrazione con il nuovo Piano Nazionale Anticorruzione (PNA 2024-2025) dell'ANAC. Le Fondazioni Liriche e gli enti culturali di rilevanza nazionale sono oggi tenuti a standard di accountability che superano la mera gestione contabile. In questo senso, il rating non è una "stupidaggine" burocratica, ma un asset certificato che facilita l'assolvimento degli obblighi di trasparenza. Per un Sovrintendente, possedere le "tre stellette" significa disporre di un'attestazione di terza parte che semplifica i controlli dell'OIV (Organismo Indipendente di Valutazione) e dei revisori dei conti. Inoltre, nel mercato del fundraising privato e delle grandi sponsorizzazioni corporate, il rating di legalità è diventato il parametro fondamentale per la due diligence etica richiesta dalle multinazionali. Un partner privato che decide di investire ingenti somme tramite l'Art Bonus non si accontenta più di una generica onestà, ma esige la certificazione dell'AGCM come scudo contro il rischio reputazionale. Il rating, dunque, benché nato in un contesto estraneo all'arte, finisce per diventare il linguaggio comune necessario per permettere al settore culturale di dialogare con il sistema bancario e con l'industria privata, garantendo la sostenibilità di stagioni artistiche che, altrimenti, soccomberebbero


La sinergia con il Modello 231 e il sistema dei punteggi

Il rating non è statico, ma incrementale. Il punteggio base (una stella) si ottiene con il rispetto dei requisiti minimi, ma l'eccellenza (tre stelle) richiede l'adozione volontaria di misure di prevenzione del rischio.

Rispetto legge (Reati ostativi, DURC, Fisco).  Requisito minimo di accesso.

Tracciabilità pagamenti sopra e sottosoglia. Trasparenza verso la Corte dei conti.

Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/2001. Protezione da responsabilità amministrativa.

★★Protocolli di legalità / White List. Garanzia per fornitori e appalti.

★★★ Rispetto di 6 o più requisiti incrementali.  Rating massimo: eccellenza gestionale.

Il nesso con il D.Lgs. 231/2001 è dirimente. Per enti che gestiscono maestranze complesse e ingenti flussi di denaro pubblico, un Modello 231 "vivo", con un Organismo di Vigilanza autonomo, garantisce non solo l'incremento del rating, ma una reale impermeabilità a tentativi di corruzione o malversazione.
 

Il regime dei reati ostativi e l'onorabilità dei vertici

Il pilastro del rating è l'assenza di provvedimenti giudiziari a carico dell'ente e dei suoi amministratori. La normativa identifica una serie di "reati ostativi" (delitti contro la P.A., reati tributari, societari e mafiosi) che precludono l'ottenimento delle "stellette". Per una Fondazione Lirica, ciò impone un monitoraggio costante su Sovrintendente, Consiglio di Indirizzo e Direttore Amministrativo.

Qualsiasi condanna definitiva o decreto penale di condanna per reati che incidono sulla moralità professionale comporta la revoca del rating. È essenziale che l'ente implementi sistemi di due diligence preventiva: l'acquisizione periodica dei carichi pendenti e del casellario giudiziale non è più un mero atto formale, ma una protezione necessaria per evitare la perdita di benefici finanziari e della reputazione istituzionale di fronte ai partner istituzionali e privati.
 

Conclusioni: verso una legalità sostanziale nelle "fabbriche della cultura"

In definitiva, il rating di legalità per le Fondazioni Lirico-Sinfoniche e il settore culturale rappresenta un’arma a doppio taglio che richiede una maturità organizzativa elevata per non trasformarsi in una catena. La vera sfida, che il giurista d'impresa culturale deve saper cogliere, è la trasformazione della compliance da costo a opportunità. Se il rating rimane un mero "bollino" estetico ottenuto con modelli organizzativi obsoleti o non aderenti alla realtà teatrale, esso fallisce la sua funzione. Al contrario, se integrato correttamente con le nuove procedure di digitalizzazione dei contratti e con i modelli 231 specifici per il settore artistico, gestione dei diritti d'autore, sicurezza nei palcoscenici, contrattualistica dei cast, può diventare il motore di una nuova efficienza gestionale, costituendo un asset strategico. Esso facilita il dialogo con gli istituti di credito (condizioni di finanziamento migliori) e funge da garanzia per il fundraising privato e l'Art Bonus. In un'epoca di forte attenzione alla spesa pubblica culturale, testimonia la capacità di coniugare l'altissimo valore artistico con una gestione etica, trasparente e tecnicamente ineccepibile.  La scommessa per il futuro è una legalità che non sia feticismo della carta, ma sostanza di una governance moderna, capace di proteggere l'eccellenza artistica italiana attraverso la trasparenza e l'affidabilità istituzionale.