L’asteroide “il Giustiziere” colpisce: a noi scoprire perché

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L’asteroide “il Giustiziere” colpisce: a noi scoprire perché

 

In un mondo ideale, favole e giustizia non dovrebbero avere nulla in comune.

Le favole appartengono al regno dell’immaginazione, della semplificazione estrema, delle teorie astratte. La giustizia, al contrario, dovrebbe essere il luogo della razionalità, del dubbio e della verifica rigorosa dei fatti. Eppure, nella realtà, i confini tra questi due mondi talvolta si confondono in modo pericoloso.

In Italia, il concetto di “condanna in mancanza di prove” si lega principalmente a due scenari: i processi fondati su indizi e gli errori giudiziari veri e propri, nei quali la verità emerge solo dopo anni — spesso quando una vita è già stata irrimediabilmente spezzata.

Secondo la legge italiana, in particolare l’articolo 533 del Codice di procedura penale, una condanna può essere pronunciata soltanto quando la colpevolezza dell’imputato è provata oltre ogni ragionevole dubbio. Questo principio rappresenta uno dei pilastri dello Stato di diritto. Tuttavia, la storia giudiziaria del nostro Paese dimostra come tale cardine sia stato, in più occasioni, svuotato di significato nella pratica.

I casi sono numerosi e drammatici.

Vi sono gli errori giudiziari clamorosi, nei quali persone innocenti hanno trascorso decenni in carcere prima di vedere finalmente riconosciuta la propria innocenza.

Vi sono poi i processi indiziari controversi, conclusi con condanne definitive ma ancora oggi al centro di un acceso dibattito pubblico e giuridico. Il delitto di Garlasco e la strage di Erba rappresentano esempi emblematici di procedimenti in cui l’assenza di una “prova regina” ha lasciato spazio a ricostruzioni fragili, contestate e spesso contraddittorie.

Infine, vi sono i casi conclusi con assoluzioni per mancanza o insufficienza di prove, in cui la Corte di Cassazione ha riconosciuto che le evidenze scientifiche non erano idonee a sostenere una condanna oltre ogni ragionevole dubbio. Ma questo riconoscimento è arrivato solo dopo anni di sofferenze, per gli imputati e per tutte le persone che gravitavano attorno alle loro vite.

Purtroppo, i numeri confermano che non si tratta di eccezioni isolate. Secondo i dati dell’associazione Errorigiudiziari.com, tra il 1991 e il 2023 lo Stato italiano ha speso circa 950 milioni di euro in indennizzi per ingiusta detenzione. Ogni anno, in media, circa 1.000 persone subiscono una custodia cautelare in carcere per poi risultare innocenti.

Come può accadere tutto questo in uno Stato di diritto?

Forse la risposta non si trova soltanto nei codici o nelle statistiche, ma anche nel modo in cui la giustizia viene raccontata — e, talvolta, immaginata.

Forse la risposta migliore si cela in una favola, scritta da un noto avvocato penalista, che con una leggerezza solo apparente ha saputo descrivere le distorsioni, le paure e le fragilità di un sistema che, quando smette di dubitare, rischia di trasformarsi in una narrazione: semplice, forse rassicurante, ma profondamente ingiusta.

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intelligenza artificiale aveva avvertito che un frammento dellasteroide, chiamato IL GIUSTIZIEREsarebbe inevitabilmente caduto sul pianeta colpendo un sito non preventivabile a causa della traiettoria fuori orbita.

Chi aveva elaborato quellintelligenza artificiale era dotato di un bias malevolo: credeva che le disgrazie colpiscono sempre e solo chi ha colpe da espiare.

Questo fu il messaggio ossessivo di quell’Intelligenza, che aveva acquistato un credito universale.

Fu così che venne allertata lAutorità Giudiziaria di tutto il mondo.

Là, dove avesse colpito IL GIUSTIZIERE, cera un colpevole da scoprire e giustiziare. Non importava quale fosse la colpa, quella si poteva adattare in corso d’opera. Limportante era sgamareil colpevole e fare un bel processo a insegnamento e appagamento del popolo.

Lasteroide lasciò cadere il suo frammento micidiale, del tutto casualmente, ma al caso non volle credere quasi nessuno.

