Dopo il referendum, chi ha paura del confronto?

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Dopo il referendum, chi ha paura del confronto?

Trasparenza, libertà di critica e diritto di pubblicazione nell'ANM

 

 

Lettera aperta al Presidente dell'ANM

Signor Presidente,

la vicenda che mi induce a scriverle riguarda certamente un interesse personale, ma solleva una questione ben più ampia: il diritto dei soci dell'ANM a partecipare effettivamente al dibattito associativo nei modi e con le garanzie previsti dallo Statuto.

Nel settembre 2025 trasmisi alla rivista sociale La Magistratura un contributo in difesa della trasparenza dei procedimenti disciplinari interni dell'Associazione. Specialmente in vista della prossima elezione dei componenti togati del CSM (25 e 26 ottobre 2026), non hanno forse diritto gli elettori di conoscere quanti e quali tra i candidati siano stati sanzionati siccome coinvolti nelle numerose chat di Palamara? Su specifica richiesta della redazione, ne predisposi poi una versione ridotta. Dopo mesi di silenzio e numerosi solleciti, soltanto nel febbraio 2026 ricevetti infine una risposta negativa, priva di una convincente motivazione.

Nel frattempo chiesi, in forza dell’art. 59 dello Statuto, la pubblicazione di altri due contributi concernenti temi di indubbio interesse associativo, tra cui la ragionata opposizione al referendum del marzo 2026 e, per l’appunto, l'interpretazione giuridica del menzionato art. 59. Ma non ottenni alcun riscontro da parte della redazione.

Ritenendo che tali condotte della redazione contrastassero proprio con il citato art. 59 — secondo cui ogni socio può pubblicare propri scritti su La Magistratura e, in caso di mancata pubblicazione, ha diritto a conoscerne tempestivamente le ragioni — mi rivolsi al Collegio dei Garanti.

Con decisione del 22 aprile 2026 il Collegio dei Garanti ha disposto l'archiviazione di tutti gli esposti, ritenendo a proposito del contributo contro la segretezza, che «non appaiono incongrue, e comunque implausibili, le motivazioni del rifiuto di pubblicazione»: espressione che lascia trasparire latente e insuperata esitazione, senza giustificare minimamente il gravissimo ritardo nel riscontro: cinque mesi dall’inoltro! Quanto agli altri articoli, i Garanti hanno invitato la redazione a motivare l’omessa pubblicazione, chiedendole di esprimere «ora per allora» il proprio avviso. Il quale è stato reso in termini tanto sfocati quanto perentori: «non condivisibile la tesi del dott. Russo circa l’esistenza di un diritto assoluto e immediato alla pubblicazione, ritenendo invece fisiologico e necessario il filtro redazionale, la verifica dell’interesse e dell’aderenza ai criteri editoriali, nonché la gestione programmata dei tempi...». Tali ‘ragioni’, sono state tuttavia formulate solo tardivamente dalla redazione già inadempiente e mai comunicate al sottoscritto, in modo da consentire un effettivo contraddittorio. Ma soprattutto si rivelano estremamente evanescenti, senza chiarire in concreto perché i contributi proposti — e segnatamente quello contro la riforma Nordio - non fossero stati ritenuti pubblicabili.

Sulla richiesta di pubblicazione di un quarto articolo (“La Tirannide, Trump e la Costituzione Italiana”, non si sono pronunciati né la redazione della rivista né i Garanti!

Il vaglio editoriale è fisiologico in ogni libera impresa giornalistiche, in cui la direzione è responsabile anche del suo successo economico. Invece, in una rivista finanziata interamente dall’ANM, qual è La Magistratura — per scongiurare arbitrarie discriminazioni a danno della minoranza — la redazione deve attenersi rigorosamente agli obblighi civilistici di facere imposti dallo Statuto a favore del socio richiedente. Il quale ha perciò diritto o alla tempestiva pubblicazione ovvero a conoscere per tempo il rifiuto e le sue specifiche ragioni. Ciò che appare difficilmente conciliabile con lo Statuto è dunque l'assenza di un riscontro tempestivo, puntuale e verificabile, come quello saggiamente imposto dall’art. 59 dello Statuto per scongiurare arbitrarie discriminazioni a danno della minoranza, specialmente quando sono in discussione temi che riguardano direttamente la vita associativa e il confronto tra diverse visioni della magistratura. In una rivista finanziata dall'Associazione il confronto e il politeismo delle idee non dovrebbe rappresentare un rischio da contenere, bensì un prezioso valore da incoraggiare e tutelare.

La questione, dunque, trascende il destino editoriale di alcuni miei contributi. Essa riguarda il significato concreto del pluralismo associativo, il diritto dei soci di sottoporre liberamente idee, critiche e proposte al giudizio dei colleghi e dell'opinione pubblica e, in ultima analisi, la credibilità delle regole che l'ANM ha scelto di darsi.

Per questo, signor Presidente, le rivolgo una domanda semplice.

Ritiene conforme allo spirito e alla lettera dello Statuto che un socio, per discutere pubblicamente questioni di rilevante interesse associativo, debba rivolgersi a riviste esterne più aperte al pluralismo delle idee e dei valori, anziché alla rivista ufficiale dell'ANM, sebbene istituita e finanziata proprio per favorire il confronto democratico tra gli iscritti?

Dopo il referendum del marzo 2026 provvidenzialmente respinto, questa domanda assume un significato ancora più profondo. Se il confronto tra posizioni diverse costituisce l'essenza della vita associativa, allora il problema non è chi dissente, ma se esista ancora uno spazio reale per il dissenso.

Chi ha paura del confronto?

 

P.S. Nolite iudicare, ut non iudicemini! Ho tuttavia giudicato per 42 anni come magistrato. Dunque mi sarà anche consentito di offrire qualche suggerimento alla stessa Magistratura associata mentre vive una svolta epocale?