I panni sporchi dell’Associazione Nazionale Magistrati

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I panni sporchi dell’Associazione Nazionale Magistrati

 

Devono superarsi «...visioni obsolete, ereditate dalla legislazione anteriore e ancora presenti dopo l’entrata in vigore della Costituzione, imperniate sul principio, espressione di antichi principi corporativi, secondo cui l’intera problematica disciplinare costituiva una questione interna al corpo professionale e la migliore tutela del prestigio dell’ordine giudiziario era racchiusa nella riservatezza del procedimento disciplinare» (Corte Costituzionale, sent. n. 497/2000)

 

 

I cives hanno respinto l’iniziativa referendaria non perché disconoscessero le manifeste criticità della Magistratura, ma piuttosto in quanto il Ministro Nordio - come risulta ‘confessato’ nei suoi citatissimi libri - voleva trarne ragione per spostare l’asse del nostro ordinamento dal modello romanistico di civil law a quello britannico di common law, incompatibile con la nostra Costituzione.

Esploso l’affaire Palamara nel 2019, il Capo dello Stato non sciolse il Consiglio Superiore della Magistratura soltanto per favorire la sollecita punizione a tutti i livelli dei magistrati colpevoli. Per comprendere la gravità della vicenda è sufficiente ricordarne qualche esempio significativo.

Anno domini 2017, 24 novembre. Il dott. Tizio, Procuratore della Repubblica, rappresentava, con numerose chat, al dott. L. Palamara, allora influente componente del Consiglio Superiore della Magistratura, la ferma “opposizione” alla nomina del dott. Sempronio quale Presidente di sezione di un Tribunale, preferito dalla competente Commissione del CSM alla concorrente Simplicia. In vista della decisione plenaria del Consiglio, il dott. Tizio protestava con il dott. Palamara intimandogli "così non va" e sottolineando che la sconfitta della dott.ssa Simplicia avrebbe comportato, per la loro corrente associativa, una perdita di almeno 25 voti su 39 nel circondario di riferimento. Ebbene a tutt’oggi non è dato sapere se il dott. Tizio – che non mancava di indirizzare il proprio saluto a Renzi («Così mi piaci, salutami Renzi») – abbia subito qualche sanzione disciplinare ad opera del Consiglio Superiore della Magistratura nonché all’interno dell’ANM, ovvero se la sua condotta sia stata piuttosto ritenuta meritevole di archiviazione in sede propria!

Ben vero bandito il dott. Palamara dall’Ordine e dall’ANM e dimessisi alcuni membri del CSM, il P.G. della Suprema Corte, al pari del Ministro della Giustizia, ha segretato le iniziative propriamente disciplinari, e perfino le archiviazioni, in inspiegabile contrasto sistemico con l’art. 116 c.p.p.

A livello associativo, fu il Garante per la Privacy a propugnare la trasmissione delle famose chat di Palamara all’ANM, proprio per consentirle di sanzionare i soci colpevoli di avere violato il codice etico (emanato dall’ANM addirittura in forza di una legge statale), che sanziona rigorosamente le raccomandazioni per accedere alle nomine e la becera attività spartitoria. Ma, a seguito di un’ulteriore inspiegata richiesta dell’ANM, il medesimo Garante ha disposto, con un claudicante ‘parere’ del 20 ottobre 2022, la segretezza di tutte le decisioni del Collegio dei Garanti (già Probiviri) e del Comitato Direttivo Centrale , archiviazioni comprese. Infine, in applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 170/2023), dettata esclusivamente per il processo penale, proprio i Garanti dell’ANM, con l’invocato avallo del CDC, hanno escluso che si potessero sanzionare in ambito associativo i correi di Palamara, quali risultano dalle divulgatissime chat!

Steso sull’affaire Palamara il velo del segreto, restano così disattesi a tutti i livelli i voti espressi per una celere sanzione espressi dal Capo dello Stato.

I rimedi sono agevoli. Sarebbe di certo auspicabile un’iniziativa volta a proporre che, con legge ordinaria, il P.G. presso la Suprema Corte nonché il Ministro della Giustizia sottopongano le proposte di archiviazione disciplinari al giudizio del Consiglio Superiore della Magistratura, escludendo sopratutto la segretezza delle inazioni, secondo il modulo procedimentale ragionevolmente previsto perfino in sede penale (art. 116 c.p.p.).

Quanto alle sanzioni endodisciplinari dell’ANM, si ha ragione di ritenere che il novellato Collegio dei Garanti, siccome impersonato da altissime professionalità giuridiche (Presidente Filippo Pennisi; membri Carlo De Chiara, Massimo Galli, Anna Introini, Armando Spataro), sappia e voglia rimeditare tanto il parere espresso dal Garante della Privacy (insediatosi il 29 luglio 2020 e oggi al centro di un vasto dibattito pubblico), quanto l’effettiva circoscritta rilevanza della sentenza della Corte Costituzionale n. 170/2023.

Dispiace invece – e allarma - che i Redattori della rivista sociale La Magistratura abbiano rifiutato di pubblicare i contributi con cui lo scrivente intendeva esporre le proprie opinioni sul tema qui trattato, per necessità dunque enunciate sulla più accogliente e libera stampa.

Specialmente al tempo della 'pandemia' (il «Sistema Palamara»), «La luce del sole è il miglior disinfettante» (L. Brandeis, già membro della Corte Suprema americana) ed è indispensabile che siano proprio i Magistrati a battersi per ..fare luce!