PNRR e giustizia: il tempo sta sostituendo la decisione
PNRR e giustizia: il tempo sta sostituendo la decisione
Abstract: il PNRR ha imposto alla giustizia italiana obiettivi misurabili di riduzione dei tempi e dell’arretrato. Tuttavia, come emerge anche dall’analisi di Carlo Maria Masieri, il punto non è soltanto l’efficienza. Il progressivo spostamento verso indicatori quantitativi incide sulla struttura stessa del processo, trasformando il modo in cui la decisione si forma. Non si tratta solo di accelerazione, ma di una ridefinizione del rapporto tra processo, tecnica e responsabilità.
Il PNRR non chiede una giustizia migliore, ma una giustizia misurabile
Sostenere che il PNRR stia semplicemente rendendo la giustizia più veloce sarebbe riduttivo. Il Piano sta cambiando il modo in cui la giustizia viene valutata. Il punto di partenza è noto: i tempi della giustizia italiana sono stati a lungo fuori scala rispetto agli standard europei. Ma la risposta del Piano non è costruita attorno a un’idea qualitativa di “miglioramento”. È costruita attorno a indicatori. Tra questi, centrale è il disposition time, cioè il tempo medio di definizione dei procedimenti, calcolato in rapporto tra cause pendenti e cause definite, sul quale si misura l’efficienza del sistema. E quando una misura diventa centrale, il sistema si adatta a quella misura. Come evidenziato da Carlo Maria Masieri, il rischio non è solo quello di accelerare i procedimenti, ma di ridefinire implicitamente ciò che conta.[1]
L’arretrato non è più un dato oggettivo
Uno degli aspetti più rivelatori riguarda proprio l’arretrato. In teoria, ridurre l’arretrato significa ridurre il numero di procedimenti pendenti oltre una certa soglia di durata. Nella pratica, però, il concetto viene progressivamente selezionato: non tutto l’arretrato viene considerato allo stesso modo, né tutto entra nel perimetro degli obiettivi. Si passa così da una nozione ampia e dinamica a una nozione più ristretta, funzionale al raggiungimento dei target europei. Questo passaggio non è solo tecnico: significa che ciò che viene misurato non coincide più necessariamente con ciò che è problematico. Si interviene su ciò che pesa sugli indicatori, non su tutto ciò che pesa sul sistema.
Il tempo come criterio dominante
Quando il tempo diventa il parametro principale, non resta confinato a un dato statistico: diventa un criterio organizzativo. Il processo si adatta di conseguenza — si riducono le fasi, si comprimono i momenti di confronto, si privilegiano soluzioni anticipatorie — non perché siano sempre migliori, ma perché sono compatibili con l’obiettivo. È in questo contesto che si collocano molte delle riforme recenti, anche quelle apparentemente settoriali. Non sono interventi isolati, ma segmenti di una stessa linea: ridurre l’incertezza e anticipare gli esiti.
La decisione non scompare: si sposta
L’effetto più interessante — e meno dichiarato — è che la decisione non viene eliminata: viene redistribuita. Non si concentra più in un momento preciso, riconoscibile, attribuibile, ma si forma lungo il procedimento, attraverso passaggi tecnici, organizzativi, spesso anticipati. Il giudice continua formalmente a decidere, ma sempre più spesso lo fa su un quadro già orientato. La decisione arriva quando molte delle condizioni che la determinano sono già state costruite. E questo cambia la percezione stessa del processo.
Una giustizia più veloce, ma meno visibile
Il rischio non è quello, spesso evocato in modo semplicistico, di una giustizia “più veloce ma meno giusta”. Il rischio è più sottile. È quello di una giustizia in cui diventa meno chiaro dove si forma la decisione, quando si forma e chi ne è realmente responsabile. Quando la decisione si distribuisce, diventa meno visibile; e quando diventa meno visibile, diventa anche più difficile da contestare, perché non esiste più un punto preciso su cui intervenire.
Efficienza e modello costituzionale
Il quadro che emerge dall’analisi — anche nella prospettiva europea richiamata da Carlo Maria Masieri — non è quello di un conflitto diretto tra efficienza e garanzie. È qualcosa di più complesso. Il sistema non elimina le garanzie: le ridisegna. Il contraddittorio resta, ma tende a perdere centralità; il giudice resta, ma cambia posizione; la decisione resta, ma si frammenta. Il risultato è un equilibrio diverso, in cui il tempo pesa più della struttura.
Conclusione
La riforma della giustizia collegata al PNRR non sta semplicemente accorciando i tempi: sta modificando il modo in cui il processo produce decisioni. Ed è qui che si gioca la questione più rilevante. Perché quando la giustizia viene valutata attraverso indicatori, la domanda non è solo se i procedimenti si chiuderanno prima. La domanda è se il processo continuerà a essere il luogo in cui si decide, oppure diventerà sempre più il luogo in cui la decisione viene soltanto formalizzata.
[1] C.M. Masieri, Giustizia italiana, obiettivi del PNRR e contesto europeo: il punto della situazione, in Sistema Penale, 2025, disponibile su www.sistemapenale.it.