Un medico stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro e se ne andava, distrattamente stanco, sul suo motorino lungo un viale ombroso e settembrino.

Fu la vittima designata.

Era un uomo buono, non privo di qualche scivolone veniale, non sempre coerente, ma una brava persona, onestamente concentrato su doveri e piaceri, che tentava di mantenere in un equilibrio accettabile.

Era una persona gentile, comprensivo delle sofferenze degli altri, capace di perdonare e fondamentalmente contento di se stesso.

Il frammento de IL GIUSTIZIERElo colsu quel viale, lasciandolo tramortito con accanto la prova del suo misfatto.

Furono le sirene della Polizia a svegliarlo, urgenti, volgari, predatorie.

Aprì gli occhi in mezzo a un nugolo di persone vocianti, spaventate e aggressive che gridavano assassino, assassino!.

I poliziotti lo portarono via senza tante cerimonie.

Se da una parte era stato necessario sottrarlo allodio della folla, dallaltro, urgeva incatenarlo, imbavagliarlo, incarcerarlo a disposizione di chi lo voleva confesso della colpa che aveva.

Quale colpa?” chiedeva il disgraziato.

La tua colpa la sai TU!” riceveva come risposta. Non siamo noi che dobbiamo dimostrarla.” Diceva la pletora di giudici, allargando le braccia dentro le maniche enormi e nere delle loro toghe.

Ma una colpa deve avere una ragione. Che ragione avrei avuto di commettere una colpa?.

Tu confessa la colpa per la quale sei stato scoperto e noi poi troveremo la ragione” Rispondevano i Giudici, anche un poco spazientiti dalla testardaggine di quel colpevole. Il mondo si divide da sempre tra i terrapiattisti” e gli uomini di buon senso, con linfelice cadenza che i primi sono sempre di più dei secondi.

Quelli che credevano che il IL GIUSTIZIEREavesse davvero scoperto un colpevole, riempivano i social di messaggi di odio delirante.

Quelli di buon senso per lo più tacevano.

Quei pochi che si azzardavano a esprimere qualche dubbio o concetto razionale, chiedendo magari quale fosse la colpa, venivano sbugiardati e messi alla berlina. Se ne chiedevano le dimissioni dai posti di lavoro. Li si tacciava da pericolosi, perché osavano mettere in dubbio la verità deIL GIUSTIZIERE.

In realtà, non si sapeva quale fosse questa verità, ma laveva preconizzata l’Intelligenza Artificiale, che, almeno lei, doveva averla capita.

Poi cerano tutti quei dottoroni in toga che davano mostra di averla ben chiara e anche quegli esperti che ne discettavano con sottili distinguo.

Bastava così.

Qualcuno fingeva di capire, qualcuno si limitava a guardare, qualcuno aspettava il colpo di scena.

Nessuno vedeva la sofferenza che quel micidiale, inconsapevole e morto pezzo di meteorite aveva portato con sé. Si era schiantato sulla testa del malcapitato e da lì si era propagato alla sua famiglia, ai suoi amici a tutti coloro che gli volevano bene.

I familiari? I figli? Immagini sfocate da rotocalco.

Se esprimevano, disorientati, il loro emozionato punto di vista, i giornalisti contavano le righe della pagina di giornale che dovevano essere riempite e gli altri media i minuti che dovevano dedicargli.

I familiari di un colpevole sono ineliminabili, ma così poco attraenti rispetto alla grandezza della giustizia!

Li si scusava, ma non si dava loro alcun affidamento: erano solo ottenebrati da un ottuso e animalesco affetto per il loro congiunto, che era irrimediabilmente colpevole, come dimostrava quel pezzo di terra spaziale che lo aveva mirato da una distanza lunare, proprio per dimostrarne la responsabili.

Si facevano scommesse su quando il malcapitato avrebbe ceduto e confessato il suo crimine, ristabilendo l’ordine sociale.

Questo solo importava: concretizzare la colpa, fare sparire il colpevole per dimenticarlo, buttando via la chiave del luogo dove era stato rinchiuso.

Ma costui dimostrava una resilienza anomala. Non confessava un bel niente!

Come era arrogante l’uomo che non si piegava allordalia di quel pezzo di terra alieno che gli era piombato sulla testa!

Come erano ossessivi e ossessionati quei familiari che non lo abbandonavano, quei figli che lo abbracciavano, quegli amici che non lo allontanavano.

I familiari! Un errore dietro laltro!

Fratelli, che avrebbero dovuto prendere giuste distanze dal colpevole, invece, continuavano a sostenerlo insieme alle loro mogli.

Sembravano così coesi e solidali, ma illogicamente.

Coniugi che forse avevano amarezze reciproche, silenzi da riempire, affetti a volte appannati, si ritrovavano insieme a fare trincea intorno a quell’uomo tragico, che era un loro congiunto.

La trincea non ha tempo per perdersi nei propri sentimenti.

Tutte le forze sono tese a fare da baluardo verso lesterno, solidali, ostinate, intrecciate dal coraggio e dalla perseveranza.

Ciascuno a modo suo: basettoni con leterna emozione negli occhi, laltro con la luce della razionalità che non riesce a spegnersi e il terzo con laffettività diretta di chi non ha mai posto barriere tra sé e gli altri. Loro tengono la mano delle loro compagne e queste si legano tra di loro. Un muro che non può essere abbattuto.

Sono così lontani dalla realtà di questo mondo dove uno è colpevole, perché gli è caduto in testa un disgraziato pezzo di Giustizia!

I figli poi! A loro è stato rubato il futuro e aggiunto un cognome figli del colpevole”. Perché non se ne vanno, dimenticandolo?

Un colpevole è meglio che sia solo davanti alla Giustizia!

Mah! Non sono comprensibili questi figli, che vogliono ancora abbracciare il padre.

Ma un colpevole, accertato dalla pietra che gli è caduta sulla testa, può essere ancora considerato un padre?

E quello non confessa!

Così pensano i Giudici, sia togati che popolari.

Toccherà davvero a loro decidere la colpa, anche se non l’hanno ancora capita.

Poi c’è la difficoltà del pensiero compiuto: il colpevole è stato scoperto grazie ad un asteroide impazzito, che ne ha intuito la colpevolezza.

Bastefare questo riferimento o la sentenza verrà tacciata di omessa motivazione? Meglio omessa che illogica! Pensano i Giudici Togati.

Perché non confessa?

È proprio un bastardo uno che non confessa! Pensano i giudici popolari. AllAccusa pubblica poco importa. Ha messo insieme una sequela di passaggi suggestivi, compatti come i grani di un rosario. Sì, è vero. Non ha detto quale sia la colpa.

Ma ha importanza?

Ha chiarito che non si è trattato affatto di una casualità che quel pezzo di asteroide fatale sia caduto proprio in testa a costui, che quel giorno aveva anche cambiato strada!

Questo, forse, non ne dimostra la colpevolezza? Aveva tentato di evitare lasteroide, ma questo lo aveva raggiunto ugualmente!

Non si sapeva dove sarebbe caduto? Ma il colpevole lo sapeva sicuramente, perché, altrimenti, proprio quel giorno, avrebbe cambiato strada.

Ineccepibile.

Tutto sbagliato, pensa il cronista di nera, mandato per fare uno scoop. Questo non confessa!

Quale colpa devo scrivere nel mio pezzo? Il direttore ha detto che deve essere un pezzo accusatorio. Qui ci sono tanti parenti che fanno il tifo per il colpevole. Da loro non verrà lo scoop.

In fondo c’è un gruppo di signore.

Vengono sempre. Non si salutano con i parenti. Proviamo da quella parte, pensa il cronista. Signora, Lei percviene a tutte le udienze?”

La signora lo guarda, interessata. Sono un cronista” declina il giovane.

La signora si anima. “Scriva che io vengo sempre percsento che quel signore è davvero colpevole. Me lo dice listinto. È un colpevole intrigante. Si crede furbo. Io però lho guardato negli occhi e a me non la si può fare facilmente. È colpevole mi creda!”

Il cronista si ringalluzzisce.

“Lei sa anche di cosa è colpevole?”

Non vede? è un bell’uomo, sicuro di sé! Mi creda qui il movente è passionale o di interesse. Sempre passione è!

“Lei dunque pensa che un asteroide che ha viaggiato per distanze illimitate e per tempi eterni, venga qui a cercare un colpevole di reato passionale?”

Ma certo! Pensi quanto si è annoiato in quel viaggio di millenni!”