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Intervista a Paul Romer, premio Nobel per l’economia 2018

Il ruolo di creatività e sviluppo tecnologico per la crescita di un’economia 20 dicembre 2018 -
Intervista a Paul Romer, premio Nobel per l’economia 2018

Per i loro studi sui rapporti tra cambiamento climatico, nuove tecnologie e andamenti macroeconomici, Paul Romer e William Nordhaus hanno ricevuto il premio Nobel per l’economia 2018.
Una intervista a Romer è contenuta all’interno del libro di Arnold Kling e Nick Schulz, 
Economia 2.0: il software della crescita, pubblicato nel 2013 da IBL Libri, la casa editrice dell’Istituto Bruno Leoni. Un libro che, anche grazie a svariate interviste a influenti economisti (tra cui, oltre a Romer, Robert Fogel, Douglass North, Edmund Phelps e Robert Solow), analizza il ruolo di creatività e sviluppo tecnologico per la crescita di un’economia. Di seguito proponiamo integralmente l’intervista a Romer contenuta nel libro.

 

Arnold Kling & Nick Schulz: Quanto stiamo meglio oggi rispetto, per dire, o duecento o cento anni fa? A cosa dobbiamo il cambiamento e i miglioramenti?

Paul Romer: Un ottimo indicatore del cambiamento negli standard di vita nel corso del tempo è quello di chiedersi quanto di una specifica merce, sia essa una materia prima o una merce di valore, si può ottenere con il valore di un’ora di lavoro. Fortunatamente William Nordhaus ha già fatto questo calcolo spingendosi lontano nel tempo (in effetti, tanto lontano quanto possiamo andare nella storia dell’uomo), concentrandosi in particolare sulla luce: quanta luce si può ottenere con il valore di un’ora di lavoro? O, più precisamente, se qualcuno lavora per un’ora per ottenere l’energia necessaria a produrre luce, quanta luce sarà in grado di produrre con quella quantità di energia?



AK&NS: E con "luce" si intende la luce [necessaria] per illuminare una stanza?

PR: Sì. Misurata esattamente con l’unità fisica che userebbe uno scienziato, vale a dire i lumen di luce. Negli ultimi cent’anni abbiamo avuto un miglioramento notevole nella quantità di luce che la persona media può ottenere dal valore di un’ora di lavoro. Avevamo visto grandi miglioramenti già nel corso del XIX secolo, ma è nel XX secolo che sono stati radicali. E guardando indietro si capisce che questo processo non riguarda solo una quantità sempre maggiore di luce disponibile per il valore di un’ora di lavoro, ma anche un suo ritmo di crescita sempre più elevato.



AK&NS: Anche la velocità sta cambiando.

PR: Sì. Ma il mistero va oltre la questione del perché le cose migliorino. Il punto è: perché le cose migliorano con una velocità sempre maggiore con il passare di ogni secolo? Questa è la questione fondamentale da risolvere.



AK&NS: Perché le cose stanno migliorando a un ritmo più veloce?

PR: Il bello di questo particolare esempio della luce sta nel fatto che Nordhaus ripercorre tutta la storia fino alla rivoluzione del Neolitico, in modo da poter veramente tracciare tutta la storia umana e capire quanto siano stati eccezionali gli ultimi duecento anni in termini di cambiamenti degli standard di vita.

Quando si guarda in questo particolare campo e ci si chiede cosa accadeva - come si produceva luce duecento o trecento anni fa - [si scopre che] venivano usate candele create con grasso animale; poi si passò all’uso del gas, con impiego di fiamme libere; successivamente il gas venne fatto bruciare all’interno di una sorta di reticella, un sacchettino di stoffa, e si può vedere che, con ogni nuova tecnologia, ogni scoperta, la gente ha trovato modi migliori per ottenere la luce e che si trattava di fare sempre meno quello che si faceva in precedenza. Non abbiamo ottenuto l’aumento di luce producendo centinaia di migliaia di candele a persona, ma passando alle candele a gas; e quando abbiamo avuto il gas, abbiamo imparato che avremmo potuto farlo bruciare come una fiamma libera, ma che all’interno di una reticella si poteva ottenere effettivamente molta più luce per unità di gas o per unità di energia. Proseguendo attraverso i secoli abbiamo avuto il cherosene, poi la lampadina elettrica a incandescenza e quindi la lampadina fluorescente.

All’epoca in cui Nordhaus terminò il suo studio la lampadina compatta fluorescente era lo strumento più efficace per convertire l’energia in luce. E qualcuno, leggendo il suo lavoro avrebbe ben potuto dire, "certamente abbiamo raggiunto il limite massimo di efficienza possibile nella produzione di luce", eppure dalla stesura di quel testo siamo passati a tutta una nuova generazione di dispositivi basati su Led, i quali producono luce con efficienza ancora maggiore di quanto facciano le lampadine compatte a fluorescenza. Dunque, dietro la risposta più semplice abbiamo che sono il cambiamento tecnologico, la scoperta e i nuovi modi per utilizzare i materiali disponibili sulla terra a guidare il processo per ottenere in quantità sempre maggiore ciò che vogliamo – come l’illuminazione, che ci permette di fare altre cose di notte, cosa prima impossibile.

 

AK&NS: Che cos’è la "nuova teoria della crescita" e che prospettiva ci dà di questo processo di cambiamento tecnologico?

PR: La nuova teoria della crescita descrive un insieme di ricerche e lavori iniziato essenzialmente a metà degli anni Ottanta, quando un gruppo di economisti, me compreso, ha cercato di capire il processo di cambiamento tecnologico e utilizzare gli strumenti standard dell’economia, incentivi e istituzioni, per capire cosa accelererebbe o rallenterebbe la velocità del cambiamento tecnologico. E siamo partiti - precisamente - con questa domanda: cosa fa aumentare il tasso di cambiamento tecnologico nel tempo? Prima c’era la tendenza a trattare il cambiamento tecnologico come quella forza che entra in un sistema economico dall’esterno e non avevamo alcuna base per rispondere a una qualsiasi domanda in merito a cosa potesse influenzare questo ritmo - si trattava di quello che veniva chiamato “cambiamento tecnologico esogeno”. Semplicemente, veniva dall’esterno. La gente agiva come se l’analisi economica non potesse aiutarci a capire il motivo per cui il tasso di cambiamento tecnologico potesse subire accelerazioni, mentre io ho analizzato proprio questo e mi sono detto che poteva essere la domanda più importante della storia dell’uomo.

Allora, perché esiste il cambiamento tecnologico e perché è andato accelerando nel tempo? Ecco, la nuova teoria della crescita era un tentativo di utilizzare gli strumenti dell’analisi per rispondere a domande del tipo: perché la crescita e la tecnologia accelerano con il tempo? E penso che le spiegazioni a cui siamo giunti dopo aver indagato tutti gli aspetti di questa domanda per vent’anni o più siano queste. In primo luogo, inerente al processo di scoperta potrebbe esserci il fatto che più si impara, più velocemente si può imparare. Si tratta di un concetto colto da Newton quando disse che poteva vedere più lontano perché era salito sulle spalle di giganti. Questo è stato il primo modello che ho cercato di articolare per quanto riguarda il fenomeno dell’accelerazione, vale a dire che quanto più si impara, più si può imparare. Tutto ciò ha senso nel mondo della scoperta, anche se non lo avrebbe se si parlasse di scoperta del petrolio.

Per quanto concerne la scoperta di idee ha senso, ma per la scoperta del petrolio non ne ha, perché quello è un processo di esplorazione fisica dove all’inizio troviamo solo una limitata quantità di petrolio, poi, tendenzialmente, si trovano abbastanza presto i depositi più grandi e di seguito si continua a lavorare con quantità sempre minori, per cui è ragionevole aspettarsi un rallentamento. Una delle prime domande che dovemmo affrontare nel riflettere su questo fu: cosa sono le idee? In cosa differiscono dagli oggetti fisici, come il petrolio? E un aspetto evidente nel quale differiscono è che la gamma di idee possibili, l’insieme delle cose che ci sono là fuori da scoprire, è proprio così incomprensibilmente grande che abbiamo solo iniziato a esplorare il più piccolo sottoinsieme di possibili idee o scoperte.

 

AK&NS: E come si fa a saperlo?

PR: Ci sono alcuni semplici calcoli che si possono fare qualora ci si chieda: quali sono tutte le idee possibili? Basta chiedersi: quante miscele si possono ricavare dalla tavola periodica? Si prendano un centinaio di elementi dalla tavola e ci si interroghi su quante cose diverse possiamo ottenere mescolandoli. Prendiamo del rame, dell’ossigeno, del carbonio, agitiamoli un po’, mescoliamoli insieme, riscaldiamoli e stiamo a vedere cosa si ottiene. Se si tenta di fare il calcolo di quante miscele si possano ottenere in questo modo, ci si accorge che sono molte di più di quelle che devono esserci state nei primi secondi dopo che il Big Bang creò l’universo. Anche se ogni essere umano in vita avesse cercato una nuova miscela ogni secondo da quando l’universo è stato creato, si tratterebbe comunque solo di una piccola frazione delle miscele possibili. Se pensiamo quindi alle idee come a ricette o istruzioni per prendere gli oggetti fisici a nostra disposizione e riorganizzarli in qualche modo, come avviene in una miscela, è facile capire che stiamo esplorando solo una piccola parte di ciò che è possibile.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